Nel Pdl sono già tutti al lavoro per dare forma al nuovo partito
11 Agosto 2008
Niente ferie per il Pdl. Il cartello di lavori in corso per tutta l’estate lo ha messo proprio Silvio Berlusconi, che alcuni giorni fa in una riunione a Palazzo Grazioli ha ribadito la necessità che il processo di formazione del nuovo partito non conosca soste. E così niente ombrellone e mare per il Popolo della Libertà e per coloro che dovranno lavorare materialmente al nuovo soggetto politico.
La tabella di marcia è stata fissata ed è alquanto ambiziosa: infatti per il 18 agosto è convocata la riunione della commissione statuto che si occuperà di redigere la bozza di regolamento del Pdl. Un documento importante visto che le regole stabilite dai “saggi” saranno la base di discussione su cui si concentrerà il comitato costituente del partito, organo presieduto dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che è anche reggente di An, e dal coordinatore azzurro, Denis Verdini. Comitato che si riunirà a Roma il prossimo 10 settembre. Per quella data quindi tutto dovrà essere pronto per dare così il via alla nascita del partito. Nascita che naturalmente sarà successiva ai due congressi di scioglimento di An e Fi che sembra dovranno celebrarsi ad inizio 2009. Anzi su questo punto Berlusconi sembra avere le idee molto chiare e cioè come lui stesso ha annunciato per gennaio ci sarà il congresso costitutivo del Pdl con la scelta del reggente che dovrà guidare il partito.
Tempi, quindi, molto stretti. E’ evidente allora che sul fronte regolamentare e statutario per settembre tutto dovrà essere in regola anche perché il timing di costruzione del nuovo partito coincide perfettamente con le elezioni europee della primavera del 2009. Infatti è proprio quello a cui sembra puntare il premier e che spiega inoltre l’accelerazione impressa dal Cavaliere in queste ultime settimane. Da qui poi la decisione di passare agosto a lavorare sul Pdl. In pratica l’opinione che circola a Palazzo Grazioli è che le europee serviranno per testare la tenuta elettorale del nuovo partito. La soglia verso cui si punta è quella del 40 per cento o giù di lì, cifre da vecchia Democrazia Cristiana, e che nei fatti consacrerebbero il Pdl come partito di riferimento per la maggioranza degli italiani. Ma per fare questo bisogna muoversi, fare in fretta, arrivando all’appuntamento pronti ed organizzati. Ecco allora spiegata la voglia del Cavaliere di chiudere tutte le questioni in sospeso, come quella sulle quote di partecipazione. Infatti il vertice di Palazzo Grazioli poco prima della pausa estiva è servito proprio per mettere la parola fine a questa vicenda. Questione tecnica ma importante per i futuri equilibri ed assetti del partito. Alla presenza del ministro La Russa, del coordinatore Verdini e del ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, come rappresentante dei cosiddetti “cespugli” del Pdl, il Cavaliere ha definitivamente stabilito che nel 70 per cento delle quote di partecipazione al nuovo partito assegnate a Forza Italia saranno ricompresi anche i “piccoli”. Una scelta che se non soddisfa pienamente Fi, che invece puntava al 75 per cento, accontenta An che manterrà quindi il 30 per cento senza subire ulteriori limitazioni.
Soddisfazione condivisa anche dagli stessi “cespugli” che da settimane esprimevano malumori circa il processo di formazione del partito. Critiche avanzate sia dallo stesso Rotondi che dall’ex ministro Stefano Caldoro che in più occasioni aveva criticato la deriva burocratica nella formazione del Pdl. Un’operazione, quella del Cavaliere, che adesso oltre ad avere fatto chiarezza nel futuro del Pdl ha anche probabilmente messo fine alle voci di un possibile nuovo gruppo parlamentare alla Camera che si sarebbe dovuto formare da una costola del Pdl. A lavorarci gli uomini di punta dei “cespugli” come Caldoro, Baccini, Dini, Rotondi e Giovanardi ma anche alcuni scontenti del Pdl che, rimasti fuori dai giochi di governo, contavano in questo modo di rientrare nella partita. Però come detto il Cavaliere sembra aver messo in chiaro le cose anche se più di qualche parlamentare del Pdl non la pensa così, convinto che alla prima crisi il problema di un nuovo gruppo si ripresenterà.
