Home News Nomine di Stato in salsa giallo-rossa: ecco chi sono i nuovi (e vecchi) componenti delle aziende partecipate

Nomine

Nomine di Stato in salsa giallo-rossa: ecco chi sono i nuovi (e vecchi) componenti delle aziende partecipate

0
69

I “cittadini” (vi ricordate quando si facevano chiamare così?) del Movimento Cinque Stelle ci hanno abituati a una certa allergia, o forse noncuranza, rispetto allo studio, all’approfondimento, alla cultura storico-politica. Loro erano quelli per cui era giusto varcare le porte del Parlamento con le tasche piene di onestà e la testa zuppa di inesperienza.

E invece, dopo anni, ci hanno finalmente stupito. Ci hanno dimostrato di avere un’incredibile capacità di apprendimento selettivo, quel talento che tutti a scuola invidiavano: riuscire a carpire in fretta le sole informazioni che servono davvero. Gli statisti a cinque stelle lo sanno fare. Guardate con quale abilità hanno compreso l’essenza di una delle più famose consuetudini della politica istituzionale della Prima Repubblica: il manuale Cencelli! Ieri sera, allo scoccare del tempo disponibile per il rinnovo delle ambite cariche di vertice delle società a partecipazione pubblica, i pentastellati sono riusciti ad applicarlo ad arte: a loro 8 poltrone su 14, nei ruoli di amministratore delegato e presidente.

I ben informati sostengono che i grillini avessero come obiettivo primo (gli strepiti di Di Battista e della Lezzi lo dimostrerebbero) quello di far fuori Claudio De Scalzi dalla posizione di AD di Eni, mentre il centro-sinistra (Pd e Iv) avrebbe voluto accontentare Alessandro Profumo che auspicava di lasciare Leonardo per planare in un ruolo più tranquillo a Poste Italiane.

A causa di veti incrociati fino a tarda sera nessuna delle due parti l’ha spuntata: Descalzi e Profumo sono rimasti saldi nelle loro posizioni e i pentastellati sono riusciti a superare la viscerale contrarietà etica alla riconferma dell’AD di Eni solo attraverso la garanzia che avrebbero incassato praticamente tutte le Presidenze. Perché si sa, spesso i principi rimangono saldi finché l’offerta non è abbastanza allettante. E come dare torto ai seguaci del comico genovese che, in questa abbuffata di posti che contano, hanno visto l’unica zattera di salvezza per i prossimi anni, l’unica speranza di un “piano B” utile quando gli italiani, superata la pandemia, si recheranno alle urne e decideranno che Grillo, Conte, Casalino, Di Maio e tutto il loro codazzo non vogliono più vederli nemmeno in foto. Magari in quel momento sarà utile avere qualche amico nei posti che contano, qualcuno che “ti deve essere riconoscente”.

E così Giorgio Starace, certamente non sgradito a Renzi, si è intestato la riconferma per il terzo mandato nella posizione di AD di Enel, dove alla Presidenza è arrivato l’avvocato Michele Crisostomo, fortemente voluto dal Ministro Fraccaro e protagonista del ricorso contro l’Ue sull’acquisto di Banca Tercas da parte di Banca Popolare di Bari, oltre che fondatore del noto studio milanese Rccd. Negli altri scranni del consiglio di Viale Regina Margherita Marianna Mazzuccato, economista italiana ma con cittadinanza statunitense, già nominata dal Premier Giuseppe Conte come consigliera economica di Palazzo Chigi e infilata da qualche giorno anche nella “task force per la fase due”. La Mazzuccato ha da poco esposto sul suo account Twitter la sua teoria economica para-marxista per la rinascita economica del Paese: tassare pesantemente tutti i beni “non essenziali” (abbigliamento, ristoranti, turismo e chi più ne ha più ne metta) per garantire quelli “essenziali”, secondo lo schema stilato durante l’emergenza. Un modo geniale per far fallire la penisola in poche settimane. Accanto a lei Alberto Marchi, senior partner di McKinsey, Costanza Esclapon, fondatrice della Esclapon &Co, definita dai salotti buoni “una boutique della comunicazione”, con precedenti esperienze in Enel, Intesa Sanpaolo, Alitalia e Ntv e Mirella Pellegrini, docente di economia e management presso la LUISS Guido Carli.

