Nella matrioska veltroniana solo  la vecchia ricetta Prodi

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Nella matrioska veltroniana solo la vecchia ricetta Prodi

21 Febbraio 2008

Nell’Europa dell’Euro le ideologie
stanno sempre più lasciando il campo alla concretezza delle azioni da svolgere
e delle priorità da realizzare una volta vinte le elezioni. Oggi il confronto
politico si basa, più che in passato, sulla competizione tra piattaforme
elettorali. Se ne era accorto Berlusconi nel 2001 con il Contratto con gli
Italiani. Nel 2006 aveva risposto l’Unione di Prodi con un programma di 282
pagine nel quale si concentrava la possibile soluzione per ogni potenziale
problema politico della coalizione, con il risultato che le soluzioni sono
diventate difficili o impossibili e la sconfitta di Prodi ha reso ciò evidente
e sotto gli occhi di tutti. Veltroni sembrerebbe adottare un modello “terzo”
rispetto ai precedenti: un programma più asciutto di quello dell’Unione (solo
12 punti) e, a differenza di quest’ultimo, orientato (come per Berlusconi nel
2001) per grandi voci: modernizzazione ed infrastrutture, Mezzogiorno, spesa
pubblica, riduzione delle tasse, etc.

Tale programma cerca di condensare –
per ora – in poche righe le possibili azioni politiche della comunque composita
coalizione di centro-sinistra. Ma non è difficile notare che la sintesi operata
da Veltroni
non risolve molti problemi. Soprattutto,
il programma “in pillole” del PD sembra configurarsi come un ibrido in cui fini
e mezzi e macro- (spesa pubblica) e micro-questioni (il problema della casa)
sono allegramente mescolati. Senza un ordine ben definito. Tanto che,
soprattutto, non si capisce quale direzione debba o possa prendere la macchina
di Governo nell’eventuale momento di avvio. Esponendo il Paese al rischio di un
nuovo “stallo” nelle decisioni.

Se ci esercitiamo a porre l’attenzione
ai punti di carattere economico, su cui già TPS e Visco hanno tartassato gli
italiani senza riportare, al contempo, risultati particolarmente utili per il
Paese, il programma del PD auspica:

1. dal versante
della spesa: controllo della spesa pubblica (punto III);

2. dal versante
delle entrate: pagare meno, pagare tutti (punto IV).

Si possono formulare, al proposito,
alcune osservazioni. Controllo della spesa e riduzione delle tasse dovrebbero
procedere all’unisono o separate? Nel primo caso, Veltroni si mostra diligente
discepolo della politica adottata dal Governo Berlusconi quando la riduzione
delle tasse non fu subordinata, ma doveva accompagnarsi
ad una riduzione della spesa pubblica. Si differenzia invece dall’approccio di
TPS/Visco, per i quali le riduzioni delle tasse sarebbero state inevitabilmente
legate ai risultati della lotta all’evasione. Peccato che le maggiori entrate,
eventualmente frutto di questa politica ma soprattutto di una congiuntura
favorevole, siano state allegramente dilapidate nei mille rivoli dei
“tesoretti” così accumulati!

La politica di Veltroni sembra dunque
copiare la politica della CdL? Se è così, allora poco male. Ma così non è.
Giacché ridurre l’Irpef alle famiglie (e di converso aumentare il potere di
acquisto dei consumatori) ovvero come dice Veltroni, capovolgere il vecchio detto
sessantottino “pagare meno per pagare tutti” per “pagare tutti e pagare meno”
presuppone la prosecuzione di un andamento favorevole delle entrate tributarie.
Questo è oggi meno verosimile in presenza di un rallentamento (probabile)
dell’economia nazionale e internazionale che già si affaccia Oltreoceano. Se
così, il ragionamento non tiene. E la politica del PD neanche.A questo punto rimane un dubbio: o il
programma di Veltroni è volutamente generico, insomma mischia mele e pere, oppure
sconta quella che sembra una reale mancanza di chiarezza sugli obiettivi reali:
in altre parole quali priorità da raggiungere e in quale ordine? Che priorità
avrebbe – per ipotesi – il rilancio delle Grandi Opere, messe da parte dal
Governo Prodi, in una ipotetica agenda di Governo del PD?

Dubbio
facilmente risolvibile se si considera che Veltroni, per le condizioni
economiche e politiche da cui parte, cioè da Prodi e dalla sua coalizione
“rivisitata”, difficilmente riuscirà ad inventarsi ricette magiche o
particolarmente innovative, finendo inevitabilmente per continuare a sviluppare
la politica dell’Unione con altri mezzi (e con risorse economiche analoghe!).

Non meravigliatevi, pertanto, se alla fine, dalla matrioska Veltroni finirà per uscire, più o meno sfaccettata, la
vecchia ricetta prodiana.