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Nel processo a Galileo Einstein avrebbe difeso il Card. Bellarmino

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Se esaminiamo la disputa fra Galileo e gli inquisitori solo sul piano scientifico, è possibile provare che Galileo non aveva ragione sia per i contenuti fisici addotti e sia per la metodologia di ricerca.
A tal fine bisogna partire dall’osservazione che le motivazioni che hanno portato ai processi subiti da Galileo sono da trovare nella richiesta di quest’ultimo che la Chiesa dovesse ammettere, che riguardo al moto del Sole, la sacre scritture contenevano “molte proposizioni le quali, quanto al nudo senso delle parole, hanno aspetto diverso dal vero“ per cui era necessario “che i saggi espositori produchino i veri sensi, e n'additino le ragioni particolari per che siano sotto cotali parole stati profferiti. Stante, dunque, che la Scrittura in molti luoghi è non solamente capace, ma necessariamente bisognosa d'esposizioni diverse dall'apparente significato delle parole, mi par che nelle dispute naturali ella doverebbe esser riserbata nell'ultimo luogo”

E’ inutile che faccia notare l’importanza di questa, come altre affermazioni analoghe, che possiamo trovare nelle lettere a Castelli, Cristina di Lorena, Dini, ecc.. Perché proprio questa richiesta di Galileo, di ritenere necessaria una interpretazione autentica delle Sacre Scritture da parte di “saggi espositori”, creerà i presupposti del processo. Infatti proprio la pretesa di Galileo che i passi della Bibbia, in cui si parla del moto del Sole, siano contrario alla evidenza fisica e quindi siano erronei, sarà l’origine dello scontro con l’inquisizione.
Devo premettere al mio ragionamento che il processo a Galileo è stato per la Chiesa uno dei principali errori commessi nella sua storia. La pretesa e l’arbitrio di potere affrontare un problema di tali contenuti con autorità e presunzione peserà molto a lungo e costituirà un pregiudizio e comunque un grosso ostacolo nei rapporti fra scienze e fede con le conseguenze che tutti sappiamo bene.
Quello che voglio provare, è invece l’assoluta correttezza della frasi Bibliche e della debolezza della posizione di Galileo. Al contrario, un’analisi approfondita delle posizioni della Chiesa, rivelano sorprendentemente come gli argomenti di Bellarmino, Urbano VIII e i gesuiti romani presentino una maggiore apertura ed elementi più corretti nei contenuti fisici e negli argomenti epistemologici rispetto a quelli di Galileo.
Partiamo dall’osservazione che, almeno da un punto di vista cinematico, il moto o il movimento di un punto o di un corpo è un concetto relativo, nel senso che per parlare di moto occorre precisare o introdurre la nozione di osservatore rispetto al quale il moto viene riferito. In tal modo quando si parla di moto della Terra, si intende che stiamo parlando di moto della Terra rispetto al Sole, che sarà l’osservatore. Ma risulta altrettanto lecito parlare di moto del Sole rispetto all’osservatore Terra. La cosa che si può aggiungere è che nel sistema solare risulta più agevole e conveniente per la descrizione del moto dei pianeti, scegliere il riferimento solare e quindi la visione Copernicana del moto. Ma non esiste una ragione di principio per preferire una scelta rispetto all’altra. Del resto sappiamo che nell’Universo non esistono corpi che possiamo ritenere fermi gli uni rispetto agli altri e quindi non è possibile privilegiare alcun osservatore.
Personalmente ritengo che basterebbe questa motivazione per comprendere come la richiesta da parte di Galileo di una necessaria interpretazione della Scrittura sia una pretesa ingiustificata. Però voglio da un lato comprendere anche il punto di vista di coloro che non si accontentano di una visione cinematica del problema, ma vogliono meglio comprendere il problema specifico su basi dinamiche, cioè non come semplice descrizione del moto, ma correlando il moto alle cause che lo dederminano. Una obiezione a questa richiesta potrebbe essere la constatazione che Newton, fondatore della dinamica nacque un anno dopo la morte di Galileo e quindi al tempo del processo si poteva parlare solo in ambito cinematico. Ma questo forse può essere ritenuto un argomento debole.
