Home News Non per le poltrone, ma per la democrazia: l’Abruzzo non resta a guardare

Le province abruzzesi scendono in campo

Non per le poltrone, ma per la democrazia: l’Abruzzo non resta a guardare

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Non si tratta di difendere poltrone, né di fare lobby. Tantomeno di arroccarsi in difesa di presunti privilegi. Quello che si vuole fare è solo rivendicare, democraticamente, la propria funzione, il proprio diritto di esistere. In forme e modi che devono sì tener conto delle mutate esigenze dello Stato, ma che non possono portare a cancellare con un solo colpo di spugna le amministrazioni territoriali.

Alzano la voce le Province Abruzzesi che ieri hanno riunito gli stati generali. Non ci stanno a passare per “sprecone”. Non ci stanno a dover sopportare più di tutti  il taglio delle risorse. Non ci stanno a dover veder stravolte, di giorno in giorno, le regole costituzionali che le riguardano. E senza mandarle a dire, si rivolgono direttamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Piuttosto che prendersela con noi, si concentrino sui settori che producono maggiori spese”.

A parlare è il presidente dell’Unione delle Province abruzzesi (presidente anche della Provincia di Chieti) Enrico Di Giuseppantonio. Ma la sua è una voce a quattro. Con lui, infatti, ci sono i presidenti delle Province di Pescara, Teramo e L’Aquila, Guerino Testa, Walter Catarra e Antonio Del Corvo. La loro posizione è chiara: “Ribadiamo – dicono - che i costi della politica da tagliare non si annidano nelle Province ma nelle centinaia di consigli di amministrazione, consorzi ed enti strumentali il cui funzionamento costa oltre 7 miliardi di euro. Abbiamo anche spiegato che sui banchi delle Province siedono amministratori eletti dai cittadini e che solo in un periodo buio della nostra storia, sotto la dittatura fascista, i Consigli provinciali furono sciolti.

Abbiamo posto anche problemi di ordine pratico oltre che giuridico: ci chiediamo, ad esempio, chi si farà carico dei mutui, che fine faranno i progetti a valenza europea già avviati, a chi sarà affidata la gestione di strade e scuole. Siamo d’accordo per una rivisitazione in termini più moderni ed efficienti del ruolo delle Province ma questo non può avvenire in maniera frettolosa. Al contrario se si vuole centrare l’obiettivo di una riduzione dello sperpero del denaro pubblico, ciò potrà avvenire solo attraverso una rivisitazione organica di tutti gli Enti locali e, non ultimo, prestando grande attenzione a tutti gli organi di sottogoverno (enti d’ambito, consorzi, enti strumentali) perché solo così a nostro giudizio gli Enti locali, Province in primis, potrebbero probabilmente riacquisire un ruolo importante e determinante sia per il conseguimento di finalità politico amministrative che per la riduzione della spesa”.

Dell’appello al capo dello Stato si è già detto. Ma i presidenti ne hanno anche per i loro vertici regionali, la cui assenza alla riunione ha destato qualche preoccupazione. Al presidente della Regione Gianni Chiodi chiedono però che “provveda, con tutta l’urgenza che il caso richiede, a presentare un ricorso alla Corte Costituzionale per le palesi e inconfutabili violazioni degli articoli 5, 114 e 118 della Costituzione”. Per Di Giuseppantonio & co, del resto, una cosa è certa: il provvedimento così come delineato dal Governo Monti conseguirà l’unico obiettivo di colpire un Ente come la Provincia, divenuto ingiustamente emblema dello sperpero, ma che non elargisce né sostanziose indennità né ricchi vitalizi.

“Non ci si rende conto, invece, che lo svuotamento delle Province priverà i cittadini e i più deboli, specie in materia di servizi sociali, di un supporto fondamentale, producendo paradossalmente un incremento della spesa pubblica. E’ per evitare che tutto ciò accada che facciamo appello a chi ha  ancora a cuore le sorti della democrazia rappresentativa e dei bisogni dei cittadini affinché non crolli un pilastro del nostro apparato democratico  e amministrativo”.

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