Nelle intercettazioni che tirano in ballo Bertolaso c’è qualcosa che non torna

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Nelle intercettazioni che tirano in ballo Bertolaso c’è qualcosa che non torna

12 Febbraio 2010

Prestazioni sessuali con una escort brasiliana, massaggi non meglio precisati con una tale Francesca in un centro benessere della Capitale, dazioni di danaro. Lo scrive il gip del tribunale di Firenze nell’ordinanza che scatena una bufera sulla Protezione Civile, porta in carcere quattro persone e ne mette sotto inchiesta quaranta, a cominciare da Guido Bertolaso, capo del Dipartimento. E’ questa, secondo i pm, la contropartita che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio avrebbe ricevuto per l’assegnazione di una serie di appalti per il G8 a La Maddalena. 

Ma se si passano sotto la lente i contenuti delle intercettazioni, almeno quelle uscite con la solita tempestività dagli uffici giudiziari e finite sui giornali nello spazio di poche ore, la sensazione che se ne ricava è ben diversa rispetto all’impianto accusatorio che, oltretutto, si basa molto sull’ascolto di conversazioni telefoniche. Strumento quello delle intercettazioni, senz’altro utile nella fase investigativa ma del quale in molti casi è stato fatto un uso improprio, arrivando a interpretazioni, congetture e teoremi talvolta sulla base del tono delle parole pronunciate da un capo all’altro della cornetta. Con effetti e conseguenze non di poco conto per le persone coinvolte e puntualmente sbattute in prima pagina.

Le situazioni che secondo la procura fiorentina dimostrerebbero il “ruolo” di Bertolaso in tutta la vicenda, stando a quanto uscito sui quotidiani, sono la “cosa megagalattica” da preparare per “far divertire” il capo della Protezione civile, una cifra di denaro destinata a lui e della quale si sarebbe fatto carico un sacerdote, la frequentazione con prostitute nello stesso centro benessere che gli sarebbe stato messo a disposizione da un imprenditore romano, Diego Anemone, col quale per i magistrati lo stesso Bertolaso “spesso si incontra di persona”.

La “festa megagalattica”. Le intercettazioni telefoniche – 21 settembre 2008 – riguardano la conversazione tra Diego Anemone e Simone Rossetti, gestore del centro benessere. I due parlano di una “cosa megagalattica” da organizzare “per lui” prevedendo la chiusura del circolo due ore prima dell’arrivo. Anemone si informa sui dettagli e Rossetti risponde: “Tre persone con lui…”. Due giorni dopo altra conversazione . Anemone e Rossetti concordano giorno e ora della festa, Rossetti fa presente ad Anemone che la situazione “ci costerà qualche soldino” e lui gli risponde di andare avanti (“non mi frega un c. Simò"). Passano due giorni e c’è un nuovo colloquio telefonico tra i due nel quale Rossetti chiede all’imprenditore “quante situazioni devo creare?….una…due”. L’imprenditore concorda e ride quando il gestore del centro arriva a ipotizzare anche “tre” situazioni, poi raccomanda discrezione e “qualità”. Siamo al 27 settembre 2008, gli investigatori intercettano una telefonata tra Bertolaso e Anemone nella quale il sottosegretario avrebbe spiegato di non poter essere a Roma la sera dopo – cioè la domenica -, giorno indicato per la presunta “festa megagalattica”, poi aggiunge: “…però conto che l’offerta possa essere ripetuta ovviamente in un’altra occasione (…). Dall’altro capo del telefono l’imprenditore conferma la disponibilità. 

