Home News Nessuna modifica. La legge sull’aborto va solo applicata

Nessuna modifica. La legge sull’aborto va solo applicata

3
1

La legge 194 non si tocca, dice il Ministro della Salute Livia Turco, intervenendo nel dibattito di questi giorni sull’aborto, in sostanziale accordo con quanto dichiarato dalla gran parte dei politici interpellati a proposito. Ma da chi e da cosa il Ministro vuole difendere la legge?

Nelle sue recenti dichiarazioni il Card. Ruini non ha parlato di modifica della legge ma di una sua integrale applicazione anche 'in quelle parti che davvero possono essere in difesa della vita', e inoltre di un aggiornamento – che si può ottenere fin da subito con opportuni atti amministrativi – che tenga conto dei progressi della medicina, grazie ai quali bambini estremamente prematuri possono sopravvivere al di fuori del grembo materno, anche in gravidanze arrivate a poco più della metà del loro percorso.

Su questo specifico punto è la clinica Mangiagalli di Milano ad aver preceduto tutti, stabilendo che, nel rispetto della legge 194, non è possibile in nessun caso effettuare aborti quando la gravidanza è oltre le ventidue settimane e mezzo, termine oltre il quale il feto ha possibilità di vita autonoma: con un atto amministrativo da parte del ministero della Salute sarebbe possibile estendere questa indicazione a tutto il territorio italiano, evitando aborti tardivi. Perché no? Se c’è qualcuno che vuole che si facciano aborti su feti che possono sopravvivere, che lo dica apertamente.

Quelle del Card. Ruini sono richieste ragionevoli e condivise, almeno a parole, che non necessitano di un cambiamento della 194, ma di una sua piena e completa applicazione. Eppure i giornali hanno strillato titoli che niente hanno a che vedere con tutto questo: secondo il Corriere della Sera “Ruini sull’aborto: modificare la legge”, e “mozione di Bondi per rivedere la 194”, mentre la Repubblica titola in prima “Forza Italia con Ruini “la legge 194 va cambiata”.  Leggendo poi il testo degli articoli si capisce che le cose non stanno così, ma intanto il danno è fatto, l’allarme è lanciato: travisando dichiarazioni pubbliche e atti parlamentari l’antica contrapposizione laici-cattolici è pronta e scodellata, utile solamente a chi vuole impedire che si cerchino soluzioni efficaci e condivise. Da quando anche nel nostro paese l’aborto è stato legalizzato, infatti, quasi non è stato più possibile parlarne, se non nei termini di ideologici, furiosi e inutili scontri politici, che impediscono di guardare in faccia il problema per cercarne insieme una soluzione adeguata ed efficace.

La mozione presentata dall’onorevole Sandro Bondi, di Forza Italia, è stata depositata tre mesi fa e non c’entra niente con le dichiarazioni del Card. Ruini; in parlamento poi giacciono da tempo altre proposte firmate dall’on. Luca Volontè e da altri parlamentari dell’Udc.  Queste proposte, insieme alle ultime dichiarazioni dei teodem Paola Binetti e Luigi Bobba, stanno a dimostrare che una strada comune è percorribile, condivisibile, al di là di schieramenti e posizionamenti di partiti vecchi e nuovi.

Anche la proposta di moratoria sull’aborto lanciata dalle colonne del Foglio in questi giorni è una provocazione che non ha come obiettivo la messa in discussione di una legge, ma che vuole riportare l’attenzione generale sul fenomeno in sé, sul fatto cioè che ogni giorno si impedisce a tanti, troppi bambini di venire al mondo.

Eppure a volte basta veramente poco per sostenere una donna in difficoltà, per permettere a una donna di diventare madre: ce lo raccontano i volontari dei Centri di Aiuto alla Vita, che da sempre, nel silenzio – quando non nell’irrisione - dei media e nell’irriconoscenza di gran parte della politica, incontrano, ascoltano, e accompagnano le madri in difficoltà, e che in questi anni hanno permesso a decine di migliaia di donne di far nascere i loro bambini. “Una donna per accogliere si deve sentire accolta”, ripete  sempre Paola Bonzi, responsabile del Centro di Aiuto alla Vita della Mangiagalli di Milano, che aveva presentato le proprie dimissioni perché i soldi non le bastavano più, e non riusciva più ad aiutare le donne che si rivolgevano a lei. Grazie all’allarme lanciato dalle colonne di Avvenire e del Foglio, la Regione Lombardia e il Comune di Milano hanno stanziato 700.000 euro proprio per questo centro, a dimostrazione che restando nell’ambito di una legge tanto discussa e discutibile è possibile comunque fare moltissimo per sostenere maternità difficili, dando alle donne la libertà di non abortire, quella libertà di cui chi ha potuto usufruire non si è mai pentita.

