Nell’era dei blog la cultura viaggia in Rete

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Internet, e in particolare il World Wide Web, si trova in una profonda fase di ristrutturazione tanto che si inizia a parlare di una nuova versione del Web. I pilastri portanti del cosiddetto Web 2.0 non sono più i siti statici, i classici motori di ricerca, le e-mail, ecc. Adesso la base fondante di Internet ci sono la condivisione e la partecipazione. Ciò ha ripercussioni sul modo di intendere la cultura che si riferisce, appunto, alla quantità di informazioni disponibile a al sapere di cui ogni soggetto è portatore.

Internet ha trasformato il mondo in un unico sistema di informazioni dove ci si può scambiare informazioni, anche con persone che vivono dall’altra parte del globo. Il flusso di informazioni quindi non ha più confini di tempo e di spazio: ciascuno può relazionarsi con chi vuole e nel modo che più preferisce. Si viene così a creare un microcosmo di culture che si riferiscono alle diverse community online cui si fa parte, ai diversi network in cui si è inseriti, ai diversi percorsi di fruizione di contenuti mediali cui si fa riferimento. Alla base di tutto questo rimane sempre il singolo soggetto che ha la possibilità di condividere con gli altri il suo sapere, le informazioni in suo possesso, le esperienze, le proprie sensazioni, i diversi modi di partecipare alle applicazioni online e via dicendo.

Strumenti quali YouTube per i video o Flickr per le immagini sono solo due esempi di questo nuovo modo di produrre cultura condivisa. Del resto, in un ambiente ricco di risorse come il Web (dove ogni giorno si producono milioni di contenuti di tutti i tipi: testo, video, audio, ecc), la varietà di scelte non può che stimolare, infatti, la reciprocità e la partecipazione.

Si ha allora una forma di produzione della cultura che parte “dal basso”. L’esempio più rappresentativo di questa condizione è l’enciclopedia libera Wikipedia dove è proprio lo spirito collaborativo che influisce sul risultato finale dei contenuti. Dal momento che è aperta a tutti, la comunità opera un controllo sull’affidabilità e sull’onestà delle informazioni, migliorandole con eventuali precisazioni e integrazioni. Una sorta di principio di auto-correzione: “nessuno può sapere tutto” – si legge nella presentazione dell’enciclopedia - ma ciascuno grazie al suo piccolo contributo è in grado non solo di produrre una nuova voce dell’enciclopedia, ma anche di integrare, correggere e perfezionare gli articoli esistenti.

Wikipedia si fonda, infatti, sull’assunto che il “sapere non è dato una volta e per sempre”, ecco perché ogni voce dell’enciclopedia si configura come un work in progress aperto al contributo di tutti. La produzione culturale condivisa ha fatto raggiungere a Wikipedia un livello di autorevolezza che gli permette addirittura di correggere la celebre enciclopedia Britannica che da sempre gli muove contro critiche di scarsa attendibilità.

Il Web, insomma, sembra assumere sempre più una dimensione “sociale”. Sulla base dello spirito collaborativo e di condivisione nascono ad esempio servizi di social bookmarking che permettono di segnalare ad altri navigatori siti ritenuti interessanti oppure si sviluppa sempre più la possibilità di condivisione (image sharing, video sharing, data sharing, …). La cooperazione interviene anche nella stesura di testi (es. strumenti di collaborative authoring, come i Wiki o di collaborative writing, come Google Docs) e, ovviamente, nella possibilità di mettere in contatto in vario modo gli utenti della Rete (social network, blogging, communication tools di ogni genere, … ).

Questo nuovo modo di produrre cultura ha ripercussioni importanti su ogni aspetto della vita sociale. L’antropologo Clifford Geertz, riflettendo sulle conseguenze della globalizzazione ha affermato che “il trionfo della tecnologia, in particolare nelle comunicazioni, ha trasformato il mondo in un’unica rete di informazioni”, le parole del ricercatore americano rispecchiano in pieno quello che è lo scenario attuale nella società dell’informazione dove Internet, la rete delle reti, si è imposto prepotentemente nel mondo della comunicazione.

La produzione culturale, però, avviene all’interno di molteplici network. Parte dal singolo soggetto e si sviluppa grazie ala collaborazione di altri utenti. La nuova parola d’ordine diventa quindi “collaborazione”. Se l’enciclopedia Britannica è realizzata da professionisti ed esperti e il singolo soggetto può solo fruirne, Wikipedia è realizzata da tutti e ogni soggetto non solo ne fruisce, ma può diventare attore all’interno del suo processo di costruzione.

Lo scenario che si prospetta è in continua evoluzione. Al punto che se si potessero scattare delle fotografie istantanee in diversi momenti, ne verrebbe fuori un puzzle di immagini molto diverse l’una dall’altra. Prendono vita, infatti, migliaia di blog al secondo, vengono sviluppate in continuazione nuove applicazioni, si allargano le community online e ne nascono continuamente di nuove. L’unico aspetto che rimane costante è l’attenzione al soggetto (chiunque in grado di produrre contenuti da diffondere in Rete),  che collaborando con altri individui produce cultura.

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