Nomine Ue, Miliband si ritira dalla corsa e riapre i giochi per D’Alema

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Nomine Ue, Miliband si ritira dalla corsa e riapre i giochi per D’Alema

09 Novembre 2009

 

Salgono le quotazioni delle scommesse dei bookmaker esteri sulla candidatura dell’ex premier Massimo D’Alema a “Mister Pesc” che, dopo la flessione degli ultimi giorni, si ritroverebbe ora in pole position a quota 4,00. E’ arrivata nel primo pomeriggio infatti la conferma della rinuncia di David Miliband, l’esponente finora favorito nella corsa per occupare il seggio di Alto rappresentante per la politica estera della Ue, la nuova figura prevista dal trattato di Lisbona che sostituirà, dal primo gennaio e con poteri rafforzati, il ruolo attualmente ricoperto da Javier Solana. L’annuncio, fatto dal capogruppo del S&D Martin Schulz, ha riposizionato nello scacchiere delle nomine Ue il candidato italiano “con il forte sostegno del Pse”, ridefinendo allo stesso tempo nuovi equilibri (e squilibri) nei rapporti di potere all’interno dei gruppi politici dell’Europarlamento.

Proprio nel giorno in cui si commemora la caduta del Muro di Berlino e la fine della cortina di ferro, i principali capi di Stato e di Governo dovranno iniziare a riflettere sul rebus delle nomine e fare i conti col fatto che il tempo inizia a premere. Il premier svedese e presidente di turno della Ue, Fredrik Reinfdelt, attende solo le consultazioni con gli altri leader europei per poter decidere la data del vertice straordinario della Ue, a cui spetta la decisione finale sulle nomine di “Mister Europa” e “Mister Pesc”, il presidente stabile della Ue e l’Alto rappresentante della politica estera. L’occasione perfetta sarà la cena di questa sera offerta da Angela Merkel presso la Cancelleria federale tedesca agli ospiti presenti a Berlino, tra i quali anche il premier italiano Silvio Berlusconi.

Secondo fonti della presidenza, Reinfdelt vorrebbe tenere il summit tra pochi giorni, forse tra il 12 e il 19 novembre. “Se già stasera ci sarà un clima di consenso sui due nomi, il vertice si terrà molto presto. Se invece ci sarà bisogno di altri colloqui, il presidente prenderà ancora qualche giorno di tempo: l’obiettivo è di arrivare al vertice con una posizione già concordata”, assicurano da Bruxelles.

Fino a questo momento il candidato più forte per occupare il posto di Alto rappresentante degli esteri era quello del ministro degli esteri britannico David Miliband, 44 anni. Ora, però, la quasi certa rinuncia del Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwhealth ha fatto rimescolare le carte sul tavolo. Miliband infatti avrebbe ribadito la sua volontà di restare a Londra per prendere le redini del partito laburista, profondamente in crisi dopo le ultime scosse e gli scandali sui rimborsi facili in Parlamento. La sua presenza stasera nella cena offerta a Berlino ha però contribuito a far girare i rumors su un suo possibile ripensamento sotto la pressione dei leader europei. D’altro canto, secondo alcuni esperti, sarebbe lo stesso Brown a non avere alcuna intenzione di lasciare andare Miliband, uno dei pochi volti del partito rimasto popolare nel Regno Unito perché gode ancora di una certa stima nell’opinione pubblica. Il capo del Foreign Office resta infatti l’ultima carta dei laburisti in vista delle difficili elezioni del 2010 che, con molta probabilità e se non ci saranno colpi di scena, porteranno i conservatori di nuovo al potere.