E’ così difficile trovare accordo su questi punti, lavorare insieme perché forme concrete di solidarietà trovino sempre più spazio, perché l’aborto sia sempre meno considerato come una possibilità, una via d’uscita da problemi economici, familiari, o anche di solitudine? Non dovrebbe esserlo, neppure con chi trent’anni fa si è battuto per la sua legalizzazione.

Cominciare ad applicare pienamente la 194, insomma, lavorando insieme perché la maternità sia pienamente valorizzata, e perchè un giorno, il più vicino possibile, questa legge non serva più.

  •  
  •  

3 COMMENTS

  1. Legge 194
    Le critiche nate dopo la proposta di Ferrara dimostrano quanto il vero fondamentalismo non dimori nella Chiesa Cattolica ma in altri ambienti. Il chiudere pregiudizialmente la porta al dialogo volto a migliorare l’applicazione della 194 vuol dire assumere che l’applicazione attuale della legge é perfetta e, in quanto tale, intoccabile come una verità assoluta; una visione fondamentalista, appunto.Ma siamo proprio sicuri che la 194 sia rispettata “in toto” e, in particolare, lo spirito del legislatore che la promulgò? Pare proprio di no, visto e considerato che la 194, se da un lato rendeva non più reato l’interruzione volontaria di gravidanza, dall’altro si poneva come obiettivo quello di aiutare le donne in difficoltà mediante il sostegno deciso di strutture in grado di informarle sulle varie alternative (come l’adozione)da seguire oltre quella dell’aborto, magari indirizzandole anche verso iniziative di aiuto economico.Per il legislatore, infatti, era importante questo aspetto che nasceva dalla volontà di riaffermare che l’aborto rimane comunque un male da evitare con tutto l’aiuto possibile alle future madri.Oggi si é perso questo spirito. Molti consultori si limitano ad un lavoro formale pensando che insistere troppo nel convincere la donna a ripensarci equivalga ad una limitazione della sua libertà di scelta sancita dalla legge 194. Ma in questo modo viene meno la ragione stessa del consultorio voluto dalla legge stessa. E allora perché non affidare i consultori in gestione alle associazioni come “Movimento per la Vita”, fortemente motivate a fare di tutto affinché si possa evitare il terribile gesto? E perché non riaffermare attraverso una moratoria internazionale che l’aborto era ed é rimasto una piaga sociale da limitare attraverso inioziative di aiuto di cui l’intera collettività si deve fare carico, non lasciando le donne sole in una scelta così terribile? Ma in nome di che cosa quella stessa collettività si farà carico di tutto ciò se l’aborto non viene esplicitamente considerato un male sociale, bensì relegato alla stregua di una mera scelta personale?

  2. Legge 194
    Le critiche nate a seguito dell’iniziativa di ferrara dimostrano che il fondamentalismo non alberghi in seno alla Chiesa Cattolica ma in altri ambienti. Il chiudere pregiudizialmente la porta al dialogo per migliorare la 194 significa considerare la sua attuale applicazione perfetta e, come tale, intoccabile come una verità assoluta. Una visione fondamentalista, appunto. Ma siamo proprio sicuri che la 194 sia oggi applicata “in toto” e,in particolare, lo spirito che animo a suo tempo il legislatore che l’ha promulgata. Pare di no. Se, infatti, la legge di interruzione volontaria di gravidanza da un lato rendeva non più un reato l’aborto, dall’altro intendeva garantire un aiuto fattivo e psicologico alle donne per evitare che potessero optare per questa scelta. Alla base, infatti, c’era la convinzione che comunque l’aborto rimaneva un ,male sociale da limitare quanto più possibile. Oggi si é perso questo spirito. In molti consultori si svolge un lavoro solo formale nella convinzione che magari, insistenado troppo nell’opera di dissuasione volto a portare la donna ad un ripensamento, si limiti la sua libertò di scelta stabilita dalla legge 194. Ma così facendo viene meno la ragione stessa di esistenza dei consultori.Perché allora non affidarli ad organizzazioni come il “Movimento per la vita” fortemente motivate nell’opera di sostegno sia psicologico che materiale alle donne in difficoltà. L’iniziativa di Ferrara, ponendosi pienamente nel solco dello spirito della 194,é volta a ribadire che l’aborto deve continuare ad essere considerato una piaga sociale e, quindi, un problema di tutti e non solo delle dirette interessate ed a sensibilzzare la collettività ad assumersi l’onere di quelle iniziative volte a dare un sostegno fattivo alle donne in difficoltà. Ma in nome di che cosa quella stessa collettività si può fare carico di tutto ciò se non viene ribadito ufficialmente in maniera chiara ed inequivocabile, anche attraverso una moratoria internazionale, che l’aborto é una piaga sociale e non una mera scelta individuale.

