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Negozi, bus e funerali: le smisurate misure della “Fase 2”

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Conte, si è detto, con l’ultimo decreto del 26 aprile, ha fissato paletti rigidissimi. Vero, ma pur nella rigidità complessiva, il Governo è riuscito nella impresa di creare situazioni surreali. Il caso emblematico è quello delle funzioni funebri.
Da lunedì, con la partenza della fase 2, meglio dire 1,5, possono partecipare ai funerali al massimo 15 persone e la funzione deve svolgersi preferibilmente all’aperto. Non solo. Una circolare inviata oggi ai prefetti ha aggiunto che le cerimonie devono svolgersi in un tempo contenuto e che, una volta terminate, i partecipanti devono allontanarsi evitando assembramenti e cortei di accompagnamento del feretro. Insomma funerali sì, ma in fretta e con pochissime persone. Regole ferree, molto più ferree rispetto a quelle imposte ad altri settori, incongruenze di fronte alle quali è montata una polemica social.

Nell’autobus di 40 metri quadrati possono entrare 16 persone, nel negozio di 40 metri quadrati 1 alla volta. Chiesa di minimo 150 metri quadrati: 1 morto e 15 vivi ma non 15 vivi e basta, ci vuole sempre il morto. A questo capolavoro di logica hanno lavorato 450 esperti” – è il sillogismo paradossale, ma drammaticamente reale che rimbalza in Rete. Senza calcolare che le Chiese hanno coperture alte anche 10 metri contro i tre metri dei negozi e i meno di due metri e mezzo dei bus e che quindi questo renderebbe ancor più ‘sicuro’ il ritrovarsi – pur distanziati – in un edificio religioso.
Eppure qualcuno vorrebbe addirittura ringraziare il Governo per la gentile concessione. Sì, tutti col cappello in mano: grazie tante, signor presidente Conte, per permettere agli italiani di tornare a poter dare l’ultimo saluto in preghiera ai cari defunti… Grazie di restituire una misera fetta di una conquista sociale ottenuta migliaia di anni fa e che distingue l’uomo dalle bestie. Perchè di questo parliamo. La sospensione della democrazia generata dalla emergenza sanitaria ha infatti impedito sinora di dare l’addio anche ai propri genitori, ha reso disumano il momento più delicato della vita: quello della morte. Non per una guerra, non per le bombe, ma per decreto.

I tecnici, gli esperti, in Italia nemmeno hanno preso in considerazione l’idea di poter comunque lasciare celebrare i funerali in sicurezza, garantendo distanziamento e protezioni. Le stesse regole che del resto hanno consentito a tutti di stare anche per ore in fila a un metro di distanza gli uni dagli altri davanti a un supermercato. Ma sui funerali no. Nulla, a parte qualche incomprensibile eccezione: emblematico il caso del funerale con tanto di corteo del boss mafioso a Brescello. Per il resto rigidità assoluta, decisa, voluta, imposta, da sedicenti tecnici guidati dalla folle idea che l’unico cibo che serve all’uomo è quello che si trova sugli scaffali di un market e che, non solo la Messa per i cristiani, ma anche poter salutare il proprio papà (poco importa se in Chiesa o meno) per l’ultima volta non rappresenta una priorità. Quanto mangiare, di più, quanto respirare. Soprattutto in un momento dove la paura collettiva sovrasta i pensieri e paralizza gli animi. Anche per questo, per la tirannide di una scienza che ammette di non conoscere il virus, ma che censura totalmente la parte spirituale dell’uomo, l’apertura che si avrà da lunedì, i funerali celebrati in fretta e furia con al massimo 15 persone, non basta a restituire quanto strappato sinora. Non sana la violenza patita dalle famiglie che ancora aspettano di poter visitare il cimitero dove riposa il loro caro.

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