Mutui ai massimi Abi: “No rischi insolvenza”

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Mutui ai massimi Abi: “No rischi insolvenza”

19 Settembre 2007

“Non siamo in stato
di emergenza”. Il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, esclude
categoricamente che la crisi dei mutui e il rialzo dei tassi possa produrre un
aumento delle insolvenze in Italia, quindi “qualsiasi allarmismo non trova conferma”.

“Una ricerca condotta dal nostro centro studi su un campione
di banche rappresentativo del 60% del mercato – ha detto Faissola durante una
conferenza stampa – esclude qualsiasi aumento del numero delle rate di mutui
non pagate. Rispetto all’anno scorso l’incremento dei mutui con rate in ritardo
di due o più mesi è sotto l’1%. La situazione è attualmente di tranquillità.
Qualsiasi allarmismo non trova conferma”.

Questa mattina si è tenuto il primo Consiglio dell’Abi, dopo
le turbolenze registrate nel corso dell’estate sui mercati finanziari. Il
presidente ha commentato dicendo che “è stato sottolineato che la situazione è
solida e non inficiata da situazioni paragonabili a quanto avvenuto in America
o in altri paesi anglosassoni”. Il sistema, spiega il numero uno di Palazzo
Altieri, ha dimostrato “senso di responsabilità nella gestione del rischio di
credito, con una capacità di analisi molto elevata”. Per questo “si sente
orgoglioso, avendo dimostrato di essere affidabile e capace di sostenere le
imprese e i privati, soprattutto per l’acquisto di abitazioni”.

Tornando, quindi, ai mutui residenziali, Faissola osserva
che “I mutuatari italiani paghino in parte il prezzo di comportamenti non
particolarmente avveduti registrati in altri sistemi, perché’ il livello dei
tassi è dovuto a una crisi di fiducia nel mondo”. Secondo il presidente dell’associazione
bancaria italiana i tassi “possono scendere in condizioni di maggiore fiducia”.

Faissola, infine, risponde a chi chiede della possibilità
che si possa arrivare ad un intervento politico per aiutare chi non riesce a
pagare le rate dei mutui. “Non siamo in stato di emergenza”, ripete, sottolineando
che “qualsiasi provvedimento a favore delle famiglie sarà valutato in termini
tecnici ed eventualmente supportato. Ma una eventuale iniziativa non deve
essere delle banche ma del governo”. Del resto, conclude: “Noi crediamo nel
mercato, visto anche che la concorrenza tra le banche ha agito sullo spread dei
tassi portandolo in circa tre anni dal livello euribor più 150 punti base a
quello di oggi, pari all’euribor sommato a meno di 100 punti base”.