Nell’enigma della collana la storia di un amore malato
17 Agosto 2010
Sabato pomeriggio d’estate. Virginia e Cristina passeggiavano come erano solite fare per via Chiana. Due chiacchiere qualche pettegolezzo e racconti della loro gioventù passata insieme. Erano due ragazze bellissime e nonostante il passare degli anni avevano mantenuto entrambe il loro fascino. Cristina amava camminare e riflettere ad ogni angolo del suo quartiere. Anche se aveva percorso quelle vie migliaia di volte restava ogni giorno affascinata da qualche nuovo particolare.
Quel pomeriggio afoso si fermò un istante a bere e rinfrescarsi il volto alla fontanella di piazza Mincio, mentre si chinava sulla fontanella notò che nella bacinella di ghisa a terra era rimasta incastrata una collana d’oro. La prese e la tenne stretta tra le mani. Forse portarla al commissariato di polizia sarebbe stata la cosa più veloce e facile. Rimandò al giorno seguente la decisione!
La sera mentre stava leggendo un libro ripensò alla collana e andò a prenderla dalla sua borsa, la scrutò attentamente notando che all’interno c’era una incisione: "Panama 50". Pensò ad una data di matrimonio, di una prima comunione svoltasi nello stato di Panama, poi le venne un altro pensiero, legato alla via Panama, poco distante da casa sua. L’ indomani mattina chiamò subito Virginia e le disse il suo pensiero, le chiese di accompagnarla. Cristina aveva già in mente come effettuare la sua ricerca. Via Panama, civico 50. Ma non trovò un portone. Nessun citofono a cui suonare. Solo una saracinesca abbassata. A quel punto si decise ad andare al commissariato di polizia. Raccontò del ritrovamento e anche della sua ricerca. Il commissario, intrigato dal racconto della signora, controllò, e al civico 50 di via Panama risultava esserci un negozio di proprietà di una signora di nome Gianna, deceduta proprio tre giorni prima alle 16 in modo sospetto in piazza Mincio. Quindi quella collana apparteneva sicuramente alla scomparsa signora Gianna.
Nel tenere la collana tra le dita Cristina ebbe un grande senso di dolore, come se avesse conosciuto quella donna e che ora si dispiacesse per la sua perdita. Il commissario ringraziò le signore e disse loro che avrebbe fatto il possibile per far luce sulla morte della signora Gianna. Quel pomeriggio la passeggiata delle grandi amiche fu molto diversa dal solito. Nessuna chiacchiera, nessun pettegolezzo, solo tanto silenzio in rispetto della scomparsa signora Gianna. Proprietaria di un negozio che loro non avevano mai notato. In tutti quegli anni che vivevano in quel quartiere e con tutte le loro passeggiate, molto stranamente non avevano mai notato quel negozio.
Troppo strano, quasi impossibile, questo era il pensiero di Cristina e Virginia. Passò qualche giorno. Cristina non faceva che pensare alla collana e alla signora Gianna. Tornò in commissariato, ma non ebbe nessuna notizia. Si fece dire il cognome e dove fosse seppellita la signora. Uscì dal commissariato e si diresse al cimitero del Verano. Trovata la tomba, vide la foto e si rese conto di non conoscere la donna. Poco dopo sentì dei passi. Cristina si allontanò e rimase a guardare. Era un uomo molto anziano, affranto. Pose dei fiori bellissimi sulla tomba di Gianna e pianse. Nel pianto e nel dolore disse che non avrebbe potuto vivere senza la sua amata, che le mancavano le sue carezze, i suoi baci, che senza di lei la sua vita non aveva più senso. Cristina, commossa da tanto dolore, si allontanò. Per la prima volta non si sentì più in diritto di seguire questa vicenda.
Una notte Cristina fece un incubo, sognò che qualcuno profanava la tomba di Gianna per prendere la collana! Si svegliò di soprassalto, l’indomani andò in commissariato, la fecero aspettare, quando la porta si aprì, il commissario restò sorpreso nel vedere la signora Cristina e, con titubanza, presentò l’uomo che aveva appena ricevuto a Cristina come il marito della signora Gianna, e presentò all’uomo Cristina come la donna che aveva ritrovato la collana in piazza Mincio. Cristina restò senza fiato. Quell’uomo non era colui che aveva visto piangere sulla tomba della signora Gianna!
