National Conservative Conference: i conservatori di tutto il mondo riuniti a Roma
08 Febbraio 2020
A Roma, nei saloni del Grand Hotel Plaza, tra il 3 il 4 febbraio scorsi, si è svolto l’evento “National Conservative Conference”, organizzato dalla Edmund Burke Foundation, in collaborazione con il think thank – presieduto dall’editore Francesco Giubilei – Nazione Futura.
Questa due giorni è stata l’occasione per un serrato confronto fra i conservatori sulle sfide future, sui temi e sulle strategie nei singoli Paesi. Fra gli ospiti di punta, oltre a Giorgia Meloni – ormai riferimento politico del movimento conservatore – Marion Marechàl, Viktor Orbàn, Douglas Murray, Marco Gervasoni, John O’Sullivan, Ryszard Legutko, e molti altri.
Il titolo della Conferenza ha scandito bene alcuni degli ideali fondanti di questa sorta di grande ed internazionale movimento conservatore, perché “God, Honor and Country” è servito a richiamare l’incontro fra Giovanni Paolo II e Ronald Reagan.
Dunque, il movimento conservatore sembra essere in ascesa in tutta Europa: dove non è ancora riuscito a scalzare di sella i progressisti, ne assedia le oramai deboli forze, con l’impeto e l’assalto di un ritrovato entusiasmo intorno all’Identità, minacciata dalle derive globaliste. Non è un caso – anche per via della sua recente scomparsa – che il pensiero e la figura del grande filosofo Roger Scruton, aleggiasse negli interventi di quasi tutti i relatori. Gli intellettuali conservatori sono tutti debitori a Scruton, perché, con la sua incrollabile forza, non si è mai arreso, dimostrando una risolutezza unica a testimoniare la forza delle sue idee.
Nel corso della conferenza molti sono stati i temi affrontati, dalla Brexit, alle elezioni americane, dalla situazione italiana, alla crescita e lo sviluppo del pensiero conservatore in Italia e in Francia. Tuttavia, argomento centrale è stato il sovranismo, che si deve costituire all’interno di un contesto di più ampio respiro, tenendo, però, sempre ben presenti le peculiarità che assume il conservatorismo a seconda della realtà in cui cresce e si sviluppa.
Molto spazio è stato dedicato alle tematiche sociali ed etiche e ai rischi che corre la società occidentale, ogni giorno vittima dei colpi del progressismo dilagante.
Il futuro dell’Europa e il tema dell’immigrazione sono stati ampiamente sviscerati sia da Giorgia Meloni che da Viktor Orbàn: quest’ultimo, in particolare, ha lanciato dei messaggi chiari al Partito Popolare Europeo e ai sui gestori tedeschi. Il suo monito è stato chiaro: “Probabilmente – ha detto a colloquio con Christopher DeMuth – il modello di vita senza confini, multietnico e multiculturale, promosso dai progressisti, potrebbe rendere la vita dei singoli individui più felice. Probabilmente. Ma noi non siamo disposti a correre il rischio”. Queste parole avvicinano il Premier Ungherese sempre di più alla famiglia dell’ECR, allontanandolo dalla Merkel e affini.
Marion Marechàl, ancora, è apparsa piena di energie e pronta a lanciare l’Opa sulla destra francese, nella sua prospettiva di riunificazione, che si concretizzerà soprattutto se Marin Le Pen dovesse essere – per sua miopia – sconfitta dal Presidente Macron. La giovane leader francese ha presentato un programma conservatore completo, dall’Europa, ai temi etici, senza trascurare l’ambiente: quest’ultima tematica, infatti, è troppo spesso lasciata alla mercé delle strumentalizzazioni della sinistra e dei gretini, con la sola eccezione di Boris Johnson.
Per l’Italia si è trattato di un evento unico e storico, perché – nel passaggio dal liberalismo al conservatorismo – ha dato centralità alla destra italiana, ponendo sotto i riflettori tutti gli intellettuali conservatori: non solo quelli chiamati ad intervenire sul palco, ma anche e soprattutto quelli in platea, pieni di orgoglio nel sentir riecheggiare i nomi dei grandi conservatori italiani, da Cuoco a Prezzolini.
La storia del conservatorismo italiano è stata spesso la storia di singoli intellettuali, ma ora – a giudicare dalla platea del Plaza – il movimento conservatore sembra rinvigorito da una nuova linfa. Se Giorgia Meloni è stata la protagonista italiana della serata di lunedì, il grande assente è stato, invece, Matteo Salvini: infatti, il segretario della Lega ha dato forfeit all’ultimo. Avrà forse ascoltato quelle sirene che lo vogliono nel PPE? Per ora, non è dato sapere. Di sicuro è stata un occasione persa per la Lega, ma ampiamente sfruttata da Fratelli d’Italia, unico partito conservatore in Italia ed ormai sempre più legittimato anche dal conservatorismo d’Oltreoceano.
