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Myanmar. Usa e Onu pronti a ratificare embargo

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Gli Usa sono pronti a supportare le sanzioni Onu nei confronti di Myanmar che potranno includere anche un embargo di armamenti, a meno che il regime militare non smetta di perseguitare i manifestanti e rilasci i prigionieri politici.

 È  quanto annunciato ieri dall'ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Zalmay Khalilzad. Secondo l'agenzia Agence France-Press, gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna avevano approntato una bozza di risoluzione, circolata all'interno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, nella quale si chiedeva al regime di Myanmar di cessare le "misure repressive" nei confronti dei manifestanti. Detta bozza dovrà ora essere approvata dai membri del Consiglio il prossimo 8 Ottobre.

Intanto il rappresentante permanente di Singapore alle Nazioni Unite, Vanu Gopala Menon, ha fatto sapere che le istituzioni militari giocano un ruolo fondamentale nella vicenda, "i militari sono un istituzione importante del paese che non può essere spazzata via...se essi non faranno parte della soluzione del problema, allora non ci sarà soluzione", ha precisato Menon.

La condanna della repressione violenta contro i manifestanti di Myanmar ha oramai raggiunto livelli di consenso unanimi e si è intensificata dopo che il regime militare ha schierato la polizia in assetto anti-sommossa lo scorso 26 settembre. Da quel momento, pare ci siano stati almeno 30 morti a causa degli spari nella folla di dimostranti da parte delle forze di sicurezza che hanno tra l'altro rastrellato i monasteri ed arrestato almeno 1.400 persone tra cui molti monaci buddisti.


Intanto,le associazioni di volontariato stanno organizzando una manifestazione di solidarietà per i monaci buddisti in Australia, Belgio, Canada, Corea del Sud e Irlanda che si svolgerà a mezzogiorno, è quanto reso noto dalla Burma Campaign del Regno Unito per mezzo del proprio sito web,


"Questo giorno di partecipazione attiva serve a dimostrare che la crisi non è finita. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu deve agire ora per porre fine all'escalation di violenza e deve concentrarsi su questa crisi fino a quando non sapremo che il popolo di Burma è salvo".

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1 COMMENT

  1. myanmar
    Come previsto, l’attenzione dei media sta calando; sono le stesse organizzazioni di esuli birmani a rendersene conto e ci chiedono di non permettere che il silenzio cada sulla loro situazione.Sappiamo bene, ormai, che il “ritorno alla normalità” in quel paese sottintende ritornare a una qu0tidianità fatta di privazioni e abusi inflitti dal regime.Ne’ noi, ne’ loro, crediamo alle concessioni di sola facciata che la giunta lascia cadere con sufficienza dall’alto, crediamo poco ( o niente ) all’efficacia di sanzioni ed embarghi, abbiamo invece avuto modo di constatare quanto sia importante mantenere vivo il clamore inteernazionale, quindi NON LASCIAMOLI SOLI.L’affermazione di Gambari che la situazione birmana rischia di avere ripercussioni internazionali, il fatto che il gen. Than Shwe abbia conferito con DAW SUU KYI chiedendole di confessare reati da Lei non commessi, in cambio di qualche concessione alla riduzione della repressione,il rifiuto da parte di alcuni governi occidentali ( italia pure)a non boicottare le olimpiadi in cina per non incrinare rapporti diplomatici(economici) con quel paese, lo sdegno di Ban Ki Mon, sarebbero tutti argomenti meritevoli di approfondimento e invece ce ne stiamo zitti..preferiamo occuparci delle ultime foto di Lady D, di gossip e degli scandali politici di una politica malata.

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