Social e morale

Niente più “like” su Instagram: scelta etica o commerciale?

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Mark Zuckerberg apporta sempre nuove modifiche al funzionamento dei social network, dei quali è proprietario e patron indiscusso. L’ultima di queste novità riguarda Instagram: sulla piattaforma, infatti, viene nascosto il numero di like ricevuti dagli utenti sotto i loro post pubblicati. Per il momento, però, si tratta di un test avviato solo in alcuni Paesi, fra i quali rientra anche l’Italia.

La motivazione, stando alle parole di Tara Hopkins, Head of Public Policy Emea del social network di proprietà di Facebook, sarebbe la volontà di far sì che «Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimere se stessi. Ciò significa aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti like ricevono».

Lo scopo, dunque, appare quello di disinnescare la “dipendenza da like” di molti utenti e quello di dare maggiore rilevanza a quello che viene postato, piuttosto che al numero di like e all’autore del post. Di conseguenza, a primo impatto, la svolta del social sembrerebbe positiva.

Tuttavia, dietro le apparenti buone intenzioni di Instagram potrebbe celarsi dell’altro: da una parte potrebbe esserci la volontà di indurre gli influencers ad investire più soldi nelle sponsorizzazioni, dall’altra potrebbe esserci l’intuizione di Zuckerberg di coprire i suoi profitti mediante pseudo-motivazioni “sociali” ed “umanitarie”. Perciò tutta questa retorica concentrata sulla “comunità” e sull’uso responsabile dei social è, ormai, inutile ed anche ipocrita. In questa ottica, infatti, i social vengono visti come uno strumento per tenere in contatto amici che si vogliono bene – quando basterebbe mangiare una pizza e bere una birra per essere davvero uniti – e servire cause di utilità sociale – quando sarebbe sufficiente svolgere attività di volontariato –.

Un sistema creato dagli stessi social netwotk, fatto di followes, like, apparenza, fisici perfetti, tatuaggi e chirurgia plastica, che con questa nuova policy cerca solo di fidelizzare una fascia di mercato particolarmente sensibile a determinate istanze: in questo modo, invero, gli utenti cercano e riescono a giustificare “eticamente” il loro consumismo e la loro dipendenza da social, non rendendosi conto che si tratta comunque di consumismo e di dipendenza da social, seppur ben nascosti dietro presunti buoni propositi.

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1 COMMENT

  1. Senta, un consiglio non richiesto, dica quello che vuole sui social ma lasci perdere la chirurgia plastica. Non si sa mai quando potrebbe tornare comoda.

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