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Sul caso Sallusti

“No alla galera anche sulle intercettazioni”

La posta in gioco è altissima. È su questioni come queste che si misura «l'indice di civiltà di un Paese». Sul caso Sallusti, Gaetano Quagliariello del Pdl non ha dubbi: «C'è un problema di legislazione che sussiste da anni. Servono norme che prevedano solo sanzioni pecuniarie e non detentive».

Quindi la disciplina sulla diffamazione va cambiata?

«Si, anche se questa vicenda si poteva evitare anche in vigenza delle norme attuali. I magistrati rivendicano, a ragione, una propria autonomia interpretativa: vorrei capire perché in questo caso si sono sentiti costretti ad applicare una pena detentiva. I margini per evitarlo c'erano».

Il ministro Severino non commenta la sentenza ma invoca una riforma... 

«Ha dato un commento indiretto così come la sua funzione istituzionale le impone».

E adesso il tempo stringe: come se ne esce?

«Nei 30 giorni a disposizione (entro i quali Sallusti può chiedere misure alternative, ndr) c'è tempo solo per un decreto. In caso contrario, non ci sono soluzioni. Anche presupponendo un impegno straordinario del Parlamento non si riuscirebbe ad impedire l'esecuzione di una sentenza passata in giudicato».

E' una vicenda che pesa sull'immagine del Paese all'estero?

«Pesa inevitabilmente. Rischiamo di essere classificati, in tema di libertà di espressione, ai livelli della Corea del Nord».

Però sulle intercettazioni il Pdl sostiene l'introduzione del carcere peri giornalisti che le pubblicano.

«Sono contrario al carcere anche in questo caso. Ma i generi non vanno confusi. La diffamazione ha a che fare con la manifestazione del pensiero: tra i due termini c'è un confine molto labile che impone cautela. Altra cosa è la pubblicazione di materiale vietato: chi diffama può farlo con colpa, chi pubblica materiale vietato agisce con dolo».

Tratto da La Stampa

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