Non si possono guarire i mali dello sport solo a colpi di sentenze
21 Maggio 2009
Nello sport, si sa, "l’importante è partecipare", come avrebbe detto De Coubertin. Almeno era così prima che arrivassero soldi e sponsor. Negli ultimi anni, progressivamente, si è andata consolidando una scuola di pensiero secondo cui il risultato finale è più importante dei mezzi con i quali lo si raggiunge. L’effetto più immediato è stato la professionalizzazione di un settore che, attenendosi al regolamento olimpico, dovrebbe essere composto da dilettanti. Ma non è tutto.
Dagli anni ’80 in poi è stato un susseguirsi continuo di cause, processi e ricorsi alla giustizia sportiva e non. Basta elencare gli scandali scoppiati tra aprile e maggio 2009, riferiti ai soli sport cosiddetti maggiori, per capire la portata del fenomeno.
Si inizia con il basket. In oltre un anno di indagini sarebbe stato scoperto un sistema corrotto finalizzato a condizionare giudizi e arbitraggi. La Polizia Postale di Reggio Calabria ha emesso, tramite il gip Kate Tassone, una serie di provvedimenti. In particolare sono stati interdetti dai pubblici uffici e denunciati gli ex vertici del Comitato italiano arbitri e 53 arbitri e commissari appartenenti al Cia, l’organo tecnico della Federazione Italiana Pallacanestro. I reati vanno da abuso d’ufficio e frode in competizioni. Nella quasi totalità dei casi si tratta di episodi da riferire alla lega femminile o alle serie maschili inferiori.
E’ il turno del ciclismo. Davide Rebellin, medaglia d’argento a Pechino 2008 e leggenda azzurra, è risultato positivo all’Epo Cera proprio dopo l’ultima Olimpiade. Immediata la sospensione da parte del Coni ed enorme risonanza della notizia. Per quanto riguarda il ciclismo solo l’ennesima puntata di un copione già visto o forse già scritto prima ancora della sua realizzazione.
Quindi la F1. Ieri è stato respinto dal tribunale di Parigi il ricorso della Ferrari contro il nuovo regolamento della Federazione internazionale dell’auto che introduce un tetto negli investimenti per la prossima stagione. Prosegue la querelle giudiziaria che potrebbe portare a un eclatante autoesclusione della Ferrari dal campionato mondiale, da cui fino ad ora non aveva mancato neanche un appuntamento.
Il calcio. Risale a 24 ore fa la notizia che Claudio Ranieri, l’ex tecnico della Juventus, voglia fare causa alla società bianconera. Alla base ci sono contenziosi sul contratto ma anche motivazioni di carattere personale perché il Mister ritiene di essere stato cacciato malamente.
Partendo da questi esempi, frodi sportive, intrecci economici, sostanze dopanti, non bisognerebbe accontentarsi dell’intervento della magistratura ma sarebbe utile approfondire la questione dei mali dello sport prima di tutto da un punto di vista etico. Facendo chiarezza e condannando ogni tipo di inganno, sotterfugio o artificio che alteri il normale svolgimento di una sana competizione.
Detto questo, accade sempre più spesso accade che ci sia un tempismo sospetto nel rendere pubbliche le indagini o nel sollevare un polverone su determinati argomenti. Talvolta a ridosso di eventi importanti oppure nel momento di massimo splendore di una squadra o un atleta. La forte presenza di interessi economici nel mondo dello sport può creare delle situazioni intricate, ad esempio nel ciclismo – dove si sospendono corridori o intere squadre, creando danni notevoli – salvo poi accorgersi di aver sbagliato. Non sempre la sospensione preventiva è lo strumento adatto. In alcune occasioni sarebbe preferibile lasciar partecipare e, se necessario, revocare titoli o allori in seguito.
Il fattore umano non va sottovalutato. Lo stress che deriva da un capo d’accusa, soprattutto se ingiusto, pesa e anche parecchio. Senza voler sembrare melodrammatici o estremizzare ricordiamo la storia di Marco Pantani, “il Pirata”. Intere carriere si sono spezzate in due, prima e dopo il processo, con tutti i sospetti che ne derivano anche per chi ne esce pulito. La conclusione naturalmente non è che sia sbagliato ricorrere alle vie legali, a maggior ragione se si tratta di argomenti spinosi e delicati. L’invito che rivolgiamo, però, è quindi quello di abbassare i toni e di mostrare maggiore buonsenso. Da parte di tutti, magistratura, sportivi, arbitri… Lo sport è un giocattolo che va riparato, accudito e revisionato, e solo così può durare nel tempo. In caso contrario gli resteranno addosso cicatrici e ossa rotte che non potranno essere cancellate.