Rimasta sola con il commissario, Cristina raccontò la scena vista al Verano. Il commissario le disse che avrebbe seguito quella pista. Ma ormai Cristina non aveva più fiducia nelle indagini del commisario e decise di continuare la sua ricerca del colpevole senza aspettare. Iniziò dalla Camera di Commercio. Fece una ricerca sull’attività commerciale della defunta e scoprì che il negozio era stato aperto solo da pochi mesi. Si trattava di un negozio di articoli di pesca. Attività strana da aprire in un quartiere come il Coppedè. La signora Gianna aveva un commesso: Luigi Spadoni, del 1942. Poteva essere l’uomo del Verano. Il suo amante, pensò Cristina. O il marito che, accecato dalla gelosia dopo averli sorpresi in flagrante, avrebbe ucciso Gianna. Ma perchè uccidere la donna in una piazza quando avrebbe potuto ucciderla in casa, magari simulando un’aggressione da parte di ladri? Oppure avrebbe potuto ucciderla nel negozio in un momento di distrazione del commesso.
Di ritorno verso casa Cristina fece molte supposizioni. Tutte si allontavano dal marito della signora Gianna e tutte riportavano a lui! Cristina capì che avrebbe dovuto riprendere l’indagine ripartendo da piazza Mincio. Perchè la signora Gianna si trovava in quella piazza? E, soprattutto, con chi era?
Certamente, non era con il suo amato Luigi. Lavoravano insieme. Non avrebbero avuto motivo di vedersi fuori dal negozio. Senza parlare dell’afa che in quei giorni gravava su Roma Cristina tornò sul posto. Erano quasi le 16 e notò che proprio a quell’ora un negozio nelle vicinanze stava riaprendo al pubblico. Si avvicinò. Era una bottega molto piccola, senza insegna. Notò nella vetrina degli oggetti di antiquariato. Il padrone, un uomo di circa 50 anni, rosso di capelli e chiarissimo di carnaggione, la invitò ad entrare. Cristina accettò. All’interno della bottega c’era un forte odore di polvere, di chiuso, di muffa. Pochi gli oggetti di valore. Si trattava soprattutto di cianfrusaglie.
Cristina chiese all’uomo se aveva visto l’uccisione di Gianna e l’uomo, visibilmente turbato, disse di si. Disse anche che a suo parere molto stranamente nessuna forza dell’ordine era andata da lui a fare la stessa domanda. Disse che conosceva Gianna da molti anni. Era una sua cliente. Ma non per acquistare la merce, bensì per venderla. L’uomo disse che la signora Gianna non vendeva perchè in difficoltà economica, ma per disfarsi di oggetti che le ricordavano eventi dolorosi. Quel triste pomeriggio, mentre stava aprendo la sua saracinesca, aveva sentito un urlo. Si era voltato verso la fontana ma aveva visto solo una macchina allontanarsi velocemente. Poi, avvicinatosi, aveva visto la signora Gianna riversa a terra. Cristina capì che molto probabilmente anche quel giorno la signora si stava dirigendo in quella piazza per vendere qualcosa. Forse, proprio quella collana. Che qualcuno l’avesse aggredita poco prima? Ma se fosse stato un ladro perchè non le aveva sottratto la collana…Quindi?
Cristina tornò dal commissario e gli raccontò quanto scoperto. E pregò il commissario di portarla a casa del vedovo. Una volta in casa il vedovo li fece accomodare. Era una casa molto luminosa. Molto curata ma nello stesso tempo priva di oggetti sui mobili. La signora Gianna li aveva sicuramente venduti al negozietto. Il vedovo chiese il motivo della visita e il commissario seriamente imbarazzato dalla domanda non seppe rispondere. Cristina prese la parola e disse: "Stiamo cercando di capire se sia stato lei ad uccidere la signora Gianna!". L’uomo, con molta serenità, rispose che non era stato lui. Cristina si convinse. Gianna, nel vendere gli oggetti, non voleva cancellare i ricordi del marito. Ovvio, ci viveva insieme. E probabilmente neanche ricordi d’ infanzia, visto che sopra al camino della sala da pranzo c’era un dipinto della sua famiglia. Quando Gianna si recava nel negozietto a vendere voleva cancellare altri ricordi.
Gianna voleva cancellare Luigi. Voleva cancellare la sua passione che la portava lontano dalla sua vita domestica, dal suo amore leale per il marito. Quel giorno nella piazzetta stava andando a vendere la collana che gli aveva regalato solo pochi mesi prima Luigi, sulla quale era inciso l’indirizzo della loro relazione: il negozio!
Il commissario arrestò Luigi, il quale gridò che non voleva finire in prigione ma che voleva morire per restare al fianco della sua amata Gianna. Un amore che ha portato una grande perdita. Il commissario offrì la collana a Cristina, ma con grande tristezza nel cuore rifiutò, nel tornare a casa decise di passare per piazza Mincio per portare un saluto a Gianna e al suo amore malato!
