Napolitano ai giovani: “Non andate all’estero”

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Napolitano ai giovani: “Non andate all’estero”

03 Dicembre 2009

Giorgio Napolitano esorta i giovani a non lasciare l’Italia: “Possiamo far crescere il nostro Paese all’altezza delle conquiste delle società contemporanee più avanzate”. Il messaggio di speranza il Capo dello Stato lo ha lanciato in occasione della prima edizione del Salone della Giustizia, aperto a Rimini dall’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Le parole di Napolitano sono state riportate all’assemblea del presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli.

Al termine della visita i giornalisti gli hanno chiesto quale avvenire l’Italia possa avere. “Non credo – ha spiegato il capo dello Stato – si possa dire a nessuno che ritorneremo alla Roma imperiale. Sarebbe eccessivo, però, su queste basi possiamo fare crescere un paese all’altezza delle conquiste anche delle civiltà contemporanee più avanzate”.  Il riferimento implicito del Capo dello Stato è alla lettera del direttore generale della Luiss Guido Carli, Pierluigi Celli – che ha sollevato non poche polemiche – che invitava, preoccupato  per le prospettive di vita e lavorative che offre il Bel paese, appunto suo figlio a lasciare l’Italia. “Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio. Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai”, si legge.

A sole tre ore dalla pubblicazione, tre giorni fa, la discussa lettera pubblicata su Repubblica aveva raccolto migliaia di commenti, alcuni durissimi, da parte di genitori, studenti e giovani che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro e che magari sono espatriati in cerca opportunità migliori.

Qualcuno ha anche provato a rispondere da “figlio”, scrivendo lettere che iniziano con “Caro papà” e dalle quali emergono accuse feroci non solo nei confronti di Celli, ma della sua “generazione di cannibali”. In una si legge: “Ciao babbo. Vacci tu all’estero, e lascia a me questo paese”.  In tanti si sono limitati semplicemente  a raccontare, con forte partecipazione emotiva, la propria esperienza.