Home News Non è la legge che impedisce agli italiani di prendere il Nobel

Non è la legge che impedisce agli italiani di prendere il Nobel

Caro Oscar Giannino,

abbiamo letto su Libero il suo commento al Premio Nobel sulla Medicina assegnato a Mario Capecchi. Come sempre, le sue ragioni sono argomentate, il tono disponibile al dialogo, il che non è comune nel dibattito italiano, specie quando si toccano argomenti di bioetica e biopolitica.

Proviamo allora a risponderle, almeno su qualche punto. Cominciamo dalla fine del suo intervento: “Pensateci, oggi che leggerete del Nobel Capecchi. La sua ricerca sconfina nel tabù, da noi”.

Non è vero.

La verità è quella che anche lei ha scritto all’inizio del suo articolo: “Capecchi ha lavorato sulle cellule staminali embrionali dei roditori”. Embrioni di topi, dunque, non di uomini; perché per lo studio di malattie umane la ricerca sui modelli animali è quella più promettente e più fruttuosa. Se così non fosse il prof. Capecchi, che non ha vincoli normativi negli Usa, si sarebbe indirizzato verso gli studi sulle staminali embrionali umane. Non l’ha fatto perché, semplicemente, non conviene dal punto di vista scientifico.

La sua ricerca non sconfina in alcun tabù, e si potrebbe tranquillamente condurre anche in Italia. Il Prof. Capecchi ha messo a punto una tecnica per produrre topolini transgenici, che viene usata praticamente in tutto il mondo. Ma è una procedura che non si può trasferire sugli esseri umani. Si preleva una cellula staminale embrionale del topo, si modifica geneticamente, e poi si inserisce in embrioni di topo ai primissimi stadi di sviluppo. Inseriti in un topo-incubatrice, questi embrioni daranno origine a una nidiata di topolini che, accoppiati selettivamente fra loro, faranno nascere topi con la modifica genetica voluta dal ricercatore. Solo in questa fase se ne può osservare lo sviluppo per verificare le conseguenza della modifica introdotta.

Impossibile fare la stessa cosa sugli uomini, a meno di non voler creare gruppi di uomini cavia geneticamente modificati, previo opportuno accoppiamento.

Capecchi e colleghi hanno vinto questo premio Nobel perché hanno scommesso sui modelli animali per lo studio di malattie umane, e non sulle cellule embrionali umane. Un Nobel che conferma insomma quanto da noi sostenuto – dati alla mano – durante tutta la campagna referendaria: la ricerca scientifica ha strade più promettenti rispetto a quelle che vorrebbero distruggere gli embrioni umani.

Veniamo alla richiesta di usare gli embrioni “soprannumerari” per la ricerca scientifica. A parte il fatto che, se un embrione umano è “qualcuno”, e non “qualcosa”, il fatto che sia soprannumerario non lo rende meno “qualcuno” di un altro embrione che non è “in più” (rispetto a che? Anche qui ci sarebbe da discutere: chi decide chi è in più rispetto ad altri suoi simili?)

Ma anche qui va sfatato un mito: gli embrioni crioconservati sono poco appetibili per la ricerca. Servono a  poco e comunque non bastano. Gli scienziati cercano embrioni freschi, sani e abbondanti.

Lo spiegava bene, ad esempio, un lungo ed interessante articolo di Nancy Gibbs, su Time Magazine del 30 luglio 2006:

“gli scienziati ammettono che andando avanti c’è bisogno di una quantità molto più ampia di embrioni freschi e sani, rispetto a quelli che le cliniche per la fertilità potranno fornire. […] Oggi ci sono solamente 21 linee cellulari utilizzabili, il che limita la diversità genetica. Sono linee vecchie, così non si sviluppano molto bene, e per le colture in cui sono state fatte crescere sono stati utilizzati metodi datati. Ma soprattutto, i cromosomi nel tempo sono soggetti a sottili cambiamenti, compromettendo la capacità delle cellule a rimanere “normali”. […]Uno studio ha stimato che, nella migliore delle ipotesi, circa duecento linee cellulari potrebbero essere derivate dagli embrioni sovrannumerari abbandonati, ottenuti da trattamenti di fecondazione in vitro, che tendono ad essere più deboli di quelli impiantati nelle pazienti. Il fatto che provengano da coppie infertili può significare che non sono tipici, e i processi di congelamento e scongelamento sono pesanti per cellule delicate”. Curt Civin, ricercatore sul cancro alla John Hopkins  […]ha dichiarato : “Vogliamo studiare cellule normali. Stiamo lavorando con la versione 1.0. Vorrei la versione 3.3”.[…].

La verità è che la ricerca – perfettamente infruttuosa finora ai fini terapeutici - nel settore delle staminali embrionali ha bisogno di %E2

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3 COMMENTS

  1. Brave!
    Ottima risposta.
    Giannino è forte nel suo campo (economia, finanza…), ma su questi temi a volte si fa influenzare dalla propaganda, che sui maggiori quotidiani, in effetti, è martellante.

  2. Mi è dispiaciuto il
    Mi è dispiaciuto il commento di Giannino, che è una persona che stimo. Forse è stato ingannato dai commenti dei telegiornali principali, che come al solito ci marciano un pò, e poi lo ha detto nell’ articolo, lui era per l’abrogazione al tempo del referndum e credo che sia rimasto male per il risultato. È alcune volte un liberale dell’ ‘800, un poco ( molto poco, comunque) anticlericale.Questo non incrina la stima che ho del giornalista e dell’uomo.

  3. Un bacio
    Un bacio ad entrambe. Chiare, precise, esaurienti e aperte. Spero che ne nascano tante di donne come voi due. Aveva ragione Padre Pio quando disse che il secolo venturo avrebbe visto un maggior impegno ed importanza sociale delle donne e che questo sarebbe stato un bene, carissime Assuntina ed Eugenia.
    Grazie per avermi aiutato a capire.

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