Nel Pdl gira un documento contro Tremonti ma nessuno sa di chi è

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Nel Pdl gira un documento contro Tremonti ma nessuno sa di chi è

22 Ottobre 2009

Nessun dossier del Pdl contro Tremonti. La nota ufficiale del partito arriva a tarda sera dopo un tam tam che ha tenuto banco per buona parte della giornata nei corridoi della politica, poi culminato con la pubblicazione sul sito web "notapolitica.it" di un "decalogo" in cui si chiede un deciso "cambio di rotta" nella politica economica del governo. Nessuna firma in calce ma nell’introduzione al documento, il sito fa riferimento in maniera generica a "rumors" che ne attribuirebbero la partenità ad autorevoli esponenti di governo e del partito, tirando in ballo i nomi di Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Claudio Scajola, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto. Francamente un po’ poco per buttare sul tavolo nomi e cognomi di big del partito.

Il "decalogo" anti-Tremonti viene rilanciato dalle agenzie di stampa e un istante dopo si rincorrono le smentite. E’ il caso del presidente del deputati Fabrizio Cicchitto e del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Il primo parla di "voci completamente destituite di fondamento che hanno come unico scopo quello di provocare qualche fenomeno di destabilizzazione all’interno del Pdl". Il secondo mette in chiaro di non aver partecipato "alla stesura di alcun contro-documento di politica economica, nè ad alcuna iniziativa per ‘ridimensionare’ il ministro Tremonti con il quale ci confrontiamo quotidianamente, lealmente e in spirito di collaborazione, per individuare le misure migliori per arginare la crisi, rimettere in moto la ripresa, assicurare al Paese un futuro di crescita e di benessere”. E il fatto che quel testo sia anonimo, per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti è la riprova che non si può "dare corpo alle ombre. C’è un’agenzia sconosciuta che parla  di un documento di cui nessuno ha rivendicato la paternità".

La smentita di via dell’Umiltà definisce il testo "fantomatico"e spiega come le  firme non siano certamente quelle dei vertici del partito, tantomeno quelle di alcuni ministri. Tutt’al più, si ipotizza, può essersi trattato di un contributo di ”singoli parlamentari o gruppi di lavoro" ma di sicuro non contro la linea del dicastero di via XX Settembre. Resta il fatto che il documento esiste anche se come spiega La Russa "è uno come centinaia di altri che ogni giorno ci arrivano. Non so chi l’abbia scritto, so per certo chi non l’ha scritto: nè ministri nè organi interni di partito nè gruppi di lavoro di qualsiasi genere riconducibili al Pdl”. Poi dice di averlo avuto tra le mani una decina di giorni fa ma di non averci prestato "grande attenzione”. Piuttosto, l’idea che il ministro e coordinatore del Pdl si è fatto è che si voglia "utilizzare un documento come tantissimi altri per creare un clima che danneggia i rapporti nel partito e nel governo Berlusconi".

Nella nota del coordinamento nazionale si osserva come "ogni giorno, da sempre, vengono prodotti spontaneamente, da singoli parlamentari o da gruppi di lavoro, documenti che vogliono essere solo ed esclusivamente un contributo all’attività di governo o di un singolo ministro. Anche in questo caso tale appare probabilmente la natura del testo in questione".

Caso chiuso? Pare di sì, almeno per ora. Ma al di là del fantomatico decalogo – c’è anche chi invece parla di un semplice "appunto non contro ma per" in cui si chiederebbe maggiore collegialità nelle scelte di politica ecomomica – il clima che si respira nelle file del Pdl rivela un certo malumore nei confronti del titolare del Tesoro sia sul piano più strettamente tecnico che su quello politico. Nel primo caso sono in molti a ritenere ad esempio che, superata la fase più delicata della crisi economica, è arrivato il momento di pensare concretamente alla riduzione delle tasse, impegno oltretutto sottoscritto dalla maggioranza nel programma di governo. A questo si aggiungono le perplessità sulla banca del Mezzogiorno, fortemente voluta da Tremonti ma ad esempio criticata dai ministri Fitto e Prestigiacomo nell’ultimo Consiglio dei ministri. Nel secondo caso, non è andato giù il convegno promosso dalla fondazione Aspen di cui il ministro è presidente, dedicato al "dopo" come recitava la lettera di presentazione in cui si diceva che va creata "una leadership basata su un consenso non immediato e mediatico". Iniziativa che avrebbe irritato e non poco il Cav. Fino all’ultima sottolineatura tremontiana, quella sul posto fisso.