Nel Lazio gli elettori di centrodestra rischiano di non poter votare Pdl

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Nel Lazio gli elettori di centrodestra rischiano di non poter votare Pdl

01 Marzo 2010

Chi lo ha definito pasticciaccio ha usato un termine riduttivo. Il caos delle liste nel Lazio è una vera tragedia. Politica in primis ed economica in seconda battuta, se si fa il conto di quanto fino ad oggi hanno speso i vari candidati fino a ieri in corsa per un posto in consiglio regionale. C’è il rischio, serio e reale, che la Polverini si ritrovi candidata alla presidenza della Regione orfana del Popolo della Libertà, primo partito nel Lazio.

In due righe ripercorriamo cosa è accaduto: sabato entro mezzogiorno andavano consegnate le liste elettorali al Tribunale di Roma. La consegna doveva essere effettuata da Alfredo Milioni, ex forzista, attuale presidente di un Municipio romano, nonché delegato delle liste del Pdl e Giorgio Polesi, ex An. Cosa sia realmente accaduto è ancora incerto. Unico dato certo è che a mezzogiorno la consegna non è stata effettuata e il banco è saltato. La lista del Popolo della Libertà a Roma e in tutta la provincia non ci sarà. Il primo ricorso rivolto al tribunale di Roma non è stato accolto, il secondo è stato avanzato all’Ufficio elettorale del Tar Lazio, tra 2 giorni sapremo come andrà a finire.

A prescindere da quale risvolto avrà tutta la vicenda – e se le responsabilità di quanto accaduto siano imputabili all’inadeguatezza di alcuni responsabili del partito che hanno lasciato in mano a due sprovveduti quando non male intenzionati la consegna di tutte le scartoffie per la presentazione delle liste – rimane il fatto incontrovertibile che la lista non è stata tecnicamente presentata. Ora, per fare ricorso al Tar, è necessario avere un verbale di presentazione da impugnare o un provvedimento di esclusione. Allo stato mancano entrambi. Il che complica la cosa anche perché, come sostengono i giuristi, il buon senso non è una categoria del diritto. Gli avvocati scartabellano carte e documenti e preparano la battaglia basandosi su un lontano precedente del ’91. Ma quelle erano elezioni politiche, il che getta ancora più incertezza sulla vicenda.

Ma torniamo ai due presunti responsabili del patatrac che si sarebbero presentati tardi perché fino all’ultimo minuto costretti, dai capi partito locali, a cancellare e rimuovere nomi per inserirne di altri. La classica tarantella che si ripropone puntuale ad ogni elezione. Il ritardo quindi sarebbe stato causato dalle continue interferenze dei vertici. Cancella questo nome, inserisci quell’altro e la frittata è stata fatta.

Dicono che Berlusconi sia furioso, Fini amareggiatissimo, la Polverini fuori dai gangheri, il più duro è stato il ministro Rotondi, stufo, a suo dire, di “essere il fratello povero di incapaci”. Sostengono i ben informati che nella giornata di ieri all’interno del comitato elettorale di Renata Polverini siano volati calci, pugni e accuse pesantissime. E da oggi c’è chi ironizza sull’acronimo Pdl, che potrebbe benissimo essere letto come "Partito dei limiti o dei limitati". Il senso non cambia. Perché la vicenda, comunque vada a finire, si traduce in una serie di limiti oggettivi palesati al Paese intero.

La sensazione è che il Pdl sia ancora troppo disperatamente Berlusconi-dipendente e che intorno ruoti tanta organizzazione amatoriale. Qualcosa del genere si era già intuita scorrendo le presenze nel listino bloccato. In teoria, nel listino (ovvero quelle quattordici personalità che vengono elette solo se il loro candidato Presidente vince le elezioni) dovrebbero esserci personalità di rilievo. Gente con gli attributi, professionisti di alto profilo, senza grande seguito elettorale ma con un indiscutibile valore aggiunto. Ebbene nessuno dei 14 in lista ha un valore aggiunto. Nessuno è un professionista dal curriculum prestigioso. Forse si salva solo Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno, professoressa universitaria. A proposito della quale ci si è addirittura domandati che cosa ci facesse in quella lista.

Dal canto loro i vari Alemanno, Polverini e compagnia cantando, fanno bene a chiedere la riammissione delle liste. Ma gli appelli a Napolitano, che ha tutta l’intenzione di lavarsene le mani, non fanno che amplificare la brutta figura e mentre passano le ore aumenta la paura e l’incertezza di assistere all’ultimo mese di una campagna elettorale senza precedenti nella storia del Paese. Intanto la Polverini ha mobilitato i suoi per una maratona oratoria a piazza San Lorenzo in Lucina, al centro di Roma. In molti si augurano che non sia il canto del cigno.