Home News Myanmar: Russia e Cina continuano a proteggere il regime

Myanmar: Russia e Cina continuano a proteggere il regime

6
2

Quella di ieri è stata una giornata fondamentale per la questione birmana. L’inviato delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, ha infatti portato a termine la sua missione ed è ripartito nel pomeriggio. In mattinata il diplomatico nigeriano ha incontrato il leader della giunta militare, Than Shwe, nella nuova capitale Naypydaw, e prima di lasciare il paese ha avuto un secondo colloquio con Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace. Sempre più frammentarie, intanto,%0D le notizie riguardanti la protesta degli “arancioni”: i monaci starebbero per abbandonare la contestazione in ottemperanza alla direttive dei propri superiori gerarchici. In ambito diplomatico, invece, prosegue il dibattito sulle iniziative da intraprendere contro la dittatura militare: Cina e Russia, come da copione, ostentano freddezza.

Andiamo con ordine. Ieri mattina Ibrahim Gambari ha incontrato il generale Than Shwe, nel corso del quarto ed ultimo giorno della propria missione per conto dell’Onu. Nulla è trapelato sul contenuto del colloquio: lo scopo di Gambari era quello di convincere il leader della giunta a porre fine alla repressione, facendosi portavoce del dissenso internazionale. Un comunicato ufficiale delle Nazioni Unite parla genericamente di discussione sull’attuale situazione in Myanmar. È lo stesso comunicato a rendere poi conto del secondo appuntamento della giornata di ieri, quello con Aung San Suu Kyi: nessuna informazione, ancora una volta, sul temi dibattuti con la dissidente. Gambari è poi decollato con il suo aereo: il programma prevede per oggi un faccia a faccia con il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong. Domani farà invece ritorno New York: al Palazzo di Vetro lo attende il segretario generale delle Nazioni Unite, al quale dovrà rendere conto dei quattro giorni trascorsi in Myanmar.

Per quanto riguarda il proseguo della ribellione, le notizie sono variegate e frammentarie. I monaci avrebbero messo un freno alla protesta. Le alte sfere gerarchiche avrebbero ordinato di non continuare a sfidare la repressione: maggior calma nelle strade e minore presenza di forze dell’ordine sembrano confermare questa voce. Ieri la giunta militare ha inoltre annunciato una riduzione del coprifuoco notturno, dalle 22.00 alle 4.00 anziché dalle 21.00 alle 5.00. Arresti ed intimidazioni da parte della giunta continuerebbero però a Yangoon. La “Reuters” ha sentito telefonicamente l’incaricato d’affari Usa, Shari Villarosa: “Abbiamo sentito che gli arresti sono continuati per tutta la notte, sino alle due del mattino. Abbiamo sentito che si tratta di militari. Non so chi li stia facendo ma c'è gente che va in giro nel pieno della notte portando via delle persone. La gente è terrorizzata. Questo governo mantiene il potere con la paura e l'intimidazione e stanno tentando di intimidire le persone perché si tengano lontane dalle strade”. “Mizzima” ha invece intervistato un residente della capitale, secondo il quale “tanto la polizia quanto l’esercito si possono ancora vedere nella città. Le forze di sicurezza stanno conducendo ricerche a tappeto e interrogatori”. Se il dispiegamento delle forze dell’ordine sta complessivamente scemando, elevato resta però lo stato d’allerta nelle principali città.

Sul fronte della repressione, si moltiplicano dati e supposizioni. Secondo fonti birmane e delle Nazioni Unite, 1700 arrestati – tra cui 500 monaci buddisti e 200 donne – sarebbero inizialmente stati rinchiusi nel Government Technical Institute di Yangoon. I monaci sarebbero stati imprigionati, nudi, in una stanza comune senza finestre: in segno di protesta, avrebbero rifiutato il cibo. Da fonti australiane giunge un’altra importante informazione quantitativa: le persone uccise sarebbero almeno 30. Il ministro degli Esteri australiano Alexander Downe, interpellato dalla radio “Abc” circa il dato ufficiale di soli 10 morti, ha invece dichiarato che “possono essere multipli di 10, o anche di più”. L’agenzia di stampa “Mizzima” continua intanto a pubblicare fotografie di morti e feriti: un’immagine raccapricciante mostra il cadavere di un monaco, gettato in una pozza fangosa, in evidente stato di decomposizione.

Continuano incessanti, infine, i giochi diplomatici. U Nyan Win, ministro degli Esteri birmano, ha parlato all’assemblea generale delle Nazioni Unite: i responsabili della repressione attuata nel suo paese, secondo il diplomatico, sarebbero dei non meglio precisati “opportunisti politici” appoggiati da “paesi forti”. U Nyan Win ha poi messo in guardia la comunità internazionale sull’inutilità delle sanzioni, che potrebbero solo peggiorare le cose. Per quanto concerne le risposte concrete al regime, in prima linea c’è sempre l’Australia. Il governo australiano ha infatti rifiutato la nomina di un ex-militare birmano come ambasciatore del Myanmar nel proprio paese, per poi mettere definitivamente in chiaro che “in nessuna circostanza accetteremmo come ambasciatore un esponente del loro regime militare”. Una pratica, quella del rifiutare un ambasciatore, desueta ma fondamentale per sottolineare che quello della giunta al potere in Birmania “é un comportamento inaccettabile”.