Per cui veniamo alla Dinamica Newtoniana, che porterà nei due secoli successivi all’affermazione del sistema Copernicano e alla consacrazione di Galileo. Infatti la meccanica newtoniana si fonda sulle 3 famose leggi. In particolare la prima afferma:
Esiste un osservatore chiamato inerziale (o Galileiano) rispetto al quale un punto materiale non soggetto a forze assolute (cioè dovuto alla presenza di altri corpi) rimane in quiete o si muove di moto rettilineo ed uniforme.
La seconda legge fa uso della prima, quando dice che la famosa legge del moto
F=ma (Forza = massa per accelerazione) vale solo se riferita ad osservatori inerziali.
Quindi appare evidente che in dinamica, si devono privilegiare gli osservatori inerziali, perché secondo la teoria di Newton, solo rispetto ad essi valgono le leggi del moto. Si pone quindi il problema di individuare tali osservatori. Come è noto un osservatore con origine nel centro del Sole e assi orientati verso le stelle fisse è in ottima approssimazione inerziale. La stessa cosa non possiamo dire per un osservatore solidale con la superficie terrestre. Per cui, in questo ambito, si introduce fra l’impostazione Copernicana e quella Tolemaica una chiara scelta tutta a favore della prima. Questo è, detto in breve, ciò che motiva l’affermarsi della dottrina Copernicana nei secoli XVIII e XIX.
Già alla fine del 800’ Ernst Mach osservava la necessità di descrivere le leggi fisiche in funzione di un qualsiasi osservatore. Opponendosi alla pretesa di introdurre uno spazio assoluto che di fatto è presente nel modello Newtoniano, mediante il concetto di osservatore inerziale. Inoltre fu il primo a considerare le leggi della fisica soltanto come modelli, concepiti dall’uomo, in grado di organizzare e sistemare le osservazioni sperimentali e non come leggi in grado di esprimere e rappresentare la realtà della natura.
Ma colui che doveva dare il colpo definitivo a questa concezione assoluta del mondo fisico e per quanto ci interessa del concetto di osservatore inerziale, fu A. Einstein mediante la teoria della Relatività Generale
Riporto ora per ragioni di brevità e urgenza una pagina presa dalla rete, che comunque esprime bene il problema.
Nella Relatività Ristretta, proposta da Einstein nel 1905 si affermava l'equivalenza di tutti i sistemi inerziali, lasciando fuori i sistemi non inerziali (o accelerati), che possono essere considerati soltanto facendo intervenire opportune forze, che vengono a dipendere dall’osservatore e determinabili sulla base di esperimenti. Questo poneva i sistemi inerziali su una posizione privilegiata, diversa rispetto ai non inerziali, fatto che turbava Einstein dal punto di vista della completezza e dell'eleganza della struttura teorica.
In più, la relatività ristretta aveva mostrato che lo spazio ed il tempo devono essere trattati insieme se si vogliono ottenere risultati coerenti; il tempo era diventato una coordinata come le altre 3 e ad impedire certi movimenti in questo spazio a 4 dimensioni c'è solo il principio di causalità.
Un celeberrimo esperimento ideale, noto come ascensore di Einstein, fu l'intuizione da cui prese le mosse tutto il successivo sviluppo della teoria: su un ascensore in caduta libera dovuta a un campo gravitazionale, senza possibilità di vedere all'esterno, un osservatore supporrebbe di essere in assenza di gravità; per provarlo, egli lascia cadere una moneta ed osserva che la moneta resta alla stessa altezza nella cabina ovvero non cade rispetto ad essa, che per l'osservatore è l'unico punto di riferimento. Questo porterebbe allora a dire che un sistema in caduta libera in un campo gravitazionale, è indistinguibile (almeno per un certo periodo) da un altro non sottoposto ad alcuna forza. D'altra parte, quando l'ascensore posto in un campo gravitazionale sta fermo, l'osservatore sente la forza di gravità (e una moneta lasciata libera cade ai suoi piedi); non appena l'ascensore inizia a cadere, la moneta resta a mezz'aria: in questo caso l'osservatore può pensare che sia comparso all'improvviso un campo gravitazionale dalla direzione del soffitto, che bilancia esattamente quello di partenza; di nuovo non può decidere quale delle due situazioni si sta verificando.
Quindi, i sistemi accelerati (o non inerziali) non devono essere considerati così particolari, ma possono presentare caratteristiche molto simili a quelli inerziali.
