Nella lotta al terrorismo il Giappone gira le spalle agli Usa
16 Agosto 2007
Era atteso quanto temuto l’incontro tra l’ambasciatore degli USA in Giappone, Thomas Shieffer, e il leader del Partito Democratico, Ichiro Ozawa, che si è tenuto a Tokyo la settimana scorso. Le attese e i timori erano legati alla volontà, da parte statunitense, di trovare una soluzione positiva alla “crisi” apertasi tra i due paese all’indomani delle elezioni giapponesi – che hanno visto una vittoria dei partiti di opposizione – in merito al rinnovo della legge antiterrorismo che garantisce alle forze militari americane l’appoggio della difesa marittima giapponese per il rifornimento di carburante nel quadro delle operazioni in Afghanistan. Ma le aspettative sono andate deluse e l’incontro si è concluso con un aperto rifiuto da parte di Ozawa.
Non è stato però solo il rifiuto di Ozawa – vagamente prevedibile – a lasciare politici ed opinionisti alquanto perplessi, bensì le ragioni addotte per tale rifiuto. Il segretario del Partito Democratico ha infatti accusato gli Stati Uniti d’aver deciso autonomamente di iniziare le operazioni militari in Afghanistan senza aver atteso l’approvazione delle Nazioni Unite, e dal momento che il Giappone sottosta all’autorità delle Nazioni Unite e non a quella dell’America, secondo Ozawa non c’è nessun motivo politico o interpretazione legale che obblighi il parlamento a far passare l’estensione della legge in questione.
Il Giappone di Ozawa pare quindi volersi svincolare dall’immagine di un paese orbita della potenza americana e cerca di scrollarsi dalle spalle decenni di presunto (ed in alcuni casi anche effettivo) “servilismo” politico.
Ma il Giappone di Ozawa poi qual è?%3C/p>
La domanda sorge spontanea lì dove sono stati avanzati dubbi e critiche in seno al partito stesso dei Democratici, la cui ala più conservatrice ha detto di temere che, nel caso di un rifiuto ad oltranza da parte del proprio leader, i rapporti diplomatici tra Giappone e Stati Uniti ne uscirebbero gravemente compromessi.
“Condivido completamente il punto di vista (di Shieffer) secondo cui dobbiamo combattere in modo risoluto il terrorismo o i terroristi che perpetuano crimini contro la pace” ha dichiarato Ozawa, “ma i metodi e le misure che ogni paese sceglie per partecipare a questa guerra contro il terrorismo sono differenti”.
Se da una parte quindi Shieffer, parlando con la stampa, fa un bilancio dell’incontro definendolo persino “positivo” – un trincerandosi dietro frasi di rito del tipo “tutto si aggiusterà, arriveremmo ad un accordo, è solo una questione di tempo” –, Ozawa ostenta invece la sua forza politica, recentemente acquisita, tentando di cavalcare il momento favorevole. Il suo partito, infatti, ha ottenuto una schiacciante vittoria nelle elezioni del 29 luglio scorso che hanno garantito ai democratici la maggioranza nella Camera Alta.
E’ opportuno però ricordare che delle due camere che costituiscono il parlamento giapponese, la Camera Alta e la Camera Bassa, è quest’ultima a detenere più potere decisionale, quella a cui spesso spetta l’ultima parola e che, soprattutto, è ancora dominata dal partito Liberaldemocratico di Shinzo Abe. Il quale spera di riuscire, attraverso una serie di cavilli politici, a far passare il rinnovo della legge antiterrorismo durante la riunione straordinaria del parlamento che si terrà questo autunno.
Ma se giocando fuori casa i rappresentanti della Casa Bianca mostrano sorrisi ed esibito ottimismo, dall’altra parte, a casa propria, il tono risulta notevolmente diverso. La settimana scorsa, infatti, il Ministro della Difesa Yuriko Koike, in visita a Washington per la prima volta dopo la sua recente nomina, ha ricevuto una tiepida accoglienza da parte di alcune figure chiave dell’amministrazione Bush. Pressioni sono state fatte proprio circa l’approvazione dell’estensione della legge in questione ed il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha chiarito più volte come il supporto del Giappone nella lotta contro il terrorismo rimane importante.
Ed ora gli sguardi sono puntati sulla riunione straordinaria prevista per questo autunno in cui il Primo Ministro Shinzo Abe dovrà quindi tentare non solo di riacquistare credibilità politica all’interno del parlamento, presentando piani concreti di risanamento economico, ma dovrà anche cercare di far passare questa legge sull’antiterrorismo che – ormai è evidente – è determinante per i rapporti internazionali tra Giappone e Stati Uniti.
Laura Messina
