Nella squadra di Obama continua l’emorragia dei ministri

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Nella squadra di Obama continua l’emorragia dei ministri

04 Febbraio 2009

“Quando il presidente Obama ha nominato Tom Daschle ministro della Sanità – scriveva nel suo editoriale di lunedì il New York Times – a tutti era sembrata una buona idea”. Non vogliamo neppure provare ad immaginare quale sarebbe potuta essere una “cattiva idea”, visto che l’ex leader della minoranza al Senato ed ex senatore del South Dakota è diventato il terzo dei ministri di Obama a dover rinunciare alla propria poltrona nella neonata amministrazione democratica.

L’insolita emorragia era cominciata con Bill Richardson, governatore del New Mexico scelto per occupare il posto di Commerce Secretary (dopo essere stato Energy Secretary nel secondo mandato di Clinton), costretto ad abbandonare ancora prima dell’insediamento del presidente a causa del suo coinvolgimento in un’inchiesta aperta da un grand jury federale su alcuni intricati episodi di corruzione.

Ieri, poi, era toccato a Nancy Killefer, responsabile della verifica sul budget federale (Chief Performance Officer), obbligata a gettare la spugna per aver evaso le tasse nel 2005. E sempre ieri è arrivata anche la rinuncia di Daschle, sempre per guai con il fisco, accusato di non aver dichiarato oltre 120mila dollari durante la sua attività (non registrata) di lobbyista per Alston&Bird, uno dei primi 50 studi legali degli Stati Uniti, e per UnitedHealth Group, un gruppo assicurativo molto attivo proprio nel settore della Sanità. Daschle, dopo aver temporeggiato qualche giorno, si è finalmente deciso a mollare. E Obama ha accettato le sue dimissioni con “tristezza e rimpianto”.

Sullo sfondo di questo sfortunato terzetto, poi, aleggiano le ombre (il fisco, sempre il fisco) che hanno impedito a Timothy F. Geithner – ex governatore della Federal Reserve di New York – di ottenere una limpida conferma del Senato alla carica di ministro del Tesoro (evento raro, nella politica americana).

Negli ultimi sondaggi il presidente Obama continua ad avere un gradimento altissimo, con una media di “favorevoli” superiore al 60% e una di “contrari” inferiore al 20%. Ma non c’è dubbio che, se la striscia negativa che ha colpito l’amministrazione durante i suoi primi passi fosse destinata a continuare, questa “luna di miele” potrebbe durare meno, molto meno, del previsto.