  3. Io sono medico. Voto nel
    Io sono medico. Voto nel centro-destra e mi fa ridere che dall’altra parte ritiene che il progresso sia sua proprietà. A suo tempo votai a favore dell’aborto e non ho cambiato idea!. E’ un dramma ma non deve essere un reato. Le cose però, stanno in modo ben diverso da quello che crede la signora Turco: “la 194 non si tocca!” dice. Certamente non va abrogata, ma è intollerabile che un consultorio famigliare, un reparto di ginecologia e qualsiasi altra agenzia pubblica sanitaria in questo settore siano solo ABORTIFICI!! Se una donna, nel suo dramma, decide di non preseguire la gravidanza può farlo con ragionevole semplicità “sostenuta” dallo Stato. Ma se un’altra decide invece di proseguire la gravidanza, SONO SOLO CAVOLACCI SUOI!! Potrà contare solo sulla sua famiglia, su qualche amico e, magari finora solo a parole, sul sostegno della Chiesa. E’ semplicemente lasciata sola. E in questa realtà la 194 (INTOCCABILE SECONDO LA Turca!!) recita all’incipit dell’articolo 1: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”. Niente da dire!! In questi trent’anni di vita la 194 ha veramebnte tutelato la vita!! E che dalla sinistra non ci si possa aspettare molto, visto che ha sempre predicato bene e razzolato malissimo, soprattutto per quanto riguarda l’edonismo, è la cultura di centro-destra che non ha mai saputo esprimere compiutamente questo sacrosanto diritto alla vita (NON DOVERE DI VITA, singori!!) che almeno la legge dichiara.
    Altro che “non si tocca” cara signora Turco!!!
    Cominci a fare delle proposte serie su cosa e come fare a sostenere una donna che vuole proseguire una gravidanza. Invece di sostenere primariamente crociate contro l’omofobia o i diritti dei gay, vediamo di facilitare chi vuole procreare (che mi pare abbia qualche diritto naturale in più e vorrei vedere se questo è contestabile!!). Dove sono i sostegni psicologici richiesti nei consultori, dove sono seri assegni di maternità, permessi prolungati e facilitazioni per le donne che, volendo proseguire la maternità da sole, senza partner, possano ragionevolmente farlo! Dove sono le banke (sempre con cuore a sx ma portafoglio a destra) che eroghino mutui strafacilitati per donne che intendano procreare, solo per procreare!!! Ci sono regioni a statuto speciale (anacronistiche e voragini di soldi di tutti) che facilitano i matrimoni e le unioni, con mutui a zero interesse e buona parte del finanziamento anche a fondo perduto!!
    Io, becero di centrodestra, licenzierei un fancazzista delle P.A. per dare integralmente il suo stipendio a una ventenne incinta, anche per caso, ma spaesata e impaurita e prima di “svuotarla come un tubetto di dentifricio” le spiegherei che la società la sostiene in tutti e due i casi, ma che la società ha più piacere se la gravidanza la prosegue e per questo la facilita ancora di più che per interromperla. Certamente se la interrompe sarà seguita medicalmente e psicologicamente, ma se decide di proseguire oltra alla medicina ed alla psicologia avraà anche l’economia ed il plauso per la sua responsabilità.
    Cara signora Turco, il biglietto al laicismo è scaduto da un bel pezzo!!!

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here