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Non salite sul Titanic di Fatah

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L'articolo di Micheal Oren apparso sul Wall Street Journal di oggi, coglie in pieno le difficoltà implicite di una politica a supporto del partito di al-Fatah, non certo una panacea per tutti i problemi dei palestinesi e, anzi, un rimedio peggiore del male stesso. Per Oren, l'America ed i suoi alleati mediorientali hanno tutte le ragioni ad essere spaventati da quello che sta succedendo a Gaza.  I terroristi che stanno di casa a Damasco e prendono i soldi dalla “borsetta di Teheran” potrebbero anche puntare alla conquista della Cisgiordania come prossima mossa e poi, perché no, tentare di scardinare dall'interno i governi pro-occidentali del Libano, della Giordania, dell'Egitto e del Golfo Persico.

Uno scenario da brividi. Per scongiurare tale eventualità gli Usa hanno deciso di allearsi con gli europei e gli israeliani e ricominciare a sovvenzionare l'Autorità Palestinese con un fiume di soldi.  Quel denaro, va ricordato, finisce nei conti in banca dei dirigenti Fatah e di Abbas. Non solo, l'altra idea è quella di creare uno stato palestinese all'interno della Cisgiordania, nel tentativo di fornire un'alternativa legale ad Hamas.  Il problema è che questo dimostra che non si è imparato niente dagli errori passati: la monumentale corruzione di Fatah, il suo jihadismo e la sua militanza armata non sono tenuti in considerazione dai paesi occidentali. Secondo Michael Oren, ogni tipo di istituzione costruita sulle macerie dell'Autorità Palestinese è destinata a “implodere e ad accrescere, piuttosto che diminuire, l'influenza di Hamas”.

Dagli accordi di Oslo in poi, data della sua creazione, l'Autorità Palestinese ha ricevuto più soldi ed aiuti internazionali di ogni moderna entità statale, anche più di quello che i paesi europei ricevettero  durante il piano Marshall. Soldi che appunto sono stati risucchiati dai conti in banca dei leader di Fatah o che sono serviti a finanziare i comandanti delle 16 milizie semi-autonome che fanno da satelliti al “partito laico”. Non bisogna dimenticare, poi, che l'Autorità Palestinese mantiene circa 60.000 poliziotti in servizio, tutta gente che è scappata a gambe levate al minimo accenno di belligeranza da parte dei guerriglieri fondamentalisti di Hamas.

Per contro, i palestinesi languono nelle strade senza legge all’interno di un paese senza stato, colpito dalla povertà più totale e dalla disoccupazione. Una situazione che ha fatto da sfondo alla vittoria politica di Hamas nel gennaio 2006, così come alla recente presa di Gaza.

Oren ricorda che Fatah, pur avendo iniziato la sua esistenza con velleità laiche e secolari e con la mira di rimpiazzare Israele in Palestina, si è poi trasformato in un movimento fondamentalista, che predica il martirio e l'odio contro gli ebrei e i cristiani. D'altronde, non è che Fatah abbia mai veramente combattuto il terrorismo, anzi.  A parte le condanne pubbliche degli attentati che sconquassano la vita pubblica israeliana da parte di Abbas, non si è mai assistito ad una battaglia vera e propria contro le Brigate dei Martiri di al-Aqsa, responsabili di alcuni dei più atroci attacchi contro civili israeliani. In sostanza, “Mr. Abbas continuerà a denunciare il terrorismo, mentre ignora le unità terroriste della sua stessa organizzazione”.

Il tutto porterà, da un lato, all'ulteriore impoverimento del popolo palestinese e, dall'altro, ad una sempre maggiore affermazione di Hamas. Davvero non esiste una politica alternativa a quella dei sovvenzionamenti a Fatah? Secondo Oren gli Usa (ed i loro alleati) dovrebbero lavorare alla creazione di aree di estesa autonomia politica palestinese in Cisgiordania. In questi distretti i leader locali palestinesi godranno del potere necessario per amministrare tutti gli aspetti della vita quotidiana, incluse le questioni legate alla sanità, l'educazione e le risorse energetiche. Un’assemblea nazionale, che riunisca rappresentative di ogni distretto, potrebbe incontrarsi regolarmente  per deliberare sulle questioni che interessano la West Bank. Le problematiche di sicurezza sarebbero invece appannaggio di Israele e della Giordania, la cui presenza sarebbe “cruciale” per convincere i palestinesi del fatto che l’occupazione israeliana è finita e che in futuro dovranno loro stessi assumersi la piena responsabilità della sicurezza interna.

Durante la sua visita a Washington, questa settimana, il premier israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che la conquista di Gaza da parte di Hamas può rivelarsi un'opportunità per il popolo palestinese. Ciò potrebbe essere vero, secondo Oren, ma non nel caso in cui si scelga di riesumare politiche che già da tempo hanno dato prova di essere fallimentari e d'impostare la struttura del futuro stato palestinese sul corrotto e incapace partito al-Fatah. Perché “farlo equivarrebbe a investire nel Titanic”.

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