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Agosto italiano

Niente buongiorno, niente amore mio, niente budino del mio cuore

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Sono nel letto. Non ho idea di che ore siano, è notte fonda.

Roberta dorme come un angelo. Il mio.

Le tocco i capelli e penso a quanto sono fortunato, moltissimo.

Ma come fa una donna dopo quindici anni di conoscenza a decidere che tu sei l’uomo della sua vita e ad avere anche ragione?

Forse lo sa semplicemente perché è una donna…

Mi giro e mi rigiro nel letto. Ho esagerato con i cannelloni ieri sera, e il polpettone e i formaggi e la crostata... Ma erano così buoni, poi non potevo dire di no alla madre di Roberta.

Roberta stessa non mi diceva niente, era permissiva. E da quando viviamo insieme è diventata un po’ lei la mia coscienza, quindi se lei non mi bloccava voleva dire che potevo mangiare!

Sì, come no.

Certo. Non faccio più nemmeno lo sforzo di avere una coscienza mia.

Sono proprio un parassita cavolo.

E la casa, e l’amore, la cucina, adesso addirittura la coscienza.

Mi alzo dal letto e faccio due passi. Sono triste, e questa casa non mi aiuta.

Non mi riconosco in nessuno degli oggetti che vedo.

Ha ragione sua madre quando dice che sono un barbaro invasore.

Mi siedo sul divano per riflettere un po’.

Quando mi sveglio il giorno entra vigoroso dalle finestre, e un bigliettino troneggia incontrastato sul tavolino: Si può sapere perché diavolo sei venuto a dormire sul divano c’è scritto.

Niente buongiorno, niente amore mio, niente budino del mio cuore. Mi sa che è rimasta male.

Ma io non mi sono addormentato qui apposta, è stato un caso, credo.

Vado a lavoro e la giornata mi vola. Non mi mando nemmeno un messaggio con Roberta, e questo non accade praticamente mai.

Torno a casa con il cuore in gola, come se dovessi affrontare un esame per il quale non ho studiato.

E finalmente torna anche lei.

È arrabbiata, si vede e si sente, anche se ancora non mi ha detto nulla.

“Ciao amore” esordisco io.

“Ah, ti ricordi che esisto allora?”.

“…”.

“Si può sapere che fine hai fatto ieri sera, e tutto oggi?”.

Non so cosa risponderle, davvero. Che fine ho fatto? Vediamo… “Ieri sera mi sentivo male, mi sono alzato per digerire e mi sono addormentato. E tutto oggi non saprei, ero in soggezione. Mi mette ansia sapere che ce l’hai con me, e vado nel pallone. E quel tuo bigliettino al veleno non mi ha aiutato per niente”.

“Bigliettino al veleno? Ma lo sai che odio dormire sola. Mi sono svegliata subito quando ti sei alzato e aspettavo che tornassi, ma non sei tornato più”.

“Ma io mi sono alzato proprio per non svegliarti!”.

“E hai fatto male. Io preferivo che mi svegliassi e mi chiedessi un po’ di coccole o una camomilla invece di sparire per sempre. E poi che c’era che ti tormentava, eh, si può sapere? È perché hai conosciuto mia madre? Ti senti oppresso? Legato?” inevitabilmente mentre dice queste frasi si mette a piangere.

“Ma no amore, quale legato! Avevo solo mangiato pesante e non riuscivo a dormire! Vieni qua”.

L’ho presa tra le mie braccia, ed è stato forse l’abbraccio più lungo della storia dell’uomo.

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