Niente più segreti. Neppure bancari!

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Niente più segreti. Neppure bancari!

23 Febbraio 2009

La Commissione Europea, complice la crisi finanziaria in corso (e la negativa esperienza del crac Madoff) ha recentemente cercato di superare l’ostacolo del segreto bancario, anche in vista di una più proficua lotta all’evasione fiscale. Basti pensare del resto che la frode fiscale in Europa è stata stimata in circa 200/250 miliardi di Euro. 

Il commissario Laszlo Kovacs, agli inizi di febbraio, ha quindi presentato due proposte. La prima impone alle autorità di ogni Stato europeo di rivelare ad altri Paesi europei, che ne facciano richiesta, le informazioni sui conti correnti bancari dei non residenti. La misura è in particolare rivolta ai Paesi, come Austria, Belgio e Lussemburgo, che ancora usufruiscono di una deroga alla direttiva sulla tassazione dei risparmi dei non residenti. Grazie a tale deroga, infatti, tali Paesi non sono tenuti allo scambio di informazioni con gli altri Stati dell’Unione e in cambio praticano sugli interessi degli investitori stranieri una ritenuta alla fonte del 20% (dopo il 30 giugno 2011 tale ritenuta sarà innalzata al 35%).

Si tratta evidentemente di un primo, dichiarato, passo verso l’abolizione del segreto bancario. Il Commissario Kovacs ha inoltre sottolineato come le nuove norme saranno la base per negoziare accordi bilaterali con gli altri Paesi europei extraUE che ancora praticano il segreto bancario: Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra, San Marino.

Proprio in tale direzione va peraltro l’accordo già firmato da Confederazione svizzera e Comunità Europea il 24.10.2008 e approvato il 18.12.2008 dal Consiglio UE (accordo comunque operativo solo dopo la pubblicazione nella gazzetta Ufficiale dell’Unione, avvenuta in data 17.02.2009). Tale accordo prevede comunque la possibilità di rifiutare la collaborazione nella cooperazione contro le frodi se l’importo presunto dei diritti non riscossi è inferiore a 25.000,00 Euro, oppure se il valore delle merci esportate o importate senza autorizzazione non supera i 100.000,00 Euro.

Al di là però degli accordi bilaterali, bisogna sottolineare come la suddetta proposta, per essere effettivamente tradotta in norma, deve essere comunque approvata all’unanimità. E non è per niente scontato che Austria, Belgio e Lussemburgo non si oppongano alla sua approvazione.

La seconda proposta del commissario Kovacs riguarda invece specificatamente le modalità di collaborazione e cooperazione internazionale tra Stati comunitari, con l’introduzione di procedure standard per lo scambio di informazioni e la possibilità per i funzionari delle Amministrazioni fiscali dei vari Paesi di partecipare all’estero a inchieste congiunte con pieni poteri ispettivi. Che la situazione finanziaria europea e mondiale richieda un qualche intervento è stato comunque confermato anche al recente G7, svoltosi a Roma il 13 e 14 febbraio scorso.

Uno dei temi più importanti trattati in tale sede è stato infatti proprio l’adozione di un comune legal standard, cioè di un corpo comune di norme in grado di contrastare efficacemente il riciclaggio e l’evasione fiscale. A tal proposito è stato proposto di prevedere forme di controllo, indicatori e black list (in cui per esempio resta oggi ancora San Marino, considerato un Paese extraUE con regime antiriciclaggio non equivalente).

L’adozione di tale legal standard (anche, si auspica, da parte degli Stati di nuova industrializzazione, quali, per esempio, Cina, India, Brasile etc.) sarà infatti sinonimo di affidabilità.

In un tale contesto la riservatezza bancaria e gli ostacoli allo scambio di informazioni non possono quindi più trovare spazio (tanto meno all’interno dell’Unione Europea). Certo, a queste azioni di “forza” dovrebbero comunque seguire azioni di “distensione” (secondo la nota tecnica del bastone e della carota). Un esempio in tal senso, al fine appunto di disincentivare fughe di capitali all’estero, è il recente annuncio di Sarkozy di voler sopprimere la tassa professionale (l’equivalente della nostra Irap). Tale misura costerà allo Stato francese ben 8 miliardi di Euro, ma in cambio chiede un freno alle delocalizzazioni. Anzi possibilmente ci dovranno essere rilocalizzazioni.

Del resto Sarkozy non ha mancato di sottolineare come, nella lotta all’evasione fiscale e alla “finanza canaglia”, serva comunque una posizione comune europea, al fine di un maggior controllo delle istituzioni finanziarie e dei paradisi fiscali.

Insomma, finalmente, la strada per il paradiso (fiscale) dovrebbe diventare, in un prossimo futuro, sempre più ardua e colma di ostacoli.