Al quartier generale di Eni, a fianco di Descalzi, arriverà alla presidenza, di fresca nomina grillina, la docente di diritto commerciale, con lunga carriera da componente dei consigli di Tim, Banca e Fondazione Mps, già membro in carica del cda del Fatto Quotidiano, Lucia Calvosa. Tra i consiglieri nominati per il leone a sei zampe arriva Emanuele Piccinni, ex consulente legislativo del gruppo M5S alla Camera, poi Capo Segreteria del Sottosegretario Davide Crippa, che oggi vede la sua carriera impennarsi probabilmente senza conoscerne il motivo. Piccinni sarà in compagnia di Ada Lucia De Cesaris, docente universitaria e renziana di ferro, tanto da essere protagonista dei Comitati Ritorno al Futuro e già Assessore all’urbanistica e Vicesindaco di Milano fino al 2015, Nathalie Tocci, grande esperta di affari esteri, e Presidente dell’Istituito Affari Italiani, anche lei in quota centro sinistra, e Filippo Giansante, funzionario di via XX Settembre.

Sempre in ambito affari esteri e difesa, a fianco di Alessandro Profumo a Leonardo, arriverà il nuovo Presidente Luciano Carta, che lascia un posto da direttore dell’Aise, una delle due agenzie di servizi segreti italiane. A Piazza Monte Grappa sono chiare due cose: tanto Gianni De Gennaro, quanto Luciano Carta sono stati “fatti fuori”.

Il Prefetto De Gennaro è senza dubbio uno degli esponenti più qualificati della classe dirigente italiana degli ultimi decenni. Braccio destro di Giovanni Falcone, protagonista della nascita della Direzione nazionale Antimafia, è stato a capo di molte delle indagini sulle connessioni mafiose tra Italia e Stati Uniti e n.1 della Polizia in occasione dei fatti della Caserma Diaz al G8 di Genova. Profondo conoscitore delle connessioni internazionali più riservate, la sua esclusione ha il sapore spiacevole dell’eliminazione di uno dei più importanti tasselli dell’amicizia tra Italia e Stati Uniti ed allontana, anche simbolicamente, i tempi del posizionamento convintamente filo-americano del nostro Paese.

Ma, a dispetto dell’apparente riconoscimento, anche il Generale della Guardia di Finanza Luciano Carta, sembra essere stato gentilmente messo alla porta dell’Aise. Cambio effettuato, tra le altre cose, in modo scomposto. Era capitato in passato che ex 007 approdassero in poltrone di Stato, ma sempre dopo adeguati periodi sabbatici. Mai era avvenuta una tale “sliding door” tra servizi di sicurezza e aziende di Stato. Il che ci fa ancor di più sospettare. Chissà in quale delicata operazione aveva dato fastidio? Chissà se anche in questo frangente non c’entri la sempre più palese tendenza filo-cinese del governo.

Il tempo ci darà le dovute risposte.

All’interno del consiglio direttivo dell’ex Finmeccanica, i grillini non hanno conosciuto vergogna: il Ministro degli Esteri Di Maio ha ben pensato di sistemare il suo ex compagno di banco, Carmine America, già “valorizzato” al tempo del suo incarico al Dicastero dello Sviluppo Economico. L’amichetto d’infanzia di Di Maio si troverà in compagnia di Pierfrancesco Barletta, manager sportivo, Elena Comparato, dirigente del Mef, Paola Giannetakis, proveniente dal dipartimento ricerca della Link Campus Univesity, già designata a capo del Viminale nel “governo ideale” stilato nel 2018 dal leader politico a 5 stelle, l’ex Ministro Federica Guidi, l’avvocato Maurizio Pinnarò, già nel cda di Investire Srg, sembra essere molto ben inserito tra le vecchie amicizie del Premier Conte e del suo mentore, l’Avv. Guido Alpa, Ivana Guerrera, dirigente Mef e Consip, Novica Mrdovic Vianello, Key Manager del Fondo Star Tech Ventures EuVECA, un fondo di venture capital che sembra avere stretti legami con la Città di Torino, amministrata da Chiara Appendino.

