Nella guerriglia degli emendamenti i finiani si sono inchiodati alla forma
02 Dicembre 2010
Stando al verbo finiano la riforma dell’Università è stata approvata a Montecitorio grazie agli interventi determinanti di Futuro e Libertà. Guardando però la vicenda in controluce, è possibile scoprire che le cose non stanno esattamente così. E che buona parte delle rivendicazioni dei futuristi hanno a che fare con il braccio di ferro (politico) col Cav. più che sui contenuti del testo approvato dalla Camera.
Basta esaminare i contenuti degli emendamenti firmati da Fli. Due di questi riguardano gli "assegni di ricerca" e la "clausola di salvaguardia" (che elimina la possibilità del commissariamento per il ministero dell’Istruzione da parte di quello dell’Economia nel caso in cui si verifichino scostamenti rispetto alle previsioni di spesa). I testi di cui si sta parlando non hanno cambiato il provvedimento nella sostanza, ma solo nella forma. Prendiamo il primo, ad esempio: prevede che la norma non possa gravare con "oneri aggiuntivi" anziché "nuovi o maggiori oneri". La differenza, di carattere esclusivamente tecnico, risiede semplicemente nella diversa modulazione dei termini.
Così, sullo sfondo di un Paese percorso da Nord a Sud dalle proteste contro il ddl Gelmini i finiani, come ha dichiarato Benedetto Della Vedova durante le dichiarazioni di voto a Montecitorio, avrebbero apportato al testo modifiche così importanti da incidere su alcuni aspetti della riforma.
Ma non è tutto. Perché in Aula l’esecutivo è finito di nuovo sotto il fuoco "amico" dei futuristi a causa di un altro emendamento, questa volta più rilevante sul piano dei contenuti. E’ quello che contiene la "quota di assunzioni dei docenti di seconda fascia" e gli "scatti meritocratici di professori e ricercatori meritevoli". Tuttavia, anche in questo caso i finiani non hanno fatto altro che presentare un testo che in realtà non era stato formulato da loro, bensì dalla relatrice del ddl, la pidiellina Paola Frassinetti, ricalcandone in pieno lo spirito. Ciò che hanno fatto gli uomini del presidente della Camera, in sostanza, è stato semplicemente chiedere all’Aula di riscriverlo nel testo generale, considerato il respingimento da parte della Commissione Bilancio avvenuto qualche mese fa.
Per capire questo passaggio è bene fare un salto indietro. Il 6 giugno scorso, quando il provvedimento era ancora all’esame della Commissione Cultura, con la sola astensione delle opposizioni, veniva approvato l’articolo ‘5-bis’ con il quale la maggioranza varava l’istituzione di un fondo per finanziare la chiamata di 9mila professori di seconda fascia dal 2011 al 2016 (la famosa quota assunzioni) e per la valorizzazione del merito accademico di professori e ricercatori nel triennio 2011-2013 (gli scatti meritocratici). Allora però, la Commissione Bilancio respinse il testo ritenendolo troppo oneroso. Ed ecco che l’altro giorno, a Montecitorio, i deputati finiani hanno riproposto l’emendamento in questione dimezzandolo però nella spesa prevista (con il testo attuale le assunzioni sono state portate a 4.500). Ma lo spirito della norma è tale e quale a quello che era stato presentato prima in Commissione e su questo c’era già la condivisione piena di tutta la maggioranza.
Ora, che i rappresentanti di Fli abbiano tentato di prendersi un merito che in realtà hanno soltanto in parte, appare alquanto strumentale sul piano politico. Quanto agli emendamenti sui quali il governo è scivolato, si è trattato di iniziative di carattere più formale che sostanziale. Due di questi, inoltre, avevano una connotazione esclusivamente "tecnica".
Eppure a sentire lo stesso Della Vedova, non solo i finiani hanno fatto inserire risorse aggiuntive su alcuni capitoli del provvedimento Gelmini "che altrimenti sarebbe stato una scatola vuota" ma la decisione di sostenere col voto in Aula la riforma, sarebbe stato il passaggio fondamentale per la sua approvazione e la riprova del loro "senso di responsabilità". Peccato che nelle scorse settimane le dichiarazioni di Granata, Briguglio e Bocchino non andavano nella stessa direzione di quelle del vicecapogruppo. A questo punto viene da chiedersi: non sarà che alla fine, la cosa veramente determinante nel campo futurista sono state le parole di Fini che ha definito il ddl Gelmini "la migliore riforma di questa legislatura?".
