“Neopop”, nasce il cantiere del nuovo popolarismo
25 Luglio 2014
Il prefisso "neo" ci ha sempre convinto perché da inguaribili liberal-conservatori crediamo che la società occidentale debba essere modernizzata senza tradirne i valori fondamentali. Ecco perché ci piace presentare e dare il giusto risalto a Neopop.eu, invitando i lettori dell’Occidentale a partecipare al cantiere neo-popolare messo in Rete da tre ingegni brillanti: Simone Bressan, Lorenzo Malagola, Margherita Movarelli.
"Guardiamo al futuro forti del nostro passato", dice Malagola, convinto che, "come avviene nel mondo anglosassone", sia necessario "interpretare nel presente i valori antichi della tradizione nazionale, alla luce di un mondo che cambia". Solo riscoprendo ciò che ha fatto grande l’Italia nel passato usciremo dalla crisi economica e dal pantano istituzionale, sfidando il futuro.
Neopop è una piattaforma crowd che, attraverso un processo di elaborazione collettiva, vuole appunto raccogliere commenti, idee e proposte concrete su tre grandi aree tematiche decisive per far ripartire il Paese: riforma dello Stato, giovani e mercato del lavoro, valori e principi.
Gli autori sono partiti da un proficuo confronto con il libro "Moderati" – piattaforma programmatica rivolta a un’area ancora maggioritaria nel Paese – seguendo una prospettiva intergenerazionale che gli ha consentito di superare lo slogan logorante della rottamazione.
Si tratta infatti di una iniziativa che tiene insieme idealmente l’esperienza di chi ha vissuto l’epoca della Guerra Fredda con l’entusiasmo di una generazione nata a ridosso della caduta del Muro di Berlino e cresciuta negli anni Novanta: "una generazione post-ideologica ma non priva di ideali", chiosa Malagola, che tende verso un agire politico capace di superare la logica per schieramenti l’un contro l’altro armati.
In certi asfittici salottini della intellighenzia, gli anni Ottanta e i Novanta vengono descritti spesso come un periodo di riflusso, un ventennio confuso e povero di idee, inadeguato rispetto al ‘decennio terribile’ (1968-1977). Ma gli Ottanta e i Novanta non furono anni vuoti, solo all’insegna del postmodernismo e di un pericoloso relativismo culturale. Sono stati piuttosto anni di sensibilità germoglianti, "pieni di vitalismo" e che a a distanza di tempo ci lasciano delle "domande aperte".
Su come nasce un umanesimo politico. Sul concetto di persona che riprende il centro della scena insieme a quelli di famiglia, comunità, corpi intermedi. Sul libero mercato che "è un fattore di sviluppo ma va interpretato alla luce della grande crisi del capitalismo degli ultimi anni". Domande che i Neopop hanno già sviscerato dando le loro risposte (qui, qui e qui). In attesa che ne arrivino molte altre.
