Napolitano scioglie. Si va verso il voto il 13 aprile
05 Febbraio 2008
Manca solo la data ma ormai la fine della legislatura è cosa fatta. Stasera, infatti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato i presidenti di Camera e Senato. Un incontro di protocollo come prevede la stessa Costituzione all’articolo 88 dove recita che “il presidente della Repubblica sentiti i loro presidenti può sciogliere le Camere”. Un richiamo all’articolo fatto proprio dal Capo dello Stato nella nota che informava degli incontri al Colle. Quindi nessun dubbio. Domani poi dovrebbe giungere la decisione che fisserà la data, l’ultimo atto di questa XV legislatura.
Su questo fronte si fa sempre più concreta l’ipotesi che si possa andare alle urne domenica 13 aprile anche perché l’intenzione del governo sarebbe quella di predisporre un “election day” e cioè di accorpare le amministrative con le elezioni politiche. Intanto sempre a proposito di date il governo ha per ora fissato quella per il referendum. Il 18 e 19 maggio anche se con le imminenti elezioni sarà posticipata di un anno. Quindi dopo soli 23 mesi si chiuderà la legislatura più breve della storia repubblicana. Un record negativo che in effetti rispecchia la debolezza che fin dall’inizio ha contraddistinto la maggioranza uscita dalle urne ed il governo stesso.
L’attenzione adesso si sposta sul futuro ed in particolare sulla campagna elettorale. Nel centrosinistra i problemi al momento sembrano essere più di uno, investendo un po’ tutte le componenti. Nella sinistra radicale sono due i temi a tenere banco: il simbolo e la possibile scelta di andare da soli. Sul primo proprio il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, ha rilanciato la questione di “un unico simbolo senza falce e martello”. Scelta che alla fine dovrebbe prevalere visto anche la volontà di Sinistra democratica di mettere sotto naftalina il simbolo comunista. Ancora più chiaro invece sul tema dei possibili accordi con il Pd: Per lui l’ipotesi di “un accordo tecnico, di autodifesa al Senato contro il Porcellum”. Più precisamente per il leader di Rifondazione “si potrebbe fare per il Senato un accordo tecnico per evitare un vantaggio smodato di Berlusconi, se il Pd fosse disposto noi saremmo pronti”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Oliviero Diliberto del Pdci che “insiste perchè vi sia un ultimo tentativo di fare un accordo con il Partito Democratico, sia alla Camera che al Senato, per provare ad avere maggioranza ed evitare la certezza di una vittoria di Berlusconi”. Ma dalle parti del Pd, almeno per il momento, le reazioni sono alquanto tiepide. L’ipotesi lanciata da Walter Veltroni nei giorni scorsi e cioè di correre da soli continua ad affascinare molti dirigenti democratici. Tra questi il ministro Fioroni che oggi ha ribadito che “il Pd deve voltare pagina presentandosi come un soggetto che da solo rischia con il proprio programma e sceglie le persone giuste per farlo camminare”. Ma la confusione resta sovrana come testimonia l’annuncio, subito smentito, fatto da Renzo Lusetti (ex Margherita) per la realizzazione di “accordi tecnici con gli altri partiti della sinistra”. Ma è forse da Enrico Letta che giunge l’affondo più pericoloso per Veltroni. Il sottosegretario ha lanciato infatti l’ipotesi di scegliere i candidati da inserire nelle liste attraverso il sistema delle primarie. Un principio che difficilmente passerà, ma che qualora fosse accettato intralcerebbe pesantemente il disegno di Veltroni di modellare il partito sulla base delle sue esigenze e prospettive.
Nel centrodestra per adesso si gioca di rimessa, aspettando anche che il Cavaliere superi il grave lutto familiare. A tenere banco è l’Udeur che con Mauro Fabris ha annunciato per sabato prossimo la decisione di se aderire al centrodestra. Un accordo che secondo alcuni però sarebbe già fatto. Ma l’ipotesi di un allargamento della coalizione fa storcere il naso alla Lega Nord dove Roberto Maroni avverte: “No ad ammucchiate, auspico che alle prossime elezioni si possa correre con una coalizione limitata ai quattro soci fondatori della CdL”. Un centrodestra limitato solo a Forza Italia, Lega, An ed Udc. Appello raccolto anche da Alleanza Nazionale dalla quale giunge una sorta di altolà a coalizioni-carrozzone. E’ il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa a spiegare che sarà richiesta una “seria e rigorosa adesione al programma, al progetto e ai valori: non vogliamo una coalizione tanto per stare insieme”. Per adesso però si tratta solo di posizionamenti dei due schieramenti, le vere strategia verranno. Intanto domani Napolitano annuncerà la data delle elezioni ed allora si capirà davvero se come dice Massimo Cacciari in questa “campagna elettorale ci sarà molto fair play”.
