Home News New Hampshire: vince l’araba fenice Hillary. Nel GOP, successo per McCain

New Hampshire: vince l’araba fenice Hillary. Nel GOP, successo per McCain

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Più spettacolare della Notte degli Oscar, la Notte del New Hampshire ha offerto un testa a testa Obama-Clinton emozionante, che ha tenuto con il fiato sospeso gli americani e scompaginato le scalette dei commentatori televisivi già pronti a celebrare (i sondaggi erano inequivocabili) il secondo trionfo del senatore dell’Illinois.

“Too close to call”, “Troppo vicini per dire chi ha vinto”: la formula divenuta celebre, non solo negli States, ai tempi del drammatico voto in Florida del 2000, che valse a Bush la presidenza, è tornata a riecheggiare stanotte nelle dirette delle tv americane. E, proprio come 8 anni fa, non è mancato il balletto degli annunci e delle smentite: poco dopo le 4,30, ora italiana, l’Associated Press ha battuto la notizia che Hillary aveva conquistato il New Hampshire, ma Wolf Blitzer anchorman politico della CNN si è subito affrettato a sottolineare che per la tv di Atlanta era troppo presto per dichiarare vincitrice la senatrice di New York. Passa meno di un quarto d’ora e anche la CNN assegna la vittoria ad Hillary, mentre i supporter della senatrice esplodono in un grido liberatorio, dopo la grande paura dei giorni scorsi. Alla chiusura dei seggi, Hillary ottiene il 39 per cento, tre lunghezze davanti Obama.

Dunque, ed è questa la vera notizia, l’ascesa di Obama (the momentum) è stata fermata prima che fosse troppo tardi. Ora, il pallino del gioco è tornato nelle mani della senatrice di New York. Intanto, con l’ausilio di qualche sondaggio, si cerca di spiegare il perché di questa vittoria inaspettata. Il senatore afroamericano continua ad essere il candidato “uniter” per il 50 per cento dei Democratici, mentre solo il 29 per cento dell’elettorato del partito dell’Asinello ritiene Hillary una figura unificante. La ex First Lady viene, però, considerata nettamente più adatta del giovane Obama per affrontare i problemi dell’economia americana (44 per cento contro 39). Su questa issue si registra chiaramente l’effetto Bill. La presidenza del marito, infatti, viene ancora ricordata positivamente per aver assicurato agli USA un lungo periodo di benessere diffuso. Rispetto all’Iowa, inoltre, la Clinton ha riconquistato l’elettorato femminile (47 per cento contro il 34 di Obama).

Qualcuno si chiede se abbiano funzionato le lacrime di Hillary (versate il giorno prima durante un incontro elettorale in un caffè di Portsmouth), che avrebbero umanizzato la sua immagine di donna fredda e calcolatrice. Le parole pronunciate nel “discorso della vittoria” sembrano confermare questa impressione. O meglio, la ricerca da parte di Hillary di una nuova immagine più soft. Distesa e sorridente, con indosso un vestito di stile orientaleggiante, Hillary si è presentata al suo pubblico con la famiglia al gran completo. “In New Hampshire”, ha esordito, “vi ho ascoltato e alla fine ho trovato la mia vera voce. Ho parlato con il cuore e voi mi avete ascoltato”. Certo, le qualità oratorie del “predicatore” Obama sono inarrivabili per Hillary Clinton. Il senatore afroamericano ha parlato a braccio, in modo appassionante, per venti minuti. Hillary ha letto il suo speech già preparato e limato. Tuttavia, l’esito del voto in New Hampshire dimostra in modo eloquente che il carisma non basta. Rinvigorita, Hillary ha attaccato Bush: “Lui sta con le corporation, io con la gente normale”. E poi il suo slogan%3A “Con me alla Casa Bianca, non ci saranno più americani invisibili al presidente”. “Siamo tornati in pista stasera”, ha concluso ringraziando a lungo i giovani, che chiaramente non vuole consegnare a Barack Obama.

Dal canto suo, come sempre accompagnato dalla canzone degli U2, “City of Blinding Lights”, Obama si è presentato sorridente ai suoi sostenitori ed ha chiesto loro di tributare un applauso ad Hillary Clinton. Poi, è entrato nel vivo: “Poche settimane fa, nessuno avrebbe immaginato che oggi avremmo ottenuto questo risultato. Voi avete dato un chiaro messaggio in favore del cambiamento. Mai avevamo visto tanti giovani recarsi alle urne. Siamo pronti a dare una nuova direzione all’America”. A questo punto, Obama è stato interrotto dal grido “We want change” dei suoi supporter. Il senatore dell’Illinois ha fatto appello alla “nuova maggioranza” di cui si propone come vero portavoce. Ha snocciolato le sue proposte sul sistema sanitario, quindi ha ribadito che riporterà a casa le truppe dall’Iraq. Ha promesso di mantenere l’impegno contro Al Qaeda in Afghanistan e di non usare mai l’11 settembre come fonte di paura per ottenere voti, ma piuttosto come sfida per unire l’America. “Possiamo farcela”, ha arringato Obama. E la folla gli ha risposto con un ritmato “Yes we can”. John Edwards ottiene un magro 17 per cento, ma prosegue la campagna elettorale sperando, ultima chance, nella sua South Carolina. “Resto in questa corsa fino a quando non verrà realizzato il sogno americano”, ha annunciato nel suo quartier generale, sulle note di “The Rising” di Bruce Springsteen.

Nel Grand Old Party, le previsioni della vigilia sono state rispettate: John McCain ha ripetuto l’exploit di 8 anni fa, quando in New Hampshire sconfisse George W. Bush. Il vecchio leone della politica americana ha ancora la forza di assestare la zampata vincente. Il suo successo nello Stato del New England (37 per cento contro il 32 di Romney, che ora ha ben poche speranze di arrivare in fondo) lo rilancia per la nomination, soprattutto perché, a differenza della sfida a due in campo Democratico, la competizione nel partito Repubblicano è quanto mai aperta. Nel suo discorso,  McCain ha ricordato di essere ancora, nonostante il passar degli anni, The Comeback Kid, l’uomo capace di riemergere contro ogni speranza. Il senatore dell’Arizona si è tolto qualche sassolino dalla scarpa: “Mi dicevano: non hai soldi e i sondaggi ti danno per morto. Io gli ho risposto: andrò in New Hampshire e dirò alla gente la verità”. Ora i Repubblicani guardano già al voto in South Carolina del 19 gennaio, il primo grande Stato del Sud nel processo elettorale delle primarie. Qui, ha indicato Ed O’Keefe del Washington Post alla BBC, il duello potrebbe vedere contrapposti McCain e il vincitore dell’Iowa, Huckabee, che in New Hampshire non è andato oltre l’11 per cento. L’eroe del Vietnam può contare sul voto dei tanti veterani che vivono in South Carolina. Il pastore battista spera, invece, nei cristiani evangelici che rappresentano il 60 per cento dell’elettorato repubblicano dello Stato. Meglio non dar troppo retta ai sondaggi, però. La Notte del New Hampshire insegna.

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