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Dopo il decreto

Non è uno scontro tra vita ed economia: anche i danni economici producono lutti e sofferenza

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A questo punto, e potremmo aggiungere finalmente, sappiamo che Natale e che Capodanno saranno. Il Governo ha varato un decreto che sospende le attuali fasce in cui sono classificate oggi le regioni e ha deciso di fatto un’unica “zona rossa” dal 24 dicembre al 6 gennaio.

Questo vuol dire ristoranti e bar chiusi, negozi quasi sempre chiusi, divieto di spostamento tra regioni e tra comuni. Divieto di cene e ritrovi tra famiglie e amici, se non con rarissime e limitatissime eccezioni.

Anche stavolta ho ribadito ai Ministri competenti tutte le mie perplessità. Primo: perché dal 3 dicembre ci eravamo dati delle regole che già prevedevano limitazioni importanti, ma legate alla reale situazione dei vari territori. Non capisco perché regioni che hanno fatto importanti sacrifici, anche in anticipo rispetto a quelli decisi dal Governo, come ad esempio la Liguria, non possano, alla luce dei risultati ottenuti, passare delle feste un po’ più normali. Oggi la nostra regione continua ad avere un Rt di contagio tra i 4 migliori d’Italia e il numero degli ospedalizzati continua a scendere. Nessuno pensava a feste e veglioni, ma un filo in più di normalità sì.

Secondo motivo: non so se tutti si rendono conto del gigantesco danno economico che tutto questo provocherà. Non solo bar e ristoranti, ma tutta la filiera alimentare avrà centinaia di milioni di danni, quindi aziende e occupazione a rischio. Agricoltori, pescatori, produttori di vino, prodotti tipici delle feste, preparati per l’intero anno in vista di questi pochi giorni, che finiranno invenduti. E anche il commercio al dettaglio, già molto provato, avrà un colpo durissimo.

E tutto questo non produrrà temo meno dolore in futuro di quanto il Covid ne produce oggi. Non è lo scontro tra chi preferisce la vita e chi l’economia: la crisi che rischiamo di affrontare produrrà anch’essa lutti e sofferenze.

Speriamo almeno nei ristori: ma saranno necessariamente inadeguati perché se si risarcisse l’intero danno di queste scelte servirebbero miliardi e miliardi di euro. Che il nostro Paese non ha. E che pagheranno i nostri figli.

Rispetto sempre le decisioni prese in momenti così difficili, ma temo si sia scelta una via che solo apparentemente è meno dolorosa!

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