Napolitano, crisi è “angosciante”. Politica dia risposte sul Lavoro
20 Maggio 2013
di Redazione
Giorgio Napolitano interviene sul tema strategico del lavoro con una lettera indirizzata al segretario della Cgil, Susanna Camusso, nell’anniversario dell’omicidio di Massimo D’Antona. Il Capo dello Stato spiega che davanti alla crisi drammatica dell’Italia di oggi le istituzioni e le parti sociali debbono trovare "efficaci soluzioni per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese".
Il Presidente della Repubblica ricorda il "vile attentato che sottrasse D’Antona all’affetto dei suoi cari e al suo apprezzato impegno scientifico al fianco delle Istituzioni, volto a delineare un percorso di rinnovamento e di progresso nella legislazione del lavoro". Da qui lo sprone a rimettere al centro la questione del lavoro e della occupazione, che oggi sembra trovare d’accordo sia il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, che il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, del Pdl.
Napolitano definisce "preziosa" l’opera di D’Antona nella definizione delle nuove politiche del lavoro, alla loro dimensione europea, alle trasformazioni delle relazioni industriali e del concetto di rappresentatività sindacale. Massimo D’Antona, lo ricordiamo, fu uno di quei giuslavoristi che negli ultimi decenni hanno partecipato da protagonisti, all’evoluzione della materia del lavoro in Italia – una questione fondamentale davanti alle sfide poste dai modelli economici in evoluzione, come il globalismo, e in un mondo che dal punto di vista dell’occupazione è profondamente cambiato.
Anche il diritto del lavoro italiano, sembra far intuire il Presidente Napolitano, deve continuare ad affrontare le sfide del cambiamento, ripensarsi globalmente per evolversi e non lasciare un gradino indietro l’Italia rispetto agli altri Paesui della Ue: più occupazione, più qualità del lavoro, ma in un contesto di regole semplificate e puntando a ridurre la tassazione su chi produce. Nonostante gli attacchi spesso ciechi e ideologici contro la cosiddetta "precarizzazione" dell’economia, accuse ingiuste e tutte da dimostrare, resta la lucidità preveggente di uomini come D’Antona e Biagi, capaci di intercettare e dispiegare con le loro analisi il cambiamento sociale.
Il mondo del lavoro, il tempo di lavoro, gli strumenti del lavoro, la produttività, tutto sta cambiando e si evolve costantemente. Il lavoro non è in discussione, quello che cambia sono le tecniche e le politiche per affrontare le rivoluzioni che abbiamo davanti, rinnovandoci con la forza delle idee.