Fin qui quanto emerge dalle intercettazioni , ma a ben guardare, sembra abbastanza poco per sostenere che Bertolaso fosse compiaciuto e divertito dall’idea di fare festini, magari con una, due e perfino tre ragazze pronte a prestazioni sessuali. Due considerazioni. La prima: un conto è avere rapporti sessuali con persone disponibili, condotta magari disdicevole sul piano morale ma relativa alla sfera privata dei comportamenti e soprattutto priva di qualsiasi risvolto penale; ben altro è pagare certe prestazioni prefigurando così l’ipotesi di reato di favoreggiamento della prostituzione. Cosa che peraltro – almeno finora – non è nelle carte dei magistrati alla voce Bertolaso. Ma anche il fatto di sostenere che in quel centro benessere il capo della Protezione Civile avrebbe avuto incontri sessuali sembra una conclusione abbastanza affrettata, specie se basata su queste intercettazioni. Seconda considerazione: la “festa megagalattica” non c’è stata e anche ammesso che quello fosse l’obiettivo vero, il solo auspicio di Bertolaso che “l’offerta possa essere ripetuta in un’altra occasione” non sembra un elemento così forte da supportare la tesi dei pm. Interessante da questo punto di vista quanto scrive il gip nell’ordinanza: “In molteplici occasioni Bertolaso, talora in concomitanza con gi incontri con l’Anemone, ha usufruito di prestazioni presso il centro benessere del Salaria Sport Village gestito da Simone Rossetti, sotto le direttive di Diego Anemone. In almeno una di queste occasioni il tenore dei dialoghi intercettati induce a ritenere che Bertolaso abbia usufruito presso il centro, all’uopo chiuso al pubblico, di prestazioni di natura sessuale e che a tale specifico fine il Rossetti abbia ingaggiato una donna che si è intrattenuta con Bertolaso”. In altre parole, si arriva a ipotizzare una situazione specifica dal “tenore dei dialoghi intercettati”, lo stesso tenore che “induce a ritenere” che Bertolaso abbia usufruito di una prestazione sessuale. E ancora: il gip sottolinea che il sottosegretario “si è recato più volte presso il centro usufruendo delle prestazioni di tale Francesca”, almeno dodici volte tra il 2008 e il 2009. Ma chi lo dice che questa Francesca è una prostituta? Quali sono gli elementi che lo provano? In una telefonata del 21 novembre 2008 tra Bertolaso e Rosetti il primo dice al secondo di essere “atterrato in questo istante dagli Stati Uniti” e chiede se “oggi pomeriggio Francesca potesse… io verrei volentieri… una ripassata”. Ma possono due parole, come “una ripassata”, dimostrare che si trattava di incontri a luci rosse? Su questo è lo stesso Bertolaso in un’intervista al Tg2 a spiegare che “non si erano incontri sessuali ma sedute di fisioterapia” e che la fantomatica Francesca altri non è che un’operatrice “della struttura fisioterapica all’interno del Salaria Sport Village, una persona perbene, molto brava, cui ricorrevo per lo stress che, per il lavoro che faccio, ogni tanto mi colpisce”.

L’accusa di corruzione. Per i pm fiorentini Bertolaso avrebbe preso soldi dagli imprenditori con cui sarebbe stato in contatto, in particolare da Anemone. Nell’ordinanza del gip si fa riferimento a un’altra intercettazione telefonica, datata 21 settembre 2008. L’imprenditore romano deve incontrare Bertolaso, ma prima telefona a un sacerdote, don Evaldo al quale dice che “deve incontrare una persona” e gli chiede “come stai messo?”. Il sacerdote risponde: “Di soldi? Qui ad Albano ce n’ho 10 soltanto. Giù a Roma potrei darteli…debbo poi portarli in Africa…mercoledì vediamo un po’…”. Ma viene da chiedersi cosa c’entri con tutto questo l’Africa.

Secondo gli investigatori il sacerdote e l’imprenditore si sarebbero messi d’accordo per l’indomani. Due giorni dopo “Anemone sembra quantificare in 50mila euro la somma di denaro richiesta e ottenuta da don Evaldo”, scrive il gip nell’ordinanza commentando: “Guido Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l’imprenditore Diego Anemone con il quale spesso si incontra di persona. In previsione di taluni incontri Anemone di è attivato alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza ritenere che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso”. Anche in questo caso, stando al contenuto delle intercettazioni pubblicate sui quotidiani, manca un passaggio fondamentale: la consegna di denaro direttamente nelle mani del sottosegretario. Il colloquio tra il sacerdote e l’imprenditore non dice, infatti, se quella ipotetica somma sia effettivamente arrivata a destinazione. Fin qui l’analisi di quello che tutti abbiamo letto sui giornali. Francamente un po’ poco per sostenere un’accusa infamante come quella di corruzione, gettare un’ombra lunga sulla Protezione Civile e mettere sulla graticola uno come Guido Bertolaso che dai rifiuti di Napoli passando per il terremoto in Abruzzo ha dimostrato coi fatti di onorare fino in fondo la sua mission: servire lo Stato. Fino a prova contraria.