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Il ddl in Parlamento la prossima settimana

Nel dibattito sulle intercettazioni arriva la ‘sentenza’ del procuratore Ingroia

La battaglia sulle intercettazioni si fa sempre più calda. Dopo gli strali e le proteste di blogger e giornalisti ieri a Roma contro il ddl intercettazioni che il prossimo 4 ottobre il Parlamento tornerà a discutere, oggi è stato il giorno della 'sentenza' (è proprio il caso di dirlo) del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. 

Da Pescara il magistrato palermitano è entrato a gamba tesa nel dibattito in corso: "Il disegno di legge sulle intercettazioni rischia di essere la pietra tombale su uno strumento che in questi anni ha consentito di arrestare latitanti di mafia, di impedire stragi e omicidi, di sequestrare tonnellate di droga, di individuare canali di riciclaggio e di smascherare politici e pubblici amministratori corrotti".

Il pm - passato agli onori della cronache per la sua presenza ad Annozero e ad alcune  manifestazioni politiche -: "Questa legge ha invece come obiettivo quello di abolire quasi totalmente lo strumento. Ovviamente rispetteremo le decisioni del Parlamento, con grave preoccupazione, mettendo i cittadini in guardia che appena passerà questa legge, se dovesse passare così come è stata approvata da un ramo del Parlamento - ha concluso -, saranno più indifesi contro ogni forma di criminalità".

La replica, seppure indiretta, arriva dal presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto che a 'Unomattina' ha ribadito il senso del provvedimento: "La maggioranza di governo non vuole limitazioni alle intercettazioni per quel che riguarda la lotta contro la criminalità, ma vuole regolamentarne l'uso perverso che se ne fa rispetto alla vita privata".

Insomma il fronte anti-riforma della legislazione intercettazione si ricompatta, con i soliti noti a capaggiarlo, e così la maggioranza si prepara ad affrontare  in Parlamento un'altra battaglia durissima, con l'opposizione pronta a tutto pur di bloccare l'approvazione di una legge che ambisce a mettere un punto sulla barbarie mediatica che un certo abuso dello strumento investigativo (come nel caso delle intercettazioni a strascico) produce, spesso anche attraverso una disinvolta diffusione di atti coperti da segreto o comunque relativi alla fase preliminare delle indagini.

Come ha fatto ieri notare il vice-presidente della Camera, Antonio Leone, "il ddl presentato dal governo sulle intercettazioni è molto meno restrittivo di quello firmato da Mastella quando era ministro della Giustizia e approvato senza riserve da Pd e da IdV. Il problema è mettere ordine nell'autentica barbarie a cui certe procure hanno dato vita, permettendo la diffusione di intercettazioni rivolte solo a screditare Berlusconi e a diffondere notizie sulla vita privata delle persone". Per questo, osserva, parlare di legge-bavaglio e organizzare mobilitazioni di piazza significa "voler continuare a sguazzare nel gossip eletto ad arma di lotta politica. Un colpo mortale alla civiltà, alla democrazia e al diritto alla privacy di ognuno di noi".

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1 COMMENT

  1. Maria Teresa ed il Vesuvio
    Ovviamente, quelle di Ingroia, in tutta evidenza ancora choccato dall’abbaglio preso nei confronti di Ciancimino Jr., sono affermazioni gravissime che meriterebbero l’intervento del presidente del CSM. Già … il presidente del CSM. Ma che fine ha fatto? Ah già. Oggi era a Napoli che, guarda un po’ il caso, è la città di origine di molta della magistratura più aggressivamente mediatica. E che ti dice l’ex supporter di Stalin? Che è ora di piantarla con gli abusi e le piazzate dei giudici? Niente da fare. Che interverrà energicamente presso il CSM per porre fine alla barbarie dell’illegalità? Ma va? Nossignore. L’ex guardiano della rivoluzione ha formulato una domanda retorica (e, si può immaginare, carica di sfottò): dove crederebbe di andare, in caso di secessione, il Lombardo-Veneto? Da solo a combattere contro giganti come India e Cina? Bhé con buona pace della sottile ironia presidenziale, faccio notare che già adesso (se fosse sfuggito alla alta carica) gli ex possedimenti italiani di Maria Teresa combattono quotidianamente contro quei giganti economici, ma con in più la pesantissima zavorra (perché di ciò si tratta) rappresentata, tra l’altro, da quello stesso palco cittadino da cui il nostro ha pensato bene di mandare le sue neppure troppo velate minacce (la medesima città in cui, solo qualche giorno fa, nel corso di una festa popolare che sembrava uscita dai peggiori incubi medioevali, alcuni boss sfilavano a bordo di una decappottabile osannati da plebi infervorate). Pare sfuggire al Presidente che l’Unità non è data per sempre da Dio come cortese omaggio a qualcuno e come pesante fardello a qualcun altro. L’Unità va preservata quotidianamente nel rispetto reciproco e curata come il cristallo più prezioso: bello, ma facilissimo a frantumarsi. E, dunque, qualche raccomandazione ai simpatici abitanti dell’urbe flegrea si sarebbe forse potuta pure dare. Del tipo, chessò: la vogliamo fare questa riciclata? Oppure: non sarebbe ora di rinunciare a qualche primato negativo come quello delle frodi agli enti di assistenza pubblica? O anche: la prossima volta vogliamo evitare di festeggiare dei camorristi? Ecco. Poche semplici raccomandazioni. Così, per cominciare. E ci sarebbe stato bene anche un richiamino ai napoletani in toga, quelli più attratti dalle telecamere che dai codici.

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