La teoria della relatività generale compie un importante passo, perché afferma non esserci motivazioni fisiche e tanto meno ragioni teoriche per privilegiare un osservatore rispetto ad un altro. Per cui verranno considerati, nell’ambito della Relatività Generale, tutti alla stessa stregua. Quindi non esiste un osservatore assoluto, ma sono tutti relativi, da cui nasce la parola relatività.
Su questa base possiamo affermare che anche lo studio dinamico del movimento dei corpi, porta allo stesso risultato concettuale già espresso nel quadro cinematico.
Possiamo pertanto concludere che sia la visione Tolemaica del moto del sistema solare, sia quella Copernicana risultano concettualmente equivalenti, nel senso che non vi sono ragioni legate a leggi o principi generali che privilegino un sistema rispetto all’altro. Rimane parimente vera l’affermazione di una maggiore convenienza, funzionalità o semplicità nell’uso di un sistema rispetto all’altro, in particolare del sistema Copernicano rispetto a quello Tolemaico. Ma non è possibile affermare che la “Verità” stia nel modello eliocentrico, come invece sostenuto da Galileo in alcuni passi delle sue lettere.
Vorrei a questo punto osservare che ogni teoria fisica non è che la creazione di un modello su basi scientifiche che vuole rappresentare i fenomeni, ma non può identificarsi con la Verità. Essendo la Fisica come scienza e per sua natura, una espressione del pensiero dell’uomo.
Come già osservato, questa visione non doveva essere ben compresa dal Nostro. Ma proprio questo è un punto importante del dibattito fra Bellarmino, Urbano VIIII e Galileo.
Torniamo alla prima questione, cioè alla possibilità di impostare il moto del sistema solare sia seguendo il punto di vista Copernicano e sia quello Tolemaico, o in altre parole, a ritenere esserci una equivalenza concettuale fra queste due teorie. A questo proposito Bellarmino nella lettera a padre Castelli osserva
«Dico che mi pare che V.P. e il Sig. Galileo — si legge nella lettera — facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. Perché il dire che, supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte l'apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno […]. Dico che quando ci fusse vera demonstratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisognerà andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l'intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra»
In questo famoso passo, che da alcuni autori è ben compreso e valutato, mentre da altri è molto criticato, il Bellarmino mette in guardia Galileo dal ritenere ed anche formulare l’eliocentrismo come una Verità (cioè assolutamente), ma al contrario sostiene la necessità di considerarlo come una ipotesi, cioè come un punto di vista. In altre parole mi sembra di potere dire che da un lato egli comprende il valore relativo delle proposizioni scientifiche e dall’altro propone l’eliocentrismo come un possibile osservatore dal quale studiare il sistema solare e quindi il moto dei pianeti. Per cui da questa lettera risulta che la posizione di Bellarmino è al tempo stesso moderna sul piano epistemologico e corretta nei contenuti e nella trattazione fisica. In altre parole il Bellarmino non rifiuta il sistema copernicano, ma invita Galileo a studiarlo considerando il moto dei pianeti sulla base del punto di vista o dell’osservatore solare. Inoltre sempre nella lettera di Bellarmino leggiamo “Dico che quando ci fusse vera dimostrazione che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo, e che il Sole non circonda la Terra, ma la Terra circonda il Sole allhora bisogneria andar con molta considerazione in esplicare le scritture che paiono contrarie, e piuttosto dire che non l'intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal dimostrazione, fin che non mi sia mostrata: né è l'istesso dimostrare che supposto che il Sole stia nel centro e la Terra nel cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verità il Sole stia nel centro e la Terra nel cielo; perché la prima dimostrazione credo che ci possa essere, ma della seconda ho grandissimo dubbio”. Da questo passo mi pare chiaro che Bellarmino rifiuta l’eliocentrismo come Verità assoluta, ma propone la visione empirica del fenomeno e la relatività nella scelta del punto di vista-

