Mr. Nasdaq fa tremare anche le banche italiane

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Mr. Nasdaq fa tremare anche le banche italiane

15 Dicembre 2008

 

Bernard Madoff, ex presidente di Nasdaq, rischia di peggiorare una crisi che già è stata ribattezzata come la peggiore dal 1987. Gli hedge fund gestiti da Madoff hanno provocato perdite per oltre 50 miliardi di dollari, gettando pesantissime ombre sui bilanci delle maggiori banche e facendo crollare le borse mondiali. Dopo la crisi subprime, quella delle commodities, del petrolio e del settore automotive, una nuova scure si sta per abbattere sull’economia mondiale.

Il soggetto più coinvolto è il Fairfield Greenwich Group (7, 52 miliardi di dollari), seguito a ruota da altre società finanziarie, fra cui il fondo Optimal di Santander, prima banca spagnola e fra i colossi del credito europeo, con numerose filiali anche in Italia. Le perdite stimate degli spagnoli sono nell’ordine dei 2,5 miliardi di euro. Santander, che gestisce anche il mercato del credito al consumo con Finconsumo, non ha commentato ufficialmente la notizia derivante da oltreoceano. Tutto lascia immaginare che il silenzio sia il preludio a stime ben peggiori di quelle rilasciate ai giornalisti. Infatti è il mondo degli istituti di credito quello ad accusare i colpi peggiori: BNP Paribas valuta un’esposizione per 450 milioni di euro (tramite Natixis), Royal Bank of Scotland per oltre 440 milioni, i nipponici di Nomura per 302 milioni, BBVA per 300, Société Générale per 100, la nostra UniCredit per 75 milioni.

Anche il colosso bancario HSBC accusa il colpo, stimando un’esposizione per oltre un miliardo di dollari. Ma sono tante altri i soggetti implicati in un crack che riporta drammaticamente alla luce il default del fondo hedge Long Term Capital Management (LCTM) che il 23 settembre 1998 ha fatto tremare la maggioranza della finanza mondiale. In effetti, quello che è successo con Madoff Investment ha qualcosa di molto vicino a LCTM. Entrambi i fondi hanno racimolato impressionanti quote da investitori istituzionali, esponendoli poi a speculazioni senza precedenti per rientrare delle perdite patite con la crisi del mercato immobiliare nell’agosto 2007. Alla fine, tutti i nodi vengono al pettine, in quanto nei mesi scorsi la società Maxam ha richiesto a Madoff LLC la restituzione di un debito per 30 milioni di euro, a cui ha fatto seguito il crollo del castello di carte creato negli anni. Subito si è pensato che fossero coinvolti solamente i grandi investitori, data la tipologia del fondo, ma secondo un’analisi più approfondita è emerso che il sistema alla base dell’hedge fund si componeva anche i piccoli risparmiatori, anch’essi a rischio.

L’ipotesi più accreditata è quella di un crollo sistemico degli hedge fund, secondo numerosi analisti di Bloomberg. A tal proposito, gli organismi di sorveglianza si sono mossi tempestivamente, nonostante i giorni di festa. Un esempio è la Consob che, già domenica, ha avviato indagini su SGR ed intermediari finanziari operanti a Palazzo Mezzanotte. I primi nomi celebri sono quelli di Aletti Gestielle Alternative e Pioneer Investment, primari gestori di fondi sul mercato finanziario italiano. Ma l’esposizione del nostro paese deve ancora essere quantificata, dal momento in cui l’indagine di Consob è da considerarsi informale. Le farà seguito una serie di controlli a tappeto per stimare in che misura le SGR nostrane siano state coinvolte nel crack Madoff.

In Italia, UniCredit e Banca Popolare hanno lasciato intendere che i propri bilanci subiranno dei notevoli ridimensionamenti, anche se in misura minore rispetto agli altri paesi. Il vero problema è che attualmente è quasi impossibile effettuare delle verifiche complete delle esposizioni, dato che giungono voci nuove ogni ora, data la grande diffusione dei fondi gestiti da Madoff Investment nel mondo. Un crollo che fa comprendere quanto sia ampio il mutamento di un certo modello di finanza.

La fine degli hedge fund? Forse no, ma quello che è certo è che un colpo da 50 miliardi di dollari farà ridimensionare notevolmente un settore che, secondo alcuni, ha vissuto senza regole per troppo tempo. Il problema è che, anche in questo caso, si sceglierà di dare la colpa al primo che capita sottomano, assumendo la decisione più facile, più veloce, ma anche più sbagliata.