Home News “Non diamo troppi meriti a Fiat. La svolta sta nell’articolo 8 della manovra”

Il dibattito dopo la lettera alla Marcegaglia

“Non diamo troppi meriti a Fiat. La svolta sta nell’articolo 8 della manovra”

L'effetto annuncio 'Fiat fuori da Confindustria' continua ad animare il dibattito politico e giornalistico in merito al futuro delle relazioni industriali dopo la lettera di Sergio Marchionne rivolta a Emma Marcegaglia. Negli ultimi dieci anni sono stati molti i tentativi fatti per riformare il sistema della contrattazione collettiva - uno su tutti la fallita abolizione dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori.

Su come evolveranno le relazioni industriali in Italia, ne abbiamo parlato con l'on. Giuliano Cazzola, vice-presidente della commissione lavoro della Camera. Il parlamentare del Pdl non sembra aveve dubbi sulla portata del processo in moto. L'uscita di Fiat da Confindustria è "un evento di portata storica". Ma avverte: "Non diamo troppi meriti all'ad della Fiat. La vera svolta sta nel contestato articolo 8 della manovra", ovvero nell'articolo che avrebbe messo in moto un processo di contrattazione salariale intra-aziendale su base locale, una norma già apertamente osteggiata tanto dalla Cgil di Susanna Camusso che dalla Confidnustria di Emma Marcegaglia.

Che significato ha l'uscita di Fiat da Confindustria e in quale processo di cambiamento delle relazioni industriali si inserisce? Ci stiamo muovendo verso il modello tedesco?

Che si tratti di un evento di portata storica e' dimostrato anche dalle reazioni dei vertici confindustriali, i quali ostentano una eccessiva sicurezza (sarebbe meglio parlare di sicumera)  come fanno sempre coloro che si trovano in grave imbarazzo. Senza la Fiat la Confindustria - come e' stato rilevato - rischia di trasformarsi nella sommatoria tra l'Intersind e la Confapi. Le  grandi imprese associate sono quelle di mano pubblica (Enel, ENI, Poste, ecc.), poi ci sono le piccole imprese. Quanto alle conseguenze e' presto trarre delle conclusioni. Non credo che Marchionne intenda svolgere il ruolo del fondatore di un nuovo modello di relazioni industriali che vada oltre gli interessi della Fiat. Vedremo se ci saranno aziende che seguiranno l'esempio del Lingotto. In ogni caso la direzione di marcia della contrattazione collettiva si muove verso il decentramento. Non c'è contraddizione con il modello tedesco. Sono stati loro ad inventare le clausole di uscita ovvero la possibilità di derogare dai contratti di categoria.

Ci sono altre imprese che stanno pensando di lasciare la Confindustria. Ieri l'ad delle Cartiere Pigna, l'on. Jannone, ha annunciato che la sua azienda lascerà l'associazione degli industriali. Il 'caso Pigna' è parte di un trend oppure è semplicemente l'apporto di un parlamentare del Pdl agli sforzi del governo?

Io non mi aspetto un esodo di massa reso formale con prese di posizione formali come quella della Fiat. Ma quando una associazione importante come la Confindustria si mette a cavalcare nel medesimo tempo sia la politica che l'antipolitica o meglio si serve dall'antipolitica per fare politica, finisce per infilarsi con le proprie mani nel tritacarne di ogni forma di rappresentanza. Quando si afferma che la colpa della crisi è della politica si arriva ad un passo per mettersi sul banco degli imputati. Vede per me la lettera di Della Valle è inaccettabile proprio per il suo contenuto diseducativo. Lui sa che la politica può fare molto poco per portare il Paese fuori da una situazione che dipende da eventi fuori della portata di qualunque governo nazionale.

Sembra che Sergio Marchionne sia riuscito a scardinare il sistema italiano delle relazioni industriali andando oltre il sistema concertativo esistente. Secondo lei si dirà che l'ad di Fiat è riuscito a fare da solo quello che il governo Berlusconi (2001-2006) non era riuscito a compiere con la battaglia sull'art. 18?

Non diamo troppi meriti all'Ad della Fiat. La vera svolta sta nel contestato articolo 8 della manovra, il cui merito va attribuito al Governo. E' veramente una pena che le parti sociali abbiano preso le distanze da una norma che esalta il loro ruolo e quello della contrattazione collettiva.

Cosa pensa della proposta dei due parlamentari della Lega Nord, gli onorevoli Franco e Fugatti, perché il ministero dell'Economia ritiri da Confindustria le società partecipate dal Tesoro italiano iscritte all’associazione degli industriali?

Lascerei alle aziende la libertà di decidere. Non mi pare che sia saggio dichiarare guerra alla Confindustria. Ma l' iniziativa della Lega è comunque un avvertimento utile. Le dichiarazioni di Marcegaglia e la minaccia di sottrarsi al confronto con il Governo sono inaccettabili. Poi, mi lasci dire, il soccorso rosso proveniente dai sindacati, dalle opposizioni di sinistra, dai quotidiani veterocomunisti è patetico.

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