Timori a parte è proprio dentro Forza Italia che iniziano le prime manovre in vista del nuovo partito. La scelta, infatti, di Berlusconi di mettere mano all’organizzazione regionale del partito provvedendo ad una serie di ricambi risponde proprio all’esigenza di garantire al partito uomini capaci che sappiano gestire la transizione. La preoccupazione era che doppi incarichi, come quelli di coordinatore e di esponente di governo, potessero ridurre l’impegno sul fronte Pdl degli azzurri. Così la decisione di far valere l’incompatibilità tra i due ruoli e nominare dirigenti affidabili e pronti a competere con An per la costruzione del Pdl. Scelte che ad esempio hanno riguardato il ministro Raffaele Fitto che lascerà il coordinamento regionale della Puglia per fare posto ad Antonio Distaso, oppure in Piemonte il sottosegretario Guido Crosetto passerà la mano ad Enzo Ghigo. Stessa situazione nel Lazio dove un altro sottosegretario, Francesco Giro, lascerà l’incarico per Alfredo Pallone. Infine cambi pure in Sardegna e Toscana.
Intanto però in attesa di creare il partito unico a tenere banco è anche la questione leadership che come detto proprio lo stesso Berlusconi giorni fa aveva sfiorato spiegando che nel congresso di gennaio sarebbe stato scelto anche il reggente del Pdl. Tanto è bastato per aprire una nuova questione. Se Maurizio Gasparri lancia in un’intervista a “Libero” una terna: “Gianfranco Fini, Giulio Tremonti e Roberto Formigoni”, quest’ultimo dalle colonne de "Il Giornale" fa sapere che "ad oggi il leader indiscusso del centrodestra resta il cavaliere", mentre "diversa e’ la questione del reggente". Infatti secondo lui a guidare il partito dovrà essere una persona affiancata da un comitato di reggenza, una sorta di "primus inter pares" scelto, come tutta la "squadra", dalla base. Ipotesi che suona tanto di autocandidatura o quanto meno del progetto di "costruire" un candidato di riferimento dello stesso governatore lombardo. Progetti subito stoppati da Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl, il quale ribatte che parlarne adesso "è prematuro e inutile perchè abbiamo davanti una legislatura in cui è inevitabile la convergenza tra guida del governo e guida del partito". In effetti in An è grande la preoccupazione che la nomina di un reggente favorisca il partito degli azzurri escludendo di fatto gli uomini di Fini. Da qui la convinzione che sarebbe meglio giungere alla costituzione di un ufficio politico che guidi il Pdl evitando così la nomina di un unico soggetto. Ipotesi che alla fine potrebbe risultare vincente viste anche le parole che ieri sera Fabrizio Cicchitto ha espresso circa l’eventualità di un reggente. “Fantasie agostane” per il capogruppo convinto che “Verdini e La Russa nel futuro saranno coadiuvati da un nucleo politico composto da dirigenti appartenenti a Fi, An e ad altre formazioni politiche interessate”. Per ora quindi solo chiacchiere che però indicano la presenza di certo nervosismo in attesa di quello che verrà. Comunque fino a questo momento l’unica cosa certa è il lavoro affidato ai “saggi” che dovranno stilare le regole del nuovo partito. Un lavoro che dovrà essere compiuto entro il 10 settembre data di riunione del comitato costituente del Pdl. Dopo di che la parola spetterà ai singoli partiti e soprattutto alla politica. Ed allora come disse Gianfranco Fini: "Chi avrà più tela tesserà".
