Nell’UMP tanti danno Sarkozy ormai sconfitto e si pensa già al 2017
19 Marzo 2012
Se non ci fosse Sarkozy di mezzo il centro-destra vincerebbe agevolmente le elezioni in Francia: questo dicono gli ultimi sondaggi. Tutta la sinistra assieme non dovrebbe superare il 40 % dei voti; il resto va al centro (Bayrou) – destra (Sarkozy, Le Pen). In poche parole i voti di Bayrou (13 %) possono essere determinanti; e Bayrou è una costola del vecchio gollismo; il suo centrismo è un modo di dire; egli non vuole Sarkozy; gli rimprovera una politica di spettacolo più che di fatti; un senso dello Stato troppo da varietà . Ci sono anche differenze sui programmi; ma potrebbero essere limate e potrebbero dar vita facilmente ad un programma comune. Oggi Bayrou avrebbe forti possibilità di essere eletto Presidente, se Sarkozy si ritirasse. Ma non è così.
Sarkò non si ritirerà; e probabilmente si schianterà sulla corazzata della sinistra, in sostanza appoggiata anche da molti avversari del suo campo, a cominciare da gran parte degli elettori di Bayrou. Corazzata, perché la rete dei vecchi partiti socialista e comunista è fortemente mobilitata; e, nonostante le divisioni interne, il “centralismo democratico” funziona; i conti sono rinviati a dopo la vittoria. C’è chi pensa che nello stesso partito di Sarkozy, l’ UMP, una eventuale sconfitta non sarebbe presa male. In effetti candidati alternativi oggi non ci sono; tra cinque anni forse si potrebbe giocare, soprattutto dopo una presidenza socialista, come quella di Hollande, sulla carta, ‘debole’. E quindi alcuni giovani possibili candidati UMP per il 2017 stanno già sgomitando, pur facendo finta di sostenere Sarkò.
La campagna elettorale si sta srotolando secondo le previsioni. Sarkò accusa Hollande di essere bugiardo e suoi fedeli lo definiscono “prete mellifluo e gattamorta”. Hollande si atteggia a successore di Mitterand, a uomo di Stato capace di mediare sulle necessità del Paese, con slalom verbali e anche con contraddizioni programmatiche; ma sta dietro alla grande macchina organizzativa, alle reti dei rapporti e delle lobbies, alla gestione della sua immagine pubblica. Melenchon, leader della sinistra socialista e comunista, sta avendo un buon seguito con la sua proposta di una “Assemblea costituente per la sesta Repubblica, sociale, laica ed ecologica”; ha portato per le piazze decine di migliaia di persone; i suoi voti saranno determinanti al ballottaggio; e quindi il suo programma dovrà essere negoziato con Hollande.
Nel frattempo la Joly, leader dei verdi, sembra crollata; si parla anche di un suo possibile ritiro a favore di Hollande; ma lei smentisce. Chi invece si è ritirato è de Villepin, ex primo ministro di Chirac; sembra che non sia riuscito ad avere le 500 firme dei sindaci per potersi candidare; ma c’è chi dubita che non le abbia neanche volute, dato il suo flop nei sondaggi (attorno all’1 % delle intenzioni di voto); sicuramente non si darà da fare per Sarkò, suo avversario storico; ma in ogni modo non sarà determinante e i suoi pochi voti arricchiranno le astensioni, salvo qualche dispetto con voto per Hollande.
Marine Le Pen sta continuando per la sua strada, con un programma semplice, nazionalistico e con un certo appeal sugli elettori di stretta tradizione francese. Bayrou sta avendo più successo delle attese; i suoi voti (sembra per più di due terzi) si riverseranno su Hollande, se Sarkò resterà candidato.
Quindi, tutti i conti fatti e al di là dei dettagli percentuali sulle intenzioni di voto (al primo turno sembra che la sfida tra Sarkozy e Hollande si faccia più serrata di quanto sembrava all’inizio), ad oggi il socialista è ancora dato vincente delle elezioni presidenziali con circa il 55% dei voti. E Sarkò dovrebbe ritirarsi tra le braccia della bellissima Carlà e dei suoi cari.