Sul fronte opposto a quello dell’interventismo australiano, l’asse Russia-Cina. Entrambi i paesi invitano il regime alla “moderazione”, ma quando si tratta di discutere sanzioni concrete cercano di rimandare ogni decisione. Dietro alla cautela nei confronti della giunta militare birmana, motivazioni di carattere diverso. Primo: la Russia, ma soprattutto la Cina, è un partner commerciale del Myanmar e non intende danneggiare il proprio commercio. Secondo: i due paesi vogliono fare da contrappeso all’interventismo europeo ed americano, in un’ottica di equilibri internazionali. Terzo: quello che è successo in Birmania contro la giunta militare potrebbe accadere un giorno in Tibet, con un’altra insurrezione di monaci buddisti – questa volta contro il governo cinese –. Un’eventualità di cui, a pochi mesi dalle Olimpiadi, il gigante asiatico non vuole neppure sentir parlare.

  •  
  •  

6 COMMENTS

  1. myanmar
    Inaccettabilmente irrisoria la risposta dell’Onu che manda un inviato speciale e nessun altro dove sono stati compiuti atti criminali contro una folla disarmata.

    Se i paesi europei vogliono lavarsi la coscienza portino qualche centinaio di controllori. Un’unica persona, tra l’altro di secondaria posizione all’interno dell’Onu dimostra L’IMPOTENZA E LA POCA VOGLIA DI INTERVENIRE nel Myanmar.

  2. Birmania:Russia e Cina continuano a proteggere il regime
    Il fatti della Birmania di questi giorni mettono
    in evidenza la carenza della nostra geopolitica.
    Se veramente si volesse obbligare Pechino e Mosca
    ma sopratutto Pechino a cambiar atteggiamento sa-
    rebbe sufficente boicottare le olimpiadi del 2008.
    In tal modo si metterebbe il paese asiatico con le spalle al muro. O smetti di appoggiare la Bir-
    mania o ti roviniamo le olimpiadi. E’ semplice.
    Occorre però essere determinati nell’intraprendere
    le scelte giuste per risolvere la crisi. E’ chiaro
    che se i nostri rappresentanti governativi sono
    andati in Cina l’anno scorso a dire che l’Italia
    è amica della Cina, adesso non posono rimangiarsi
    la parola. Ne andrebbero di mezzo anche gli investimenti delle nostre ditte che lavorano la.
    Purtroppo il mondo è fatto di interessi che spes-
    so fanno a pugni con le elementari regole del vivere civile.
    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

  3. Myanmar: Russia e Cina continuano a proteggere il regime
    a) il consiglio di sicurezza ONU si chiama così perche’, appunto, sono di sua competenza le minacce alla sicurezza e stabilita’ internazionali. Quanto avviene in Myanmar riguarda violazione di diritti umani e repressione, oggetto di altri specifici organismi ONU o, se si vuole, della Assemblea Generale.
    2) Potrebbero invece ricadere, per ovvie considerazione, in quell’ambito i continui scontri militari tra palesinesi ed israeliani nella striscia di Gaza, o, a maggior ragione, l’ammesso (da israele) raid militare sulla Siria:
    ma a quanto pare, di cio’ nessuno vuol essere padrino o denunciare l’ipocrito silenzio
    (benn diverso, per esempio, dagli strilli delle missile “russo” che i Georgiani asseriscono aver trovato sul loro territorio.

    Quando si dice oggetività!
    almeno si eviti il ridicolo…

    Cheers

  4. Risposta ad “anoniomo del 04/10/07” su Birmania e Cina e Russia
    Egr sign “anonimo del 04-10-07 h.09.56”, vede il
    paragone con Israele a mio parere non regge. E le
    spiego perchè. La Siria aveva comprato dalla Corea del Nord del materiale nucleare che questa
    ultima doveva disfarsene per via degli accordi
    presi sullo smantellamento della sua centrale nucleare. Ora gli Israeliani se ne sono accorti
    e hanno pensato bene di fare un raid e distrug-
    gere i depositi prima che quella roba finisse nelle mani dei teroristi. Lei si immagini che
    cosa sarebbe accaduto se una bomba sporca
    (Insieme di tritolo + scarti radioattivi mescolati
    insieme) fosse stata fatta detonare a Telaviv o
    altrove. Le esternazioni antisemite a ogni piè
    sospinto mi creda lasciamole da parte.
    Cordiali saluti. daniele.martarelli@alice.it

  5. Una cortina di silenzio sta
    Una cortina di silenzio sta calando sulla situazione birmana…pian piano lo scimmiottare dei media, dopo aver cavalcato per qualche giorno la notizia,sta scemando lentamente.
    Le immagini di quei monaci trucidati da un regime tacitamente obbediente ai dettami cinesi hanno fatto il giro del mondo ma….come al solito facciamo presto a cancellare ,dimenticare.
    La birmania e’ di nuovo nell’oblio e dobbiamo anche fare in fretta a dimenticare perche’ fra qualche mese ci saranno coppe e medaglie da distribuire e Pechino 2008 non potrebbe sopportare un immagine cosi’ deleteria per i suoi giochi. Che ne sarebbe della loro economia se una umanita’ finalmente intelligente rifiutasse di presentarsi alle Olimpiadi?
    Benissimo…continuiamo a comprare le loro merci tossiche, ad assistere passivi alla loro espansione ,al loro rendere schiava la propria popolazione . Non sara’ facile dimenticare quelle vesti arancioni ,quelle teste rasate che chiedevano pacificamente un po’ di liberta’…Speriamo almeno che qualche atleta birmano (se mai ne esistano) possa finalmente regalarci una medaglia.
    Per quanto mi riguarda l’hanno gia’ vinta!

    http://unmadeinchina.wordpress.com

  6. IL GIORNALISMO DELLE OMBRE CINESI
    Gli atleti inglesi dovranno firmare un impegno scritto a non criticare il governo cinese: il “Mail on Sunday” ha pubblicato un documento scritto di 32 pagine, che dovrà essere accettato da tutti i componenti della rappresentativa britannica……. Bene ! Partiamo dalla notizia del giorno per arrivare poi a porci degli interrogativi piu’ profondi. “Giornalismo e

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here