Nessun azzeramento dell’Irap, le imprese pugliesi faticano a decollare

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Nessun azzeramento dell’Irap, le imprese pugliesi faticano a decollare

28 Dicembre 2010

Se occorreva una prova regina per dimostrare l’ostilità dell’amministrazione Vendola alle ragioni dello sviluppo e del lavoro, è stata inequivocabilmente data dalla rinuncia all’utilizzo della possibilità, offerta dalle ultime leggi finanziarie, di azzerare l’Irap per le nuove imprese. Scelta dovuta non tanto a ragioni economiche – le nuove imprese in questione sono allo stato soltanto virtuale – ma all’immediato accoglimento di un’opposizione di principio manifestata dalla Cgil, da tempo in balia delle sue componenti massimaliste e, ciononostante, ancora principale sindacato di riferimento della sinistra italiana.

Un’opposizione nata come contropartita, tra le righe, del  contestuale taglio ai servizi sociali della manovra di Vendola e Pelillo, in una logica revanscista che riproduce quella di un recente slogan di Rifondazione Comunista – “anche i ricchi piangano”-, ma il cui effetto finale è continuare a far piangere i poveri, che resteranno tali, demotivando dall’altro lato nuove leve di imprenditori.  

Una misura che chiude, quindi, un altro sprazzo di futuro alle nuove generazioni privando di preziose chances l’intero sistema Puglia, con effetti strutturalmente depressivi anche per le stesse entrate regionali e per le loro possibilità di tornare a finanziare un qualche ritorno di welfare. Tutto ciò è assolutamente coerente con le politiche vendoliane, che hanno avuto come risultato il record nazionale di perdita di posti di lavoro negli ultimi due anni, con particolare gravità proprio per quei laureati sui quali si era giocata la propaganda vendoliana, salvo poi abbandonarli al loro destino.

La verità è che l’amministrazione di centrosinistra ha affossato la crescita economica pugliese con una serie di misure, che rischiano di trasfigurare una Regione intraprendente e laboriosa in una sorta di "repubblichetta rossa", laddove gli investimenti e l’iniziativa privata non vengono promossi perché, a monte, non vengono considerati un valore.

La rinuncia aprioristica ad impianti industriali realmente produttivi – dalle centrali ai rigassificatori fino ai termovolarizzatori – l’emarginazione delle industrie esistenti come l’Ilva, l’abbandono forzato di vastissime aree di pregio all’insegna di una bulimica parcomania e una politica urbanistica incentrata sulla regola del divieto e del centralismo politico-burocratico, insieme all’irrigidimento del mercato del lavoro e all’avversione verso le grandi infrastrutture spintasi fino ai ricorsi giudiziari, sono tutti fattori di impoverimento complessivo della nostra Regione e, in quanto tali, anche concause delle difficoltà di Bilancio.

Difficoltà che oggi, aggiunte a sperperi e regalie, colpiscono proprio quella Puglia più sfortunata di cui una sinistra sempre più elitaria continua a professarsi paladina.