Nessun cambio a Poste Italiane, dove rimangono Matteo Del Fante, sulla poltrona di amministratore delegato al secondo mandato, e Maria Bianca Farina in quella di presidente. Nominati da Gentiloni su input di Matteo Renzi, i manager sono nel frattempo riusciti a entrare nelle grazie dei grillini, in particolare di Luigi Di Maio, che da Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha avuto parecchio bisogno di loro per la predisposizione in tempi record (tipici della comunicazione via social, l’unica con cui abbia imparato ad approcciarsi) delle tessere giallo paglierino del reddito di cittadinanza. La partecipata postale, inoltre, secondo voci di corridoio ben informate, avrebbe fornito un supporto rilevante ai progetti della Casaleggio e Associati nel settore della blockchain.

I membri del consiglio sono invece: Bernardo De Stasio, avvocato in quota Pd, Daniela Favrin, in arrivo da Consap e vicina a Ettore Rosato, Elisabetta Lunati, giurista di lungo corso di Intesa San Paolo e Davide Iacovoni, dirigente di via XX Settembre.

A Terna invece, cartellino rosso per Luigi Ferraris (per il quale già si vocifera un posto di consolazione a Ferrovie dello Stato), che viene sostituito dall’attuale amministratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma, in quota M5S, fortemente sostenuto nella sua scalata professionale da Virginia Raggi, Vito De Luca e dall’Avv. Luca Lanzalone, questi ultimi arrestati nell’ambito dello scandalo sullo stadio di Roma. Cambio della guardia anche alla presidenza dove arriva in quota Pd la bocconiana, economista ambientale, Valentina Bosetti. A quanto si apprende tra gli scranni del consiglio di Terna avrebbe trovato posto perfino il renziano Ernesto Carbone, celeberrimo driver di Matteo Renzi aspirante Premier, rimasto fuori dal Parlamento. I più ricordano la sua carriera da statista attraverso il suo «#Ciaone» postato su Twitter al fine di irridere il mancato raggiungimento del quorum sul referendum anti-trivelle in Puglia.

Anche all’Enav andrà un candidato del M5S, l’altro “manager fuoriclasse” come definito dalla Sindaca di Roma, Paolo Simioni, che sempre secondo l’inquilina del Campidoglio, avrebbe salvato Atac dal fallimento. Peccato però, nonostante gli egregi risultati, che i trasporti della Capitale siano talmente inefficienti e malconci da aver trasformato i romani in un popolo di podisti provetti. Presidente dell’ente competente sul trasporto aereo, invece, è stata nominata Francesca Isgrò, indicata in quota Pd, direttamente dal Ministero dell’Economia.

Da Enel a Monte Paschi di Siena passa, sempre nel ruolo di Presidente e sempre in quota Pd, Patrizia Grieco, mentre la poltrona di amministratore delegato è stata assegnata a Guido Bastianini, che ha una lunga esperienza prima in Capitalia, poi Unicredit, conclusasi però con toni mesti a Carige, dove sarebbe entrato in collisione con Malacalza per la gestione che avrebbe poi portato l’Istituto al recente fallimento. Nel consiglio senese, secondo indiscrezioni, dovrebbero entrare anche Francesca Betti, docente nella città del palio ed esperta di parità dei genere e Roberto Rao, ex parlamentare e consigliere di Poste, ora in quota Pd, e vicinissimo a Pierferdinando Casini.

A questo punto rimane un unico punto interrogativo. Chi ricoprirà il posto vacante alla direzione dei servizi segreti? La girandola di nomi è già iniziata e vedrebbe in pole position gli attuali vice: Angelo Agovino, generale dei Carabinieri e oggi comandante delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma, Gianni Caravelli, proveniente dall’Esercito e Giuseppe Caputo, anche lui parte delle Fiamme Gialle. Sempre che il Dipartimento per la Sicurezza della Repubblica non stimoli gli appetiti di riposizionamento di Elisabetta Trenta, che da tempo aspetta un nuovo incarico e al momento risulterebbe nuovamente esclusa.

Preso atto dei risultati di questo alto momento di meritocrazia della storia del Paese, bene hanno fatto i partiti dell’opposizione di centro-destra a rispedire al mittente le lusinghe giunte dal governo riguardo l’apparente apertura a riservare un posto in ogni consiglio a un rappresentante da loro indicato. Se si fossero lasciati ingannare oggi sarebbero corresponsabili di una pagina triste delle nostre Istituzioni.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here