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Mutui italiani a rischio, aumento pignoramenti

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Secondo una recente indagine dell'Adusbef, gli italiani sarebbero a serio rischio insolvenza a causa dell'aumento vertiginoso del costo del denaro durante gli ultimi anni, l'Abi risponde dichiarando infondate le accuse.

È guerra parte tra l’associazione in difesa degli utenti bancari e finanziari (Adusbef) e l'Abi, quella delle Banche italiane: la prima lamenta un sicuro aumento dei pignoramenti di case per il prossimo anno, in seguito alla crescita del costo del denaro, insostenibile per le famiglie italiane. L'Abi, risponde contestando la veridicità dei dati esposti.

“La crisi dei mutui sub-prime americani non ha messo in ginocchio solo i cittadini americani ma anche quelli europei e italiani molto più esposti al rialzo dei tassi” ha annunciato L'Adusbef in una nota, dopo aver analizzato i dati relativi ad un certo numero di sentenze di pignoramento emesse da alcuni tribunali italiani, da tali dati emergerebbe un fatto grave, il numero di espropri di abitazioni è destinato a salire del 19% in media entro la fine del 2007. È lo stesso numero uno di Adusbef, Elio Lannutti, ha puntare il dito contro le banche nostrane: “Questo non accadrebbe se molti italiani non fossero stati, di fatto, costretti a sottoscrivere mutui a tasso variabile quando i tassi di interesse erano ai minimi storici”.

Colpa quindi dei consulenti bancari che, negli ultimi anni avrebbero consigliato ai loro clienti un tipo di prestito, quello a tasso variabile, che presentava allora un unico vantaggio costituito dal prezzo finale del mutuo erogato. Inevitabilmente più contenuto rispetto ad un altro caratterizzato da un aliquota fissa, ma certamente inadeguato visto che allora il costo del denaro era fermo ai minimi storici e tutto avrebbe fatto pensare ad un suo aumento e, quindi, ad un aumento della rata dei mutui erogati. Tanto è vero che la percentuale di prestiti a tasso variabile nel nostro paese si attesta intorno al 91% contro il 50% nel resto dell'Europa.

Queste percentuali risultano più chiare se tradotte in numeri: su 3,5 milioni di italiani che hanno avuto accesso ad un mutuo per comprarsi la casa, almeno 1,8 milioni potrebbero non riuscire a pagare i loro debiti.

Dal canto suo, l'Abi mette in dubbio l'attendibilità dei calcoli e dello stesso studio dell'Adusbef: “Quelle dell´Adusbef sono cifre a noi ignote, che non hanno alcuna relazione con i tassi di interesse sui mutui. Di recente, un´indagine rapida del centro studi dell'Abi, su un campione rappresentativo del 90% delle banche italiane, aveva rilevato che il livello di rate non pagate si aggira intorno al´1% del totale erogato...Teniamo conto che in Italia i tempi per le esecuzioni forzose in caso di insolvenza vanno dai 2 ai sette anni, di conseguenza, i dati dell'Adusbef si riferirebbero come minimo a procedure avviate nel 2005”.

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