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Nei paesi del Medio Oriente la sinistra sta con gli Usa

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La pregiudiziale anti-americana domina la sinistra europea ed americana. Ma l’equazione “essere di sinistra uguale essere anti-americani” non è più valida per la sinistra che opera nei vari paesi del Medio Oriente. Le tre realtà dove il superamento degli antichi sentimenti di visceralismo anti-americano è più evidente sono l’Iraq, l’Afghanistan ed il Libano. Ma una consistente parte della sinistra iraniana, sia interna che della diaspora, oggi vede gli Stati Uniti come una forza positiva, foriera di progresso contro l’oscurantismo islamista.

Awad Nasir, uno dei più popolari poeti iracheni, con alle spalle una vita passata tra prigione, esilio e militanza nella sinistra, dice esplicitamente: “Noi abbiamo guardato alla sinistra occidentale, e l’abbiamo imitata. Per cui l’essere anti-americani era un fatto accettato, normale, da non mettere in discussione. Poi abbiamo visto gli americani venire dall’altro capo del mondo per salvarci da Saddam, cosa che i nostri amici della sinistra in Europa e l’Unione Sovietica non avrebbero mai neanche sognato per un attimo.” Gli fa eco Adnan Hussein, scrittore di sinistra anch’egli iracheno, recentemente eletto dal Financial Times tra i cinquanta giornalisti più importanti del mondo: “L’anti-americanismo è un lusso che non ci possiamo permettere in Medio Oriente. Accecata dal suo furore anti-americano, la sinistra occidentale finisce coll’essere dalla stessa parte dell’islamofascismo e dei tiranni.”

Nel 2004 i partiti di sinistra iracheni accolsero in shock la notizia che il nuovo governo socialista spagnolo avrebbe abbandonato la coalizione guidata dagli Stati Uniti. Aziz Al-Haj, figura storica del partito comunista iracheno, esprime il suo sdegno e stupore: “Speravamo che con un partito di sinistra al potere in Spagna, avremmo avuto più appoggio contro i fascisti islamici, e non un abbandono, che suona come un tradimento.”

In Libano, il Partito Socialista Progressista di Walid Jumblatt è al centro del movimento democratico che si oppone al tentativo della repubblica islamica dell’Iran di assumere il controllo del paese per mezzo di Hezbollah. Le forze democratico-progressiste che si oppongono al “partito di Dio” includono anche il Movimento di Salvezza Socialista ed il Movimento Democratico di Sinistra. Il fronte unito contro i fascisti islamici è concorde nel definire gli Stati Uniti come “una forza positiva per la nostra regione”, messaggio che è stato inoltrato a Bush direttamente da Jumblatt, quando quest’ultimo ha visitato la Casa Bianca alla fine di febbraio di quest’anno.

La più interessante delle alleanze anti-jihad è comunque quella che si sta formando in Afghanistan. Dopo mesi di discussione, i leader di formazioni che si sono combattute per decenni hanno aderito ad una alleanza chiamata Fronte Popolare (Jibeh Melli), che raccoglie personalità dal background più disparato, come Burhaneddin Rabbani, un accademico di studi islamici che fu presidente dell’Afghanistan dopo il collasso del regime comunista nel 1992. Rabbani, fondatore e capo della formazione Jami'at Islami (Società islamica) fu uno dei primi leader afgani a creare il movimento di resistenza all’occupazione sovietica. Parte del nuovo fronte popolare sono anche le due fazioni rivali del dissolto partito comunista afghano, l’ala filosovietica chiamata Percham (Il Vessillo) e l’ala filocinese, chiamata Shoeleh-Javid (Fiamma Eterna), che oggi condividono un programma politico con figure storiche dei partiti del centro-sinistra afghano come Nuralhaq Olumi e Muhammad Gulabzvi e dei Mujaeddin anti-talebani come il generale Muhammad Qassim Fahim, che fu ministro della Difesa dopo il collasso del governo filosovietico. Mustafa Kazemi, il portavoce del Fronte Popolare Afghano, ha recentemente dichiarato: “La nostra nazione sta ancora affrontando la minaccia dell’oscurantismo e del terrore portati dai talebani e da Al Qaeda. Siamo quindi sorpresi di vedere elementi della sinistra europea ed americana orchestrare campagne per il ritiro delle truppe della coalizione guidata dagli Stati uniti, che lascerebbe la nostra giovane democrazia in balia dei suoi nemici. I nostri nemici sono i talebani ed Al Qaida, non gli americani.”

I vari Noam Chomsky, Michael Moore e Jane Fonda, le uniche figure americane popolari tra la sinistra europea, sono anche spesso citati con ammirazione e mostrati come esempio dalla teocrazia iraniana. Hussein Shariatmadari, considerato come il portavoce di Khamnei, la guida spirituale della Repubblica Islamica dell’Iran, l’ultraislamista direttore del giornale filogovernativo Kayhan e teorico dell’estrema destra clericale, cita regolarmente le cariatidi della sinistra radical americana nei suoi infiammati editoriali, solitamente infarciti di retorica anti-occidentale.

Ed è proprio l’Iran che rappresenta il nocciolo del paradosso per la sinistra salottiera europea ed americana. A parte le lapidazioni, le torture ed il numero al di là dell’immaginabile dei prigionieri politici, la teocrazia islamista negli ultimi mesi ha messo nel mirino i lavoratori e gli appartenenti al sindacato. La sinistra ha un pedigree tutt’altro che limpido per quel che riguarda i diritti umani

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