Educazione finanziaria

Niente credito alle aziende italiane: da ogni problema può nascere una soluzione

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Purtroppo negli ultimi anni l’Italia si è ritrovata in una situazione paradossale dal punto di vista economico. Il nostro Paese infatti, che ha uno dei più strutturati e capillari sistemi di piccole e medie imprese e può vantare un’ economia fortemente rivolta all’export, sta vivendo un periodo di crescita zero, con ricadute negative sul tessuto sociale di intere regioni e sulla stabilità politica nazionale. Questa situazione poco comprensibile è da imputare, almeno in parte, al sistema bancario. Nonostante le grandi iniezioni di liquidità della Banca centrale europea negli ultimi anni a beneficio delle nostre banche infatti, l’accesso al credito rimane difficile per i cittadini, creando di conseguenza una vera e propria stretta che sta soffocando l’economia reale. Le ragioni del problema possono essere le più disparate, e tra queste figurano certamente le stringenti regole di Basilea III, ma il risultato è comunque che molti istituti di credito preferiscono investire in titoli a basso rischio (obbligazioni pubbliche o di altre banche), piuttosto che puntare e rischiare sui territori.

Come possono le PMI italiane uscire da questa impasse? Come possono le imprese recuperare quelle risorse necessarie per far ripartire le assunzioni, gli investimenti per la ricerca, e quel circolo virtuoso indispensabile per rilanciare l’economia? Queste sono le domande che hanno spinto la CONSOB e Federterziario quest’anno a lanciare un programma di educazione finanziaria dedicato alle piccole e medie imprese, con la speranza di riuscire ad aggirare gli ostacoli attualmente presenti nel mercato del credito. Come sottolineato da Nicola Patrizi, presidente di Federterziario intervistato da L’Occidentale, è molto interessante che Consob stia allargando il proprio raggio d’azione verso le medie realtà imprenditoriali, giacchè fino a questo momento l’organismo ha funzionato principalmente, coerentemente con la sua impostazione, a tutela delle realtà più grandi quotate in borsa. L’attenzione per le start-up, possibile volano di innovazione tecnologica, e per le PMI già radicate si è resa tuttavia ormai necessaria, visto che sempre più imprenditori italiani tentano di iniziare una pianificazione strategica delle proprie attività a lungo termine, come da tempo fanno le grandi imprese, e sono quindi alla ricerca di nuovi investitori capaci di comprendere le loro ambizioni. Secondo Andrea Roncella, membro del Virtue Ethics in Business dell’Università di Navarra, è del resto proprio la mancanza di lungimiranza che porta le banche a concentrarsi su progetti a breve termine o a rafforzare posizioni di mercato già consolidate, introducendo talvolta una selezione avversa nelle scelte di investimento che, di fatto, aiutano solo le grandi firme. Un tema quindi non solo etico, ma di lungimiranza.

Nel corso di questo corso di educazione finanziaria, i cui contenuti saranno curati dalla competenza della Consob, si parlerà di diversi strumenti innovativi alternativi a quello bancario, ognuno dedicato ad una diversa tipologia di impresa: se per le start-up, ad esempio, si consiglierà di far ricorso generalmente a canali come quello del Venture Capital (investimenti da parte di altre imprese), o dei Business Angels (termine evocativo per indicare un singolo finanziatore che scommette sulla realtà emergente), per le PMI si potrà già consigliare l’esistenza di fondi comuni di private equity o di sedi di negoziazione alternative ai mercati come i Multilateral Trading Facility. Il problema insito in questi strumenti, come sa chi si occupa di finanza etica, è che nei Paesi che li hanno adottati più rapidamente, come gli stati Uniti, ci si è ritrovati di fronte ad un impiego di strategie di efficientamento dei processi produttivi un poco drastiche, oppure al ricorso endemico a finanziamenti via debiti (leverage buy-out). Del resto, nessun sistema è esente da rischi. D’altra parte però la regolamentazione in Europa in generale e in Italia in particolare dovrebbe impedire i casi di azzardo morale o gli eccessi visti oltreoceano.

Giuseppe D’Agostino, responsabile per la prevenzione della corruzione di Consob e supervisore dell’iniziativa, ci ha assicurato proprio che in tema di trasparenza informativa e di correttezza dei comportamenti da parte degli operatori finanziari che agiscono come intermediari con l’impresa-target, già oggi vigilano varie Autorità competenti; la Consob è appunto la principale. Pertanto, la “garanzia” dei canali di finanziamento alternativi a quello bancario già ora obbligano gli intermediari finanziari a predisporre specifici presidi a tutela degli investitori retail, quali, ad esempio, la valutazione di appropriatezza o di adeguatezza degli ordini dei clienti. Inoltre, sussistono una serie di ulteriori presidi, come i requisiti patrimoniali previsti dalla vigilanza prudenziale o il Fondo nazionale di garanzia. Per particolari tipologie di emissioni, infine, lo Stato può approntare direttamente delle garanzie sul rimborso del prestito, come, ad esempio, quelle prevista dal Fondo di garanzia PMI, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico. Insomma, anche se nessun sistema è privo di rischi (soprattutto quello finanziario), è vero che le rassicurazioni pubbliche sono notevoli, e il rischio viene sempre commisurato alla natura dell’investimento realizzato.

Il corso Consob-Federterziario, iniziato il 31 ottobre a Salerno, nel corso dei prossimi mesi toccherà sei città italiane e mirerà a mobilitare migliaia di imprenditori e commercialisti, i quali sono, tutto sommato, i principali consiglieri delle nostre imprese e sovente i pontieri con il mondo creditizio. Il prossimo appuntamento sarà il 5 dicembre a Brindisi. Lo scopo finale, conclude sempre Patrizi, non è solo far capire la strada che ci viene indicata per sbloccare i capitali a livello europeo con la Capital markets union, ma anche più semplicemente evitare truffe e fare in modo che il mondo del credito non diventi una giunga. Al termine di questa prima fase di educazione finanziaria Federterziario vorrebbe rimanere in contatto con tutte le realtà coinvolte nei territori dal progetto, individuando almeno sessanta referenti sul territorio nazionale per poi fare in modo che siano le imprese stesse che sono interessate a fare squadra, raccontando in una seconda fase del progetto le loro esperienze e lavorando come coordinatori di reti sociali di cui c’è ora più che mai bisogno.

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