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Nella matrioska veltroniana solo la vecchia ricetta Prodi

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Nell’Europa dell’Euro le ideologie stanno sempre più lasciando il campo alla concretezza delle azioni da svolgere e delle priorità da realizzare una volta vinte le elezioni. Oggi il confronto politico si basa, più che in passato, sulla competizione tra piattaforme elettorali. Se ne era accorto Berlusconi nel 2001 con il Contratto con gli Italiani. Nel 2006 aveva risposto l’Unione di Prodi con un programma di 282 pagine nel quale si concentrava la possibile soluzione per ogni potenziale problema politico della coalizione, con il risultato che le soluzioni sono diventate difficili o impossibili e la sconfitta di Prodi ha reso ciò evidente e sotto gli occhi di tutti. Veltroni sembrerebbe adottare un modello “terzo” rispetto ai precedenti: un programma più asciutto di quello dell’Unione (solo 12 punti) e, a differenza di quest’ultimo, orientato (come per Berlusconi nel 2001) per grandi voci: modernizzazione ed infrastrutture, Mezzogiorno, spesa pubblica, riduzione delle tasse, etc.

Tale programma cerca di condensare – per ora - in poche righe le possibili azioni politiche della comunque composita coalizione di centro-sinistra. Ma non è difficile notare che la sintesi operata da Veltroni non risolve molti problemi. Soprattutto, il programma “in pillole” del PD sembra configurarsi come un ibrido in cui fini e mezzi e macro- (spesa pubblica) e micro-questioni (il problema della casa) sono allegramente mescolati. Senza un ordine ben definito. Tanto che, soprattutto, non si capisce quale direzione debba o possa prendere la macchina di Governo nell’eventuale momento di avvio. Esponendo il Paese al rischio di un nuovo “stallo” nelle decisioni.

Se ci esercitiamo a porre l’attenzione ai punti di carattere economico, su cui già TPS e Visco hanno tartassato gli italiani senza riportare, al contempo, risultati particolarmente utili per il Paese, il programma del PD auspica:

1. dal versante della spesa: controllo della spesa pubblica (punto III);

2. dal versante delle entrate: pagare meno, pagare tutti (punto IV).

Si possono formulare, al proposito, alcune osservazioni. Controllo della spesa e riduzione delle tasse dovrebbero procedere all’unisono o separate? Nel primo caso, Veltroni si mostra diligente discepolo della politica adottata dal Governo Berlusconi quando la riduzione delle tasse non fu subordinata, ma doveva accompagnarsi ad una riduzione della spesa pubblica. Si differenzia invece dall’approccio di TPS/Visco, per i quali le riduzioni delle tasse sarebbero state inevitabilmente legate ai risultati della lotta all’evasione. Peccato che le maggiori entrate, eventualmente frutto di questa politica ma soprattutto di una congiuntura favorevole, siano state allegramente dilapidate nei mille rivoli dei “tesoretti” così accumulati!

La politica di Veltroni sembra dunque copiare la politica della CdL? Se è così, allora poco male. Ma così non è. Giacché ridurre l’Irpef alle famiglie (e di converso aumentare il potere di acquisto dei consumatori) ovvero come dice Veltroni, capovolgere il vecchio detto sessantottino “pagare meno per pagare tutti” per “pagare tutti e pagare meno” presuppone la prosecuzione di un andamento favorevole delle entrate tributarie. Questo è oggi meno verosimile in presenza di un rallentamento (probabile) dell’economia nazionale e internazionale che già si affaccia Oltreoceano. Se così, il ragionamento non tiene. E la politica del PD neanche.A questo punto rimane un dubbio: o il programma di Veltroni è volutamente generico, insomma mischia mele e pere, oppure sconta quella che sembra una reale mancanza di chiarezza sugli obiettivi reali: in altre parole quali priorità da raggiungere e in quale ordine? Che priorità avrebbe – per ipotesi – il rilancio delle Grandi Opere, messe da parte dal Governo Prodi, in una ipotetica agenda di Governo del PD?

Dubbio facilmente risolvibile se si considera che Veltroni, per le condizioni economiche e politiche da cui parte, cioè da Prodi e dalla sua coalizione “rivisitata”, difficilmente riuscirà ad inventarsi ricette magiche o particolarmente innovative, finendo inevitabilmente per continuare a sviluppare la politica dell’Unione con altri mezzi (e con risorse economiche analoghe!).

Non meravigliatevi, pertanto, se alla fine, dalla matrioska Veltroni finirà per uscire, più o meno sfaccettata, la vecchia ricetta prodiana.

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2 COMMENTS

  1. Veltroni cerca di inagannare le gente
    Veltroni ha studiato da perito cinematografico. Il suo poste lo potrebbe trovare a Cinecittà ma non certamente a Montecitorio dove l’improvisazione è a carico del cittadino.
    Quest’apprendista stregone imbevuto di dottrina comunista farebbe meglio a propagandare la sua ideologia nei centri sociali.
    Gli italiani non hanno bisogno di lui.

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