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Se dopo i dittatori arrivano gli islamisti

Nel mondo arabo siamo di nuovo al perverso inganno della liberazione

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L’autunno egiziano. Lo descriveva, nel 1962, il premio Nobel egiziano Najib Mahfouz, capace come pochi di rappresentare la realtà in maniera realistica e straordinariamente concreta. Mahfouz scriveva della rivoluzione del 1952, che sprofondava l’Egitto in quel caos che avrebbe avuto il suo compimento nell’assassinio di Sadat e la dittatura di Mubarak. Oggi, mentre Mahfouz viene definito un eretico dai salafiti, siamo qui a descrivere non un autunno, termine che ben si addiceva a quel periodo, bensì un inverno le cui temperature si fanno sempre più rigide. Un inverno le cui ombre sinistre affondano le mani sull’Egitto e su tutto il Nordafrica, sempre più alla mercé di un gioco ben congegnato e difficile ormai da stoppare.

Le urne del Cairo sono l’esempio più lampante di una strategia che nessuno ha saputo né voluto contrastare. Analizziamo il voto. I Fratelli Musulmani spopolano, come era prevedibile, ma chi c’è dietro di loro era tutt’altro che prevedibile: i salafiti con il 26% sono senza alcun dubbio l’amara sorpresa di questa tornata elettorale egiziana. Ragioniamo di come questo è accaduto, ma soprattutto del perché sia accaduto. La fratellanza non è un gruppo che ama sporcarsi le mani più di tanto, ma non perché abbia un certo senso dell’umano in grado di guidarlo verso un consenso pacifico, ma piuttosto perché ama far fare il lavoro sporco ad altri. Ed ecco i salafiti, strumento di minaccia costante verso il popolo, nel caso in cui non dovesse subito genuflettersi ai suoi comandi. E lo sappiamo bene che la lama salafita corre veloce sul collo di chi alza la testa.

Il popolo egiziano è ormai prono alle decisioni di un gruppo che procede a passo serrato verso il progressivo abbassamento della tensione e la conseguente presa di possesso del paese. Il deserto che avanza inarrestabile, fagocitando nelle sue sabbie la vita e il pensiero anche di chi vorrebbe rimanere libero. Ma non può, perché gli si pone dinnanzi il bivio: libero di vivere, libero di morire. Ne siano esempio i blogger che hanno conferito il fondamento della libertà alla rivoluzione, la cui metà marcisce in carcere oppure nelle fosse comuni dei “liberatori” dell’Egitto. Che demonizzano il pensiero libero per scardinare anche le radici più profonde di un passato che non tornerà più.

Ma lo stesso accade in Marocco, con undici giornalisti cacciati perché dissentivano sulla vittoria del Pjd (Parti de la justice et du développement) e un’attrice nel mirino del fondamentalismo perché libera oppure in Tunisia, dove le donne sono cortesemente “invitate” ad andare in piazza a manifestare per il velo e se non lo fanno finiscono lapidate in piazza, come puntualmente accaduto oggi. Chiudo gli occhi con amarezza pensando ad un nord africa che muore, lentamente e con atroce sofferenza; e negli occhi dei moderati che bruciano nelle fiamme dell’integralismo iconoclasta della libertà, risento il grido delle donne algerine del 1998, allorché il buio stava calando sul paese e si apprestavano a vivere e combattere nell’ombra. Anche allora le lame correvano veloci, in sella al perverso inganno di falsa liberazione.

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5 COMMENTS

  1. Carissima suad ,inviti la
    Carissima suad ,inviti la gente che conosce a lasciare l’islam in massa,è l’unico segnale forte e positivo che si possa dare.
    saluti luigi

  2. E’ proprio una tristezza
    E’ proprio una tristezza vedere sprecata e inutile tanta sofferenza e desiderio di libertà nei paesi del nord Africa. Persone che abitano in questi paesi non possono non desiderare la libertà dell’Occidente. Alla preghiera aggiungo la speranza che si aprano gli occhi dei politici che possono esigere una più reale libertà umana.

  3. Egregia Sbai, leggo sempre
    Egregia Sbai, leggo sempre con interesse i Suoi articoli e la ammiro per il Suo impegno.
    Spesso mi sono chiesto se fosse ancora musulmana o se avesse abbandonato l’Islam, ufficialmente o solo di fatto; non intendo necessariamente per convertirsi ad un’altra religione.
    Mi sono anche chiesto se sarebbe stata più utile alla Sua giusta causa come musulmana o come apostata e anche qui non ho trovato una risposta. Certo è più facile migliorare un sistema rimandovi al suo interno ma è anche vero che in questo caso rimangono punti non chiari e non parlo di cose di poco conto.
    Non credo le rimanga facile dimostrare che il massimo profeta dell’Islam stesse solo scherzando quando scriveva certe cose e neanche che l’Islam possa sopravvivere come religione se privato di ciò che scrisse il profeta.
    Si dirà che ciò che è stato scritto deve essere inquadrato nella cultura del tempo ma un vero profeta dovrebbe rivelarsi tale per avere espresso concetti universali e per avere visto lontano dove nessuno ancora era riuscito a vedere. Certo è che se cade il profeta cade l’Islam.
    Oggi si parla di integrazione ma non ci si vuole sbilanciare nell’aiutare chi l’integrazione vera la cerca e la meriterebbe ma non riesce ad ottenerla a causa della mancanza di coraggio dei nostri legislatori; penso a tutti quegli immigrati musulmani che hanno perso la fede nell’Islam e vorrebbero abbandonarlo ma non possono perchè contrastati e minacciati dalla propria comunità e ignorati dello Stato. Si tratta di un enorme numero di persone, difficilmente quantificabile perchè non gli è permesso venire allo scoperto e che per lo Stato ufficialmente non esistono. Queste persone andrebbero protette e accolte con un processo di naturalizzazione più veloce che gli consenta di ottenere protezione e cittadinanza, offrendogli anche la possibilità di cambiare nome per mettersi al riparo da ritorsioni e persecuzioni, ed iniziare così una nuova vita con serenità.
    Egregia Sbai, fermo restando l’ammirazione per il Suo operato credo che in questa direzione dovrebbe cercare di fare di più perchè su queste persone, che Lei lo voglia o no, pende una condanna a morte per apostasia.

  4. Cara maristella purtroppo è
    Cara maristella purtroppo è proprio così vi sono persone ,non solo islamiche che odiano la libertá,molte donne islamiche e italiane convertite all’islam che conosco personalmente,vedono nella libertá un pericolo,essere sottomesse è come vivere senza problemi ,si creano una vita dove tutto è giá scritto ,quindi perchè preoccuparsi? non mi frega nulla di costoro,il problema sono gli altri,che vogliono imporre a tutti il loro modo di vivere,non vogliono vicino gente che mostri ai loro simili,che sia possibile vivere felici e credere in DIO in un modo diverso dal loro,perchè,includerebbe che forse loro potrebbero (e c’e l’hanno) aver torto marcio.
    forza e fede non dureranno per sempre.

  5. La maggioranza vince e
    La maggioranza vince e decide per gli altri, è la democrazia no? Eccovi serviti, democrazia e libertà di autodeterminazione hanno premiato i partiti più islamicizzato che pretendono di mischiare politica e religione… che volete dire ancora? Noi gli abbiamo detto come funziona la democrazia, cioè che il popolo è sovrano… ed il popolo ha deciso, liberamente, votando in massa per i partiti islamici! Viva la dmeocrazia!

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