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Napolitano alla Fiera del Libro di Torino fa la cosa giusta

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Il prossimo 8 maggio Giorgio Napolitano sarà presente all’inaugurazione della Fiera del Libro di Torino. In poche ore ha accettato l’appello rivoltogli da alcune personalità, di testimoniare contro la gravissima reazione d’intolleranza e antisemitismo alla presenza d’Israele come ospite dell’evento.

Già al momento del suo insediamento il 15 maggio dell’anno scorso, il Presidente della Repubblica  fu chiaro.  In quell’occasione il suo  monito a respingere ogni rigurgito di antisemitismo, anche qualora questo sentimento si mostrasse mascherato da antisionismo, rappresentò una straordinaria novità nella politica italiana.

La presenza di  Giorgio Napolitano all’inaugurazione della Fiera del Libro è un segnale preciso, inequivocabile contro questi gravissimi semi d’intolleranza, di violenza antisemita, di sordo accanimento contro un popolo e uno Stato che da sessant’anni deve ancora lottare per il diritto all’esistenza e per la sicurezza dei propri cittadini.

Soprattutto, però, la presenza di Napolitano alla Fiera del Libro spazza via tante ambiguità di chi, pur prendendo posizione contro coloro che chiedono il boicottaggio, lo ha fatto con mille distinguo e giustificazioni. Quasi capendo le ragioni di chi vuole negare agli ebrei d’Israele  il diritto di essere nazione, di avere cittadinanza tra i popoli, di portare nel mondo la propria cultura, la propria lingua. Coloro che  rimproverano a queste persone l’estremo atto del boicottaggio e della violenza ostruzionistica, ma che in fondo condividono l’antisionismo, il non riconoscere il pieno diritto all’esistenza della patria, il definire gli israeliani “occupanti imperialisti”.

Il Presidente e il direttore della Fiera del Libro di Torino saranno certamente felici dato che, per la prima volta nei ventisei anni di vita della Fiera, potranno avere ospite, alla giornata inaugurale il Presidente  della Repubblica. La presenza di Napolitano darà loro maggior consapevolezza di aver fatto una scelta giusta e coraggiosa cancellando qualsiasi ambiguità riscontrabile nella loro lettera oltremodo ossequiosa inviata a Tariq Ramadan.  Con rammarico, leggendo  quella lettera si intuiva  quasi la necessità di giustificare l’invito di Israele, considerato un ripiego rispetto all’idea iniziale di avere il Cile come ospite d’onore.  Fra l’altro, il destinatario della lettera, Tariq Ramadan, gettando la maschera e abbandonato il tono falsamente moderato, si era scagliato contro Israele usando parole gravi e violente , tanto più pericolose a fronte di episodi e minacce di terrorismo nei confronti dello Stato ebraico.

Giorgio Napolitano è un uomo di sinistra. E’stato uno dei leader del Partito Comunista. Ha guidato per molti anni i rapporti internazionali per quel partito.  E in quanto uomo di sinistra ha dovuto confrontarsi , in modo particolare dopo la vittoria d’Israele nella Guerra dei Sei Giorni, con quelle ambiguità che hanno caratterizzato il difficile rapporto tra la sinistra e Israele.  E’ un uomo spesso criticato per la sua prudenza, qualità degna di un attento diplomatico. Niente di tutto questo: Giorgio Napolitano questa volta ha dimostrato di essere un Presidente di cui possiamo andare orgogliosi Tanto più per il fatto che l’Occidente, con la cautela dettata dalla necessità del  “polticamento corretto”,  sta rinunciando ai valori di libertà, democrazia e sicurezza.   

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