La scelta di Miliband di non abbandonare la politica inglese ha quindi rimesso in gioco la nomina del nostro ex ministro degli Esteri. Nonostante lo stop dei Paesi dell’Est – che alla notizia della candidatura di D’Alema hanno reagito ricordando che “il suo passato nel partito comunista è un problema” – l’ex premier avrebbe ora incassato il “fortissimo sostegno nella famiglia europea del Pse”, come ha dichiarato Schultz da Bucarest. E non sarebbe l’unico. Nel nostro Paese il ministro degli Esteri Frattini ha parlato di “eccellenti prospettive per D’Alema” e Berlusconi, se da una parte plaude e fa sapere che la sua è una candidatura forte (nonostante le perplessità della Lega), dall’altra si starebbe mobilitando attivamente per ottenere l’appoggio degli altri leader europei (o almeno la promessa di non ostacolare) sulla nomina di D’Alema. Tuttavia, all’interno del Ppe la prospettiva susciterebbe non pochi mal di pancia. D’altronde il presidente del Consiglio è cosciente che l’ex ministro degli Esteri, data la sua esperienza a livello internazionale, è l’unica pedina che gli rimane da muovere nello scacchiere europeo per restituire un ruolo da protagonista all’Italia nell’Ue.

Ma per l’ex esponente del Pci le cose potrebbero complicarsi. Gli inglesi non sono disposti a rimanere in una posizione di secondo piano e vedersi sfuggire due cariche così importanti. Per questa ragione, Londra tiene a far sapere che anche la candidatura della baronessa inglese Catherine Ashton a “Mister Pesc” – che in caso di elezione diventerebbe “Miss Pesc” – è tanto forte quanto quella di D’Alema. Non solo. Lo stesso Blair avrebbe deciso di tornare alla carica e muovere la rete dei suoi contatti e rientrare in gara per il posto di presidente dell’Ue.

Il curriculum della Ashton d’altronde è di tutto rispetto. E’ stata ministro della giustizia nel governo di Gordon Brown, poi presidente della Camera dei Lords e Lord president del Consiglio. Dall’ottobre scorso ha rimpiazzato Peter Mandelson nella commissione Ue. A favore della Ashton gioca il fatto di essere donna, specialmente in un momento in cui stanno particolarmente a cuore le tematiche di parità di genere e la necessità di evitare le critiche dell’opinione pubblica (che, dunque, potrebbe gettar fango su una Ue che non si trova proprio in uno dei suoi migliori momenti dal punto di vista dell’immagine). Contro di lei però ci sono la mancata notorietà e la scarsa esperienza sul fronte della politica estera. Accompagnata al basso profilo del premier belga Herman Van Rompuy, candidato del Ppe favorito per il ruolo di presidente stabile, il rischio sarebbe quello di affidare la nuova Europa voluta dal trattato di Lisbona, ad un tandem senza una forte leadership.

Per questo sarebbe entrato di nuovo in pista il nome di Tony Blair come candidato alla presidenza fissa dell’Ue. L’ex premier britannico starebbe giocando le sue ultime carte per tentare di avere il sostegno dei leader europei. A scriverlo è il Times di Londra, per il quale l’ex inquilino di Downing Street in questi giorni avrebbe costanti contatti telefonici con molti Capi di Stato e di Governo dell’Unione. Secondo il quotidiano inglese, l’offensiva telefonica di Blair serve anche a capire se egli abbia ancora delle chances. Tra i leader contattati ci sarebbero il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso, il premier irlandese Brian Cowen, e Jan Balkenende, premier olandese. Ci sarebbe stata anche una telefonata al presidente francese Nicolas Sarkozy, che negli ultimi giorni è sembrato meno entusiasta della candidatura Blair di quanto lo fosse qualche settimana fa.

Ma le possibilità dell’ex leader laburista in realtà sono davvero molto scarse. Un accordo politico sancito tra il Pse e il Ppe ha stabilito che il presidente europeo – il primo vero presidente – tocca al Ppe, oggi maggioritario tra i 27 Paesi. All’opposizione europea invece spetta indicare il candidato per Mister Pesc. Intanto, anche se la strada di D’Alema sembrerebbe spianarsi, l’ex premier preferisce rimanere cauto: “È una vicenda molto delicata sulla quale non posso e non devo dire nulla. Non dipende da me ma dal Consiglio dell’Ue”.