Tutto tace

Nessuno si ricorda dei terremotati! Nemmeno il nuovo governo…

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Tre anni. Il tempo ad Amatrice sembra essersi fermato al 24 agosto 2016, quando una scossa potentissima di terremoto rase al suolo l’incantevole borgo del reatino assieme ad altri piccoli comuni come Arquata del Tronto ed Accumoli. Il totale delle vittime fu di 299. I successivi terremoti derivanti dall’assestamento delle faglie diedero il colpo finale ad una zona, tra l’altro, non servita da strade di grande comunicazione e che rimase pressoché isolata visti i notevoli danni che riportò la Via Salaria. Pochi mesi dopo, anche Norcia fu colpita da uno dei sismi con la maggior magnitudo di sempre in Italia, creando così un’emergenza che, se aggiunta a quella provocata dalla tragedia del sisma aquilano del 2009, ha prodotto un’ enorme area di emergenza proprio nel cuore geografico della nostra penisola.

Tuttavia, ciò che oggi spaventa di più non è il ricordo di quei momenti terribili, bensì il futuro. Una parola che dovrebbe infondere speranza e coraggio, soprattutto in una popolazione decisamente vogliosa di voltare pagina e di far rinascere nel più breve tempo possibile le radici della propria comunità. Eppure i dati che riguardano la ricostruzione sono agghiaccianti: 800 mila tonnellate di macerie ancora da rimuovere, 80 mila case distrutte o non più agibili e, cosa ancor più importante, circa 50 mila persone che non possono rientrare nelle loro rispettive abitazioni. Se a tutto questo aggiungiamo che soltanto per tremila di queste unità abitative è appena iniziato il processo di ricostruzione, è chiaro che i sentimenti prevalenti nelle donne e negli uomini di quelle terre siano scoramento e cocente delusione.

Il primo deriva dalla consapevolezza che non si potrà attendere ancora molto prima che questi luoghi si spopoleranno definitivamente, il secondo è invece da imputare al trattamento che la politica ha riservato a queste persone. Tante infatti, in questi tre anni, sono state le promesse andate a vuoto da parte di quasi tutti i leader considerando che, da quel giorno, si sono alternati ben tre governi a Palazzo Chigi. La speranza c’è sempre, ma la sensazione che alla prova dei fatti le istituzioni abbiano praticamente snobbato queste zone è molto forte e, cosa ancor più grave, non sembra intravedersi all’orizzonte una reale svolta.

Nei prossimi giorni dovrebbe nascere un nuovo esecutivo e, con esso, una serie di nuovi impegni e promesse visto che un ruolo non secondario nel Partito Democratico è occupato da Paola De Micheli, già commissaria straordinaria alla ricostruzione per otto mesi. Tuttavia bisogna constatare come, tanto nei cinque punti di discontinuità indicati da Nicola Zingaretti, quanto nei dieci stilati da Di Maio, la questione della ricostruzione nelle aree terremotate sia colpevolmente assente. Questo significherebbe, senza alcuna ombra di dubbio, sferrare un colpo mortale a decine di migliaia di persone che attendono solo un po’ di vicinanza per poter ripartire con tutte le loro forze verso un domani migliore.

Molto spesso negli ultimi anni si è sentito nominare il concetto di “buona politica”: ecco, non ci sarebbe esempio migliore di declinare questo concetto che quello di occuparsi seriamente della rinascita di questi luoghi, vera spina dorsale del nostro Paese.

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