Mosca punta sulla Tymoshenko ma l’arma in più sarà la Crimea

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Mosca punta sulla Tymoshenko ma l’arma in più sarà la Crimea

16 Gennaio 2010

Pochi paesi sono tanto vicini l’un l’altro quanto l’Ucraina e la Russia. Entrambi sono ortodossi, discendenti dalle tribù degli slavi orientali e hanno origini che risalgono al Rus’ di Kiev di circa mille anni fa; per più di tre secoli insieme hanno costituito un unico stato. Eppure le affinità culturali non generano necessariamente rapporti di amicizia. Per la maggior parte dei russi l’Ucraina è semplicemente la “Piccola Russia” – inconcepibile come un paese a sé stante. E nelle elezioni presidenziali che si terranno in Ucraina il 17 gennaio, la Russia vede un’ulteriore opportunità di comprovare la sua tesi.

Mentre gli ucraini in questi giorni si mostrano comprensibilmente preoccupati per il tracollo economico del paese, all’orizzonte si prospetta un’ulteriore crisi, su cui la Russia sembra determinata a esercitare pressioni già dal 2010 e che riguarda il destino della Crimea, penisola che si estende dal sud dell’Ucraina al Mar Nero. Questa regione autonoma, con due milioni di persone tra russi, ucraini e tartari di Crimea, al momento fa parte dell’Ucraina, ma recentemente Mosca ha rivendicato il fatto che legittimamente dovrebbe appartenere alla Russia.

Boris Yeltsin, primo presidente della Federazione Russa post-sovietica, ha fatto tutto il possibile per fortificare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Ora continua a sostenere che la Russia ha scelto un percorso di “sviluppo interno” e non di “sviluppo imperiale”. Così nel maggio 1997, Yeltsin ha concluso degli accordi con l’Ucraina che hanno portato alla divisione tra i due paesi delle risorse della vecchia flotta sovietica del Mar Nero.  Mosca si è assicurata una locazione ventennale sulla base di Sebastopoli, il miglior porto della Crimea, e d’altra parte ha acconsentito a riconoscere i confini dell’Ucraina.

Ed ecco che nel 2000 giunge al potere Vladimir Putin. Sin dall’inizio questi ha mostrato una certa simpatia per coloro che cercavano di preservare l’Unione Sovietica. Durante la sua presidenza per quattro anni ha apertamente sostenuto Viktor Yanukovych, candidato filo-orientale nelle elezioni presidenziali in Ucraina, mentre il suo avversario filo-occidentale Viktor Yushchenko è stato avvelenato con la diossina. Sebbene non siano mai state trovate le prove di un coinvolgimento del Cremlino, la violenta reazione che ne è scaturita ha portato al potere Yushchenko e la sua Rivoluzione Arancione.

Da allora, le relazioni tra Russia e Ucraina non hanno fatto che peggiorare. Nel gennaio 2006 e nel gennaio 2009 Mosca ha tagliato le risorse di gas all’Ucraina, che rappresenta un punto chiave di passaggio verso l’Europa occidentale. Nel 2008, quando gli Stati Uniti hanno messo in atto la campagna volta all’ammissione dell’Ucraina nella NATO, Putin in tutta risposta ha minacciato di porre fine all’esistenza stessa del paese. Più tardi, ad agosto dello stesso anno, quando Mosca ha raccolto in fretta e furia 8000 marinai dalla Crimea per combattere contro la Georgia, Yushchenko ha promesso di bloccare il loro rientro e di supportare la Georgia con dei missili, che hanno poi abbattuto diversi aerei da guerra russi.

La lista delle azioni condannate dalla Russia è lunga e continua a crescere: l’Ucraina ha inviato i propri soldati a difendere la Georgia; ha erroneamente espulso alcuni presunti agenti di sicurezza russi; sta muovendo gravi accuse circa il trasporto di armi pesanti da parte della Russia sul territorio ucraino senza permesso; sta avanzando troppe critiche sulle installazioni russe in Crimea e si mostra paranoica verso il rilascio di passaporti russi in quell’area.

Tutti questi nodi potrebbero venire al pettine a gennaio. Gli unici due candidati presidenziali credibili sono il capo dell’opposizione (ed ex preferito di Putin) Yanukovych e il primo ministro Yulia Tymoshenko. Sembra che questa volta la preferenza di Putin vada proprio alla Tymoshenko.

La Crimea è la variabile impazzita. Cosa farà Kiev se alle elezioni dovesse seguire una situazione di stallo? Yushchenko, il presidente uscente che ora appoggia Yanukovych, controlla le forze armate e i Servizi di Sicurezza ucraini, mentre Mosca sostiene apertamente Tymoshenko, che è alla guida del Ministero dell’Interno. Con ogni probabilità potrebbero manifestarsi comportamenti pericolosi, e di certo la penisola rappresenta un terreno fertile per far nascere provocazioni impreviste.

Si pensa che il Cremlino abbia legami con i gruppi nazionalisti russi della Crimea, che organizzano regolarmente forti proteste. Un intervento militare diretto è alquanto improbabile, ma le forze russe stanziate nella base di Sebastopoli di recente hanno avuto incontri molto tesi con le autorità ucraine, che potenzialmente potrebbero sfociare in violenti scontri. Con la Russia intenzionata a rinnovare la sua locazione sulla base di Sebastopoli e con la crescente ostilità di Yushchenko, riuscire ad avere una qualche influenza nella lotta per il potere a Kiev è diventata una priorità per il Cremlino.

Gli Stati Uniti rivestono un ruolo centrale negli sviluppi in Crimea, avendo fatto importanti promesse all’Ucraina in materia di sicurezza nel 1994, in modo tale da indurre Kiev a smantellare i suoi impianti nucleari. La buona notizia è che, con ogni probabilità, tutto ciò è abbastanza per il presidente Barack Obama per prendere le parti dell’Ucraina di fronte alle intimidazioni della Russia, purché lo faccia in modo chiaro e deciso, e agendo in tempo.    

© Foreign Policy
Traduzione Benedetta Mangano