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L'uovo di giornata

Noi siamo italiani. E pure questa volta ve ne accorgerete

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Di tragedia in tragedia, ci sottovalutate sempre. Abbiamo quell’aria un po’ scanzonata alla Rino Gaetano, di chi ha smesso di essere quello che è stato e non ne vuole più sapere di prendersi troppe responsabilità nei confronti del mondo. Di chi ha salutato il proprio io perché non ne poteva più del dialogo interiore. Come un marito che ha divorziato ed è andato ad abitare in una soffitta polverosa. Un poeta maledetto che gira per le osterie della cronaca, avendo già visto tutto quello che voleva vedere, avendo già fatto tutto quello che voleva fare. E ora si riposa, nascosto, in qualche bettola. Qualche secolo di pausa dopo millenni di protagonismo indiscusso. Sarà pure lecito. Ma garantiamo gli scatti di un tempo, premettiamolo pure. È una sorta di laissez faire applicato al conportamentalismo. Una specie di scocciatura derivante dall’aver donato troppo di se stessi. Con qualche ricaduta nella straordinarietà. Inutile fare l’elenco degli italiani che hanno cambiato le sorti della storia: noi li conosciamo tutti. E se ve ne siete dimenticati, pazienza. Forse, nel tempo, ci siamo stufati di salvare il mondo con la bellezza, come dice Dostoevskij. Parliamoci chiaro: noi, dello Zeitgeist odierno, abbiamo poco. I ritmi della contemporaneità possono andar bene per chi non ha conosciuto l’otium dei latini. Il valore del tempo intellettuale, quello dello spettatore che assiste passivo. Per noi i giochi siedono un gradino sotto il pane. Il relativismo valoriale, quello che oggi spinge le cancellerie europee ad evitare il problema, lasciando tutto così com’è finché è possibile, sì, pure con una pandemia in corso, non ci appartiene. L’economicismo? Ma per favore. Noi possiamo ancora assistere al siparietto del sacerdote benedicente dal dorso di un’ape. Una porta, per chi ha fame, verrà sempre aperta. Siamo arretrati? Europei: siamo parte di voi, ma non siamo come voi. Giovanni Paolo II, oggi Santo, diceva che costituiamo un’eccezione. Come se Dio avesse posato sulla nostra penisola un manto non negoziabile. Una colonna che regge il tempio in cui può risiedere solo il nostro genio. È un dono dell’alto. È un impasto di opportunismo e spirito titanico. È Marco Pantani che scatta sul colle del Galibier.

È Fabio Cannavaro che spazza una palla che non deve arrivare sui piedi di Podolski. È Pio XII, sotto le bombe, tra la gente di San Lorenzo. È troppo per poter essere descritto. E, nelle maggior parte dei casi, è buona parte di quello che a voi europei fanno studiare nelle scuole. Voi la chiamate formazione, scienza, arte, letteratura, per noi è un album di figurine di famiglia. Siamo noi Dante. Siamo noi Leonardo. Siamo noi Michelangelo. Siamo noi Galilei. Siamo noi Leopardi. Siamo noi Caravaggio. Siamo noi Cristoforo Colombo. Per noi non sono nomi. Sono sentinelle che vegliano sulla unicità che rappresentiamo. Per voi sono caratteri incisi sui  libri di testo. Dalle nostre parti sono gli avi, i padri, di quelli a cui non volete più vendere le mascherine chirurgiche. Sia come sia, ci arrengeremo. Questa espressione a voi non piace tanto, ma noi l’abbiamo sperimentata tante volte da avere il voltastomaco. Ci arrangeremo da soli. Nonostante il pressapochismo di chi ci governa. Nonostante da questa parti nessuno abbia mai nascosto di non essere più equiparabile a quelli di un tempo. Faremo del nostro meglio. Pure contro questa bestia che sembra averci puntato da lontano. Faremo del nostro meglio e voi resterete lì, come vi accade di consueto, a chiedervi com’è che ce l’hanno fatta pure stavolta, gli italiani. Bella domanda. La risposta non la conosciamo neppure noi. È un dono calato dall’alto, si diceva. E forse il segreto, a ben vedere, non c’è. Siamo un vaccino di bellezza iniettato nei lazzaretti dell’egoismo da portafoglio finanziario. Non vi preoccupate: pure questa volta vi forniremo la formula della medicina. Gratis. Giusto per ricordarvi chi siamo.

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2 COMMENTS

  1. Mi sa che saremo noi Italiani a trovare il vaccino.
    Gli europei sono troppo impegnati a tagliare i costi generati da migliaia di pensionati che hanno regolarmente versato i contributi, che ora servono per qualche altro utilizzi, che nulla a che vedere con le pensioni di vecchiaia

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