Non è l’Italia ad essere “isolata” sulla Libia
16 Aprile 2011
di Redazione
All’incirca una decina di giorni fa il capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, denunciava il fallimento della strategia sulla Libia, dicendo che "l’Italia è rimasta isolata perché Berlusconi non è credibile". Quest’idea, dell’isolamento dell’Italia, di una nostra posizione minoritaria e rinunciataria nel forum dell’Alleanza Atlantica, sembra tornare sulla breccia dopo le dichiarazioni del premier, che ha confermato: "L’Italia non bombarderà la Libia".
La discussione sulla guerra in Libia si è complicata quando il Presidente della Repubblica Napolitano ha spiegato che l’Italia non deve tirarsi indietro, anzi, deve perseverare nelle sue missioni internazionali, che servono alla sicurezza di casa nostra. Ma forse il capo dello stato ha sottovalutato che non siamo solo noi a interrogarci su quante e quali forze schierare, per quanto tempo e dove: la Francia, attivissima in Libia e Costa D’Avorio, si sta ritirando dall’Afghanistan.
Ci sono solo una paio di Paesi della Nato che stanno bombardando le truppe di Gheddafi e premono per rafforzare l’iniziativa militare in Libia: Francia e Gran Bretagna (per quello che possono anche il Belgio, il Canada e altri "piccoli"). Gli Usa continuano a fornire l’indispensabile supporto tattico e logistico per la riuscita della missione, ma Obama non è convinto di spingere l’acceleratore, visto che si avvicinano le elezioni. I Paesi dell’Europa orientale, gli Stati Baltici e la Polonia, non ritengono che la funzione della NATO debba esprimersi ogni volta al di fuori del tradizionale quadrante dell’Alleanza, visto che per Varsavia il problema è la Russia (e la neutralità della Germania)… L’impressione, quindi, è che ad essere sempre più isolati siano i governi di Londra e Parigi, non certo il nostro.
