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“Non abbiamo imparato niente”. L’allarme dell’oncologo sui “danni collaterali” del Covid

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La pandemia “all’inizio è stata sottovalutata, complice anche l’Oms che non ha segnalato alla comunità scientifica i primi casi ‘strani’ di polmonite in Cina, già nell’autunno del 2019. Così il virus si è diffuso nel mondo. L’Oms dovrebbe essere un organismo indipendente, ma è finanziato soprattutto da privati. E forse andrebbe rifondato”.

Non usa giri di parole Ermanno Leo, chirurgo oncologo di Milano, intervistato dal “Corriere della Sera”. Punta il dito su uno degli aspetti più controversi di questa brutta vicenda – il “buco nero” iniziale e gli strani silenzi sulla Cina -, ma anche sulle fasi successive non fa sconti. “Mi chiedo come mai, dopo la prima fase – osserva -, non disponiamo di studi clinici su come siano stati trattati i pazienti: con quali farmaci e quali risultati”. E poiché “non abbiamo imparato niente” e “abbiamo creato un ‘panico sanitario’”, nella seconda ondata “ci saranno danni collaterali molto importanti, non solo per chi ha il Covid, ma per tutti gli altri pazienti”.

Il riferimento, esplicito, è ad esempio ai tanti pazienti con tumori, con problemi cardiovascolari, con sintomi minori di ischemia cerebrale, che spesso “non vanno in ospedale per timori di contagio”. Ne moriranno di più, “perché la tempestività degli interventi può salvare la vita. E la situazione adesso si aggraverà”.

Per non parlare dei pazienti cronici che avrebbero bisogno delle terapie del dolore, degli anziani malati, degli indigenti. “Al momento queste persone sono abbandonate, più o meno”, dice Leo al “Corriere”. Ed è “un fallimento della medicina territoriale. Ma c’è un’opportunità che questo coronavirus ci potrebbe offrire: la riscrittura di alcuni capitoli dell’assistenza sanitaria in Italia”.

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