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Napolitano risponde a Mantovano: con il caso Visco non c’entro

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Lo scorso 25 maggio, il senatore Alfredo Mantovano ha inviato una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pubblicata anche da l'Occidentale, sulla vicenda Visco. Qualche giorno dopo il Capo dello Stato ha scritto una lettera di risposta a Mantovano. Qui di seguito potrete leggere questa risposta, firmata Giorgio Napolitano, e subito dopo un breve commento dello stesso Mantovano. Infine e per memoria troverete anche il testo della lettera aperta.


Gentile Senatore,
ha destato in me notevole stupore il contenuto della lettera-aperta che mi ha diretto e che è stata pubblicata su alcuni quotidiani lo scorso 25 maggio.

Anche per la sua esperienza di magistrato richiamata nella prima parte della lettera, Ella sa bene che il Capo dello Stato non dispone di poteri di iniziativa o di intervento su alcuno degli aspetti della vicenda relativa ai trasferimenti da Milano di alti ufficiali della Guardia di Finanza e alle modalità con le quali sarebbero stati disposti.
Spetta esclusivamente al Governo prendere in esame le condotte tenute dal Vice Ministro, On. Visco, e dal Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. Speciale, e darne conto in Parlamento.
 Altrettanto esclusivamente spetta alla magistratura prendere notizia dei reati eventualmente configurabili a carico di soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda, sia nella sua fase iniziale sia in quella conseguente alle dichiarazioni acquisite nell’ambito di procedimenti instauratosi davanti la Procura Generale di Milano.

Sono in fine i titolari dell’azione disciplinare (Ministro della Giustizia e Procuratore Generale della Corte di Cassazione) gli unici soggetti legittimati a stabilire se le espressioni che sul medesimo tema sarebbero state rese da magistrati rientrino tra quelle che la normativa vigente – con elencazione tassativa – configura quali illeciti.

Cordialmente

 Giorgio Napolitano


 

 

Mantovano (AN): Quirinale sia garante della correttezza istituzionale

La circostanza che il Parlamento abbia competenza a legiferare, anche su testamento biologico ed eutanasia, non ha impedito al Presidente della Repubblica nel settembre 2006 di indirizzare una lettera a Piergiorgio Welby, sollecitando le Camere a intervenire in materia; allo stesso modo, la competenza in tema di rifiuti di varie istituzioni, differenti dal Quirinale, non ha precluso qualche giorno fa la sollecitazione di quest’ultimo a provvedere. Essendo superfluo ricordare che il Capo dello Stato è, in quanto tale, Capo Supremo delle Forze Armate e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, pongo il quesito: nel momento in cui un Governo, come quello in carica, stabilisce nei fatti il principio che va punito, e quindi va estromesso, un Comandante di un corpo di polizia che legittimamente resiste a indebite pressioni di un esponente dell’Esecutivo, tutto ciò interessa o non interessa il Presidente della Repubblica, sotto il profilo della correttezza e del buon andamento istituzionale? 
Alfredo Mantovano
Senatore della Repubblica
2, giugno 2007

 

Lettera aperta al Capo dello Stato

 

 Sig. Presidente,

                 prima di svolgere attività politica ho avuto l’onore di lavorare per circa 12 anni nella magistratura ordinaria, svolgendo prevalentemente le funzioni di giudicante penale. Quell’esperienza mi ha insegnato che la parola di un pubblico ufficiale ha un peso superiore rispetto a quella di qualsiasi altro testimone; per disattendere quanto attesta l’ultimo degli agenti di polizia giudiziaria – soprattutto se l’attestazione è rivolta all’autorità giudiziaria ed è regalmente riportata a verbale – è necessaria una rigorosissima prova contraria. Il Comandante Generale della Guardia di Finanza non è l’ultimo degli agenti di polizia giudiziaria; ha reso dichiarazioni all’autorità giudiziaria; esse sono raccolte in un verbale; quel verbale è stato da lui sottoscritto. Quelle dichiarazioni sono per legge oro colato, fino a quando qualcuno non ne dimostri la falsità. Falsità che peraltro andrebbe dimostrata anche per le altre deposizioni di alti ufficiali della G.d.F., oggi pubblicate da quotidiani, che confermano i particolari esposti dal Gen. Speciale.

 Sig. Presidente, il “coro muto” di chi attende che passi il tempo e che la gente si dimentichi, fa male alla Guardia di Finanza, alla magistratura italiana, a quella correttezza istituzionale cui Ella opportunamente richiama tutti con lodevole frequenza. In base a quali ragioni il Presidente del Consiglio, e con lui l’intero Governo, ritengono chiusa questa vicenda? Come può l’Avvocato generale di Milano, che ha raccolto le dichiarazioni del Gen. Speciale, sostenere che considerazioni come quelle che mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione sono “polemiche pre-elettorali”? Rientra nei compiti della magistratura fare valutazioni del genere? O quei compiti non prevedono piuttosto avviare le indagini per accertare l’accaduto, nell’interesse di tutti, in primis del Vice-ministro Vincenzo Visco? Come è possibile che il Procuratore generale di Milano spieghi che non c’era motivo di indagare, dal momento che il Gen. Speciale aveva negato di essere vittima di un abuso d’ufficio? Da quando la qualifica giuridica di un fatto, e l’eventuale imputazione, competono alla presunta parte offesa, e non invece al magistrato?
E quando Visco obietta che gli ufficiali dei quali aveva ordinato il trasferimento sono rimasti al loro posto, delle due l'una: o la sua richiesta era illegittima, se non proprio illecita, e allora va punita (e in ogni caso il suo autore non può restare al Governo); o era legittima, e allora è il Gen. Speciale a dover essere punito, perchè non vi ha dato esecuzione. Come dicevano i nostri Padri, tertium non datur; aggiungo: et si daretur, tertium non est silentium! Per questo, Presidente, continuo a confidare nel Suo intervento, a tutela delle Istituzioni. Con ogni ossequio

 

Alfredo Mantovano

Senatore della Repubblica

 

 

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3 COMMENTS

  1. Complimenti al senatore Mantovano
    La controreplica del senatore Mantovano al Capo dello Stato è semplicemente perfetta. Lucida, inoppugnabile, coraggiosa. Basta con le ipocrisie e i silenzi, a tutti i livelli. Basta con certe interpretazioni unilaterali e “a intermittenza” dei ruoli istituzionali. Oggi più che mai il Paese ha grande voglia e, soprattuttto, assoluto bisogno di verità e trasparenza. Sennò a che sevono le geremiadi e i moniti sulla “crisi della politica”? Continuando di questo passo ad andare in crisi, anzi a ritrovarsi seriamente a rischio, sarà la democrazia in quanto tale. Considerazioni che non possono sfuggire a un galantuomo come il presidente Napolitano, che rappresenta una delle cariche dello Stato (nella fattispecie, la più alta) elette – tutte, senza parentesi ed eccezioni, senza lasciare neanche le briciole all’attuale opposizione – con il voto di una maggioranza che ha prevalso sull’altra metà dell’Italia per appena ventiquattromila voti di scarto.
    Cordiali saluti
    – Enzo Sara –
    Avellino, 2/06/2007

  2. Se non interviene in casi come questi!
    Lascio questo commento nella speranza che il Presidente Napolitano o la sua segreteria prendano atto della presenza di italiani sdegnati per quanto accaduto. Vorrei che il Presidente avvertisse questa preoccupante ferita che l’esecutivo sta infliggendo alla democrazia ed alla già vacillante fiducia dei cittadini. Il Presidente è garante della nostra Costituzione e del rispetto della democrazia. A cosa serve in caso contrario la Presidenza della Repubblica? E’ capo delle Forze Armate e Capo del Consiglio Superiore della Magistratura. La questione riguarda il Comandante di un ramo delle FF. AA. italiane. Riguarda la Guardia di Finanza e la dignitosa e necessaria esigenza che questa Funzione possa svolgere il suo ruolo nel rispetto dei principi di giustizia e di fedeltà ai giuramenti fatti. Chi garantisce tutto questo? L’esecutivo che interferisce e che spesso è espressione di una fazione politica? Il Capo dello Stato come garante dell’uso imparziale della giustizia ha titolo, a mio avviso, ad elevare il suo monito perchè ciascuno sia uguale ad altri in dignità e doveri. Ha titolo a richiamare Parlamento e Paese su questioni che siano esempio di malcostume e di esercizio arrogante di un potere o di un abuso di potere della gestione dell’ escutivo. Come si difende la democrazia se l’esecutivo, ad esempio, si trasforma in una giungla dove comportamenti e regole sono scritte dai più forti? E’ civile e libero un Paese dove è possibile mortificare un servitore dello Stato? Vorremmo che ci sia un intervento del Presidente Napolitano che ci infonda coraggio, che ci garantisca e ci faccia capire che non è proprio come pensiamo, che spieghi a Prodi e Visco che chi sbaglia ha il dovere di pagare di persona e non di far pagare ad altri le reponsabilità della propria superficialità, qualora non ci sia ben altro. E’ troppo chiederLe questo Signor Presidente?
    Con il dovuto rispetto. Vito Schepisi

  3. governo maleducato
    C`e’ poco da aggiungere ai commenti, bellissimi e dovuti, all`articolo, buonissimo e dovuto anch`esso, del Senatore A. Mantovano. Devo pero’ dire una cosa, tale e la preoccupazione che sento per quanto questo pericoloso governo, con la minuscola naturalmente, sta’ giorno dopo giorno distruggendo. Queste alte cariche dello Stato, che a parte quella ricoperta da lei Presidente, piu’ alte non si puo’, sembrano trovere immenso piacere nel distruggere ed e’ preoccupante! Hanno gia’ raggiunto l`eta’ della ragione questi personaggi, oppur hanno ancora un cervello di ragazzini viziati e maleducati? Hanno iniziato facendolo capire chiaramente che vogliono distruggere tutto quanto fatto dal precedente Governo Berlusconi, solo per odio misto ad invidia, han proseguito distruggeno la buona immagine dell`Italia nel contesto internazionale, distruggendo l`affidabilita’ che gli alleati avevano dell`Italia, distruggendo l`economia, la Famiglia, il rispetto dei Cittadini verso le istituzioni del Paese, distruggendo il futuro degli Italiani e la loro dignita’, storia, religione, identita’ nazionale, cos`altro manca, forse che a capo delle Forze Armate Italiane ci mettano un ex generale russo del KGB, arrivato in Italia intrufolato alle migliaia di clandestini. Vien da pensarlo caro Presidente ed il fatto che lei stesso un tempo assecondava l`interventismo comunista aiuta molto lo sa! Se dei bambini maleducati usan a far dei danni il padre, prima li ammonisce e poi li castiga, mandandoli a letto senza cena magari. I nostri, non piu’ voluti da nessuno, van per lo meno arronzati e presto mandati all`opposizione prima dell`attesa “cena”, cioe’ della ricca pensione dei 2 anni e 6 mesi. Non se la meritano e l`Italia non se lo puo’ permettere.

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