Riassumendo, se da un lato non ha senso dire che la Terra è al "centro" dell'Universo, dall'altro non si può affermare che il passo della Genesi, in cui Giusué rivolgendosi al Signore esclama:
"O Sole, fermati su Gabaon, e tu, Luna, sulla valle di Aialon. E il Sole si fermò e la Luna ristette, fino a che il popolo si fu vendicato dei suoi nemici", sia una affermazione scientificamente errata, come affermato da Galileo nelle sue lettere.
Come ho detto all’inizio la questione è nata proprio perché si è sollevato il problema della interpretazione della Scrittura. Prima dall’allora nessuno era stato colpito e perseguitato per avere espresso o aderito al sistema Copernicano. Anche Giordano Bruno, che era copernicano, non fu perseguitato per questo motivo.
Spero che sia chiaro, per quanto detto sopra, che la pretesa di Galileo della necessità da parte della Chiesa di intervenire e ritenere che l’interpretazione letterale dei testi non fosse aderente alla realtà fisica, viene a cadere completamente.

Infine è almeno curioso ricordare come Urbano VIII, durante le udienze concesse a Galileo nel 1624, alla richiesta di pubblicare un nuovo libro (che doveva parlare delle maree e che sarà il Dialogo), concedesse a Galileo "il permesso di pubblicare la sua teoria sulle maree, purché affermasse che dei moti della Terra si parlasse soltanto come d'un'ipotesi, la cui realtà [oggettiva] non poteva essere dimostrata ne’ con esperimenti sulla Terra, ne’ con osservazioni del cielo" (da Galileo, di Stillman Drake).
Quindi anche Urbano VIII sostiene quanto già affermato da Bellarmino, ma inoltre egli afferma l’impossibilità di una verifica sperimentale del moto assoluto della Terra. A sostegno di tale impossibilità, possiamo usare l’argomento che Einstein propone con l’esperienza dell’ascensore. Infatti quell‘esperimento, esposto sopra, conferma l’incapacità da parte dello sperimentatore di distinguere fra le due possibili scelte che portano alla stessa osservazione. Cioè se stiamo cadendo con un ascensore in un campo gravitazionale terrestre, oppure stiamo viaggiando di moto rettilineo e uniforme rispetto ad un osservatore inerziale come può essere il riferimento solare. Pertanto, se non è possibile comprendere o verificare sperimentalmente la differente realtà del movimento, nello stesso modo non è possibile una verifica sperimentale che provi il moto assoluto della Terra.

Nel caso gli argomenti da me presentati non siano stati sufficientemente convincenti, è possibile portare una ultima, a mio parere conclusiva prova. Nel 1582, come è noto, la Chiesa di Roma promulgò il famoso calendario Gregoriano. Che prevedeva la eliminazione di 10 giorni dal calendario (saranno i giorni dal 5 al 15 Ottobre del 1582). Questa riforma, che si è rivelata estremamente precisa, poteva essere realizzata soltanto se si era in possesso di misure astronomiche estremamente accurate e inquadrabili in una corretta teoria del moto del Sistema Solare. Ma il modello scelto per questa riforma fu proprio e solo il modello Tolemaico. Questa è la prova che è possibile fornire una descrizione corretta dei fenomeni relativi al nostro sistema Solare seguendo anche il punto di vista geocentrico.



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6 COMMENTS

  1. Galileo e Einstein
    Articolo interessante, ma il passo della Scrittura in cui Giosuè comanda al Sole di fermarsi è NON Genesi, ma, appunto, Giosuè 10,13

  2. Incomprensioni su Copernico
    Non è affatto vero che il sitema tolemaico e quello copernicano differiscono per un cambio del sistema di riferimento. Questo è l’errore di valutazione che, da Mach in poi, hanno fatto persino alcuni dei massimi fisici, ipotecando così in partenza la possibilità di comprendere l’origine dell’idea copernicana. Esistono infiniti sistemi geocentrici che spiegano le stesse posizioni angolari dei pianeti sullo sfondo del cielo stellato e tutti con dimensioni arbitrarie delle loro orbite e, addirittura, dell’ordine dei pianeti stessi. Se supponiamo che i pianeti orbitino invece intorno al sole allora le proporzioni delle orbite e l’ordine dei pianeti risultano completamente determinati. Questo insegna Copernico. La supposta equivalenza viene inconsapevolmente fatta tra il sistema copernicano e l’unico sistema geocentrico ad esso equivalente, quello di Tycho. Che non è affatto quello tolemaico e che Tycho ha proposto dopo Copernico pur di salvaguardare l’immobilità della Terra. Einstein non avrebbe difeso Bellarmino! Tutto questo potete trovarlo, e in modo più chiaro, nell’articolo di copertina COPERNICUS DECODED The Mathematical Intelligencer – 27 (2005), no. 3 (Cover Article)

    Buon Natale a tutti

    Giorgio Goldoni
    Civico Planetario “Francesco Martino”
    MODENA

  3. Tolomeo
    Tolomeo fornisce un metodo per calcolare le posizioni angolari dei pianeti, cioè in che direzione è possibile vederli, ma non è in grado di dire nulla riguardo alla loro distanza relativa. Addirittura, come confessa apertamente nell’Almagesto, non è nemmeno in grado di stabilire se Mercurio e Venere siano più in “basso” o più in “alto” del Sole e afferma di adeguarsi all’insegnamento dei suoi predecessori e che solo una misura di parallesse, che non è in grado di fare, potrebbe dare una risposta definitiva. Copernico invece, con sostanzialmente gli stessi dati osservativi e senza essere nemmeno lui in grado di fare quella misura di parallasse, grazie alla sua ipotesi eliocentrica è in grado di stabilire l’ordine e le proporzioni delle orbite planetarie. E’ certo vero che è possibile descrivere il moto dei pianeti da qualsiasi osservatore! Ma non è vero che il sistema copernicano e quello tolemaico differiscono solo per un cambio del sistema di riferimento! Le proporzioni del sistema Tolemaico sono del tutto errate! Per esempio Mercurio e Venere orbitano intorno a un centro che è solo allineato col Sole e compiono l’intera orbita rimanendo sempre più vicini alla Terra del Sole. Se invece riferiamo i moti dei pianeti alla Terra allora Mercurio e Venere girano intorno a un Sole che ruota intorno alla Terra e sono a volte più vicini e a volte più lontani di quanto non lo sia il Sole. Ancora, gli epicicli di Marte, Giove e Saturno hanno dimensioni diverse nel sistema tolemaico, mentre nella realtà, se riferiamo i moti alla Terra, essi hanno tutti la stessa dimensione. Cosa che si ottiene solo per una ben precisa proporzione delle loro orbite! Copernico stesso ci dice che questo aspetto è “la cosa principale” della sua teoria in una frase assai poco compresa in cui paragona il sistema tolemaico a un uomo fatto con parti anatomiche ben disegnate, ma assolutamente sproporzionate in modo da risultare un mostro più che un uomo. Ma comprendo benissimo che è difficile esprimere tutto ciò a parole senza fare riferimento a figure. Per questo suggerivo agli interessati la lettura dell’articolo Copernicus Decoded.

    Giorgio Goldoni
    Civico Planetario “Francesco Martino”
    Modena

  4. In risposta alle
    In risposta alle osservazioni certamente corrette e interessanti di Giorgio Goldoni, voglio precisare che nel mio articolo non ho mai affermato che il sistema Tolemaico fosse più rispondente alla realtà e fornisse osservazioni e verifiche sperimentali più corrette del sistema Copernicano. Se questo fosse il problema, allora bisognerebbe dire che il sistema migliore era quello di Tycho Brahe, che sappiamo essere un sistema geocentrico. Ma come già osservato, il mio articolo non pone questo problema, ma il concetto della relatività del moto, cosa banale ma che non si vuole portare alle sue implicazioni più evidenti, allorquando si parla di Galileo. Inoltre rimane il problema epistemologico, che non io, ma Galileo pone, allorquando parlando di quanto scritto nelle sacre scritture, sostiene che la Verità non è in accordo con ciò che afferma la Bibbia. Perché la Verità era il sistema Copernicano. Questo non si può affermare. Ecco il motivo per cui Einstein (ma non solo lui) non poteva essere dalla parte di Galileo, ma poteva trovare in Bellarmino una maggiore vicinanza di vedute.

  5. verità e relatività
    Mi difenderei facilmente dunque da un’ipotetica querela del signor Goldoni, in sede di un’ipotetica sessione di giudizio, dopo che logicamente mi abbia accusato di averlo colpito con un pugno. Dicendo che non è la Verità che l’ho colpito, giacchè dal sistema di riferimento della mia mano risulta che è stato il suo volto ad esserle arrivato contro a gran velocità. Io non sono un fisico e invito qualcuno più competente di me (diverso da Goldoni ovviamente) a spiegarmi se è vero che non esiste una verità oppure se la relatività sussiste solo se si possono avere informazioni unicamente da sistemi non inerziali. Ad esempio nel caso dell’ascensore in caduta libera, benchè chi vi si trovi all’interno veda la moneta ferma o equivalentemente attratta da una fittizia forza anti-gravitazionale, il fortunato osservatore di un sistema inerziale è in grado di dire che in Realtà la moneta sta subendo un moto accelerato uniforme. Pertanto la relatività per me vale nella descrizione di un moto, ma esistono versioni Vere di questa descrizione, proprio per questo si distingue tra forze reali (Vere) e forze apparenti!

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