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Moschea, Cofferati costretto a fare retromarcia

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Tutti gli atti della giunta azzerati. E’ la prima vittoria significativa dell’opposizione contro l’amministrazione Cofferati e il progetto di una moschea di 52.000 metri quadrati da costruirsi nelle vicinanza del Centro agroalimentare di Bologna, addirittura sopra un oleodotto Nato.

La moschea, infatti, dovrebbe sorgere su di un’area comunale che la giunta Cofferati vorrebbe permutare con un’area già di proprietà del fantomatico Centro di Cultura Islamica, dietro il quale aleggia l’Ucoii (Unione delle Comunità ed Organizzazioni islamiche in Italia). L’accusa principale dell’opposizione era che con una permuta non paritaria, scambiando un terreno di minore valore con uno di maggiore, il comune avrebbe finanziato la costruzione della moschea.

Due giorni fa, il consigliere di Forza Italia Lorenzo Tomassini, intervenendo in consiglio comunale, carte alla mano, aveva sostenuto che l'assessore Virginio Merola era stato sconfessato dagli stessi legali del comune che avevano sostenuto che la scelta dei parametri di stima dei terreni era del tutto discrezionale e non derivava da alcun obbligo normativo.

Si ricomincia da capo, dunque, ma la decisione arriva solo al termine di una giornata nera per la giunta Cofferati, segnata da un vero e proprio scaricabarile, nel pieno delle polemiche sulla permuta per la moschea, tra l´assessore Virginio Merola e i tecnici di Finanziaria Bologna Metropolitana (Fbm) che hanno fatto le stime sul valore dei terreni oggetto di permuta tra il comune e gli islamici.

La relazione tecnica sulla permuta è stata firmata dall´ingegnere Gaetano Miti per conto di Fbm, società partecipata dal Comune (e anche su questo la Cdl aveva da ridire). Secondo l´opposizione, forte dei documenti ufficiali dell´amministrazione, per abbassare i valori dell´area sarebbe stato usato un atto di indirizzo della giunta precedente - sindaco Guazzaloca - dell´aprile 2000 che faceva riferimento alla normativa sugli espropri. In sostanza i tecnici avevano motivato la stima del terreno, ipotizzando un esproprio di un terreno che gia appartiene al comune, come se il comune potesse espropriare se stesso.

Merola, dopo la denuncia di Tomassini, aveva preso le distanze dai consulenti di Fbm: “Non ho mai detto ai tecnici di applicare quell´atto del 2000”, mentre i tecnici di Fbm hanno sempre giustificato il dimezzamento del valore di quel terreno, dagli oltre 3 milioni di euro di mercato a 1,5 milioni di euro, proprio col documento del 2000. Persino la Margherita, col capogruppo Giovanni Mazzanti, suggeriva, al termine della giornata, di trovare un altro luogo per il centro islamico.

Cofferati, vista l’evidenza e la gravità dei fatti (la dimostrazione che la perizia tecnica è stata fatta con criteri discrezionali), ha deciso di revocare ogni atto della giunta, mascherando questa decisione come una scelta di democrazia, per poter consentire un cosiddetto “percorso partecipativo col quartiere”. Un percorso che potrebbe essere democratico esclusivamente se la scelta finale non fosse già scritta, mentre lo stesso Cofferati, smentendosi, dichiara che il percorso partecipativo avverrà “fermo restando che la nostra intenzione è fare la moschea e farla a San Donato nell'area dell'ex Caab”.

Siamo dunque alla farsa di una giunta che, costretta ad annullare i propri atti per evidente incongruenza, non solo scarica la colpa ai tecnici ai quali aveva richiesto di fare una perizia con criteri del tutto discrezionali, chiedendo di applicare normative non proprie, ma giustifica la propria retromarcia come un atto di